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Sport | 23 maggio 2025 | 21:10

Un uragano tinto di ciclamino si è abbattuto sulle pendenze di Monte Berico che hanno consentito di gustare ogni dettaglio, come al rallentatore

La tredicesima tappa del Giro 2025 è stata una frazione più insidiosa di quel che sembra, piazzata poco oltre il giro di boa della Corsa rosa, con le gambe già appesantite (ma non troppo) e le ambizioni ancora intatte (ma non tutte). È stata una tappa che faceva gola ai fuggitivi e ai grandi delle classiche, forse pure a qualche nome della classifica generale

È la tredicesima tappa del Giro 2025: una frazione più insidiosa di quel che sembra, piazzata poco oltre il giro di boa della Corsa rosa, con le gambe già appesantite (ma non troppo) e le ambizioni ancora intatte (ma non tutte). È una tappa che fa gola ai fuggitivi e ai grandi delle classiche, forse pure a qualche nome della classifica generale. In una giornata del genere, trovare il bandolo della matassa non è impresa semplice:

Si parte da Rovigo e si arriva a Vicenza, la città dove Goffredo Parise nacque (l'8 dicembre 1929) e trascorse la sua infanzia, spesso con suo nonno, titolare di una rimessa di biciclette. «Una città di pietra grigiastra dalle colonne spropositate», avrebbe scritto in seguito, «che in molti punti sembra finta, fatta di magnifiche “quinte” teatrali che si riassumono infatti meravigliosamente nel teatro Olimpico di Andrea Palladio, che però è di legno ed è un teatro». Per Parise, l'intera Vicenza più che una città era «un teatro senza nome».

 

Numerosi i personaggi in cerca d'autore che si sono alternati questo pomeriggio sul palcoscenico della tappa vicentina. I fuggitivi, tanto per cominciare: nove attaccanti belli massicci, coesi nel loro intento di far svoltare ciascuno il proprio maggio italiano e purtuttavia impotenti di fronte al nuovo ghiribizzo di una squadra che si è messa in testa di ritagliarsi un ruolo di primo piano nel copione di questo Giro, con le buone o con le cattive. Sono lontani i tempi in cui la locuzione "arriva la Ineos in testa al gruppo" era sinonimo di gare di ciclismo prevedibili e soporifere: adesso è il succulento annuncio di azioni a sorpresa e tattiche fuori dagli schemi.

 

Al Giro c'è una Ineos gambardelliana, che non si accontenta di partecipare al Giro ma vuole avere il potere di far fallire quello degli altri. Con quest'obiettivo gli uomini di Bernal hanno deciso di muoversi a 50 chilometri dall'arrivo, facendo finta che la salitella di San Giovanni in Monte fosse un passo alpino: speravano di cogliere in castagna qualcuno dei rivali, o almeno di infestare gli altrui piani con la gramigna del caos.

Gli esiti? Limitati. Le sole conseguenze tangibili della giocata della Ineos erano l'annullamento delle chance di successo dei fuggitivi e la zavorratura delle gambe di alcuni dei favoriti per la vittoria di tappa: di quelle di uno in particolare, Wout van Aert, che nel dopogara avrebbe spiegato di aver pagato lo sforzo imprevisto cui l'avevano costretto Arensman e soci.

 

Dopo il gran premio della montagna di Arcugnano, vinto da Scaroni davanti ad Ayuso e Del Toro, la tappa si ritrovava come azzerata. Mancavano 11 chilometri all'arrivo, ed era tutto da rifare. In discesa emergeva dal gruppo Romain Bardet della Picnic, al quale si accodava Mathias Vacek della Lidl-Trek. Quindici secondi il loro vantaggio massimo, maturato in buona parte nel tratto di pianura che precedeva l'ultima ascesa al Monte Berico - un tratto in cui Bardet si contentava di tenere le ruote dell'autotreno ceco, studiandone i dettagli di fabbricazione riportati sul retro:

Vacek e Bardet venivano ripresi a cinquecento metri dal Santuario, grazie soprattutto al lavoro tanto furibondo quanto inintelligibile della Alpecin-Deceuninck (migliore all'arrivo Groves, 38°). L'ultimo atto era infine la galattica tenzone tra Pedersen e Van Aert, che le pendenze del Monte Berico consentivano di gustare in ogni dettaglio, come al rallentatore.

 

Una lentezza che esaltava la resistenza ultraterrena di Pedersen, partito per primo a oltre duecento metri dal traguardo e mai scoppiato, ed evidenziava il piccolo difetto di reattività di Van Aert, accodatosi al danese con una frazione di secondo di troppo, forse nella speranza di mettere a segno una rimonta simile a quella completata dal suo compagno di squadra Kooij ventiquattr'ore prima sfruttando la scia di Van Uden. Questa però non era una volata ad alta velocità: era un duello all'ultimo watt durato venticinque interminabili secondi, in cui l'aerodinamica serviva quanto un ombrello in un uragano. L'uragano di questo Giro è tinto di ciclamino, ha vinto quattro tappe su tredici e si chiama Mads.

Dietro di loro, the best of the rest era la maglia rosa, protagonista di un'altra giornata in cui, tra distacco all'arrivo e abbuoni, ha messo da parte un altro gruzzoletto di secondi che torneranno buoni. Non si è risparmiato nemmeno nelle esternazioni d'affetto, Del Toro: prima ha consolato Van Aert con una pacca sulla spalla, poi si è abbandonato a un abbraccio con sua madre Dora che ha fatto trasparire per qualche secondo il pargolo che in corsa non è.

 

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

I fuggitivi generalmente sono protagonisti di una fuga alla volta, in casi più rari di due fughe nella stessa tappa. Oggi Lorenzo Germani della Groupama-FDJ si è messo in mostra tre volte: prima nel gruppetto dei nove, poi per alcuni chilometri da solo, infine in un'azione di coppia insieme a Christian Scaroni dell'Astana.

 

In questo screenshot lo vediamo ritratto nell'atto di usare delicatamente una borraccia per avvertire il suo compagno di squadra (e oggi anche di fuga) Bystrøm che la merenda era pronta.

LE FRASI DEL GIORNO

«Hanno cominciato a suonare le campane per i due fuggitivi, sotto forma di urla dei direttori sportivi.»

Francesco Pancani, Raisport, ricordandoci che per chi va in fuga è sempre domenica, in un certo senso

 

«Mads, hai fatto sembrare quest'arrivo come se fosse pianeggiante...»

«Credo che tu debba rivederlo meglio allora!»

Mads Pedersen, Lidl-Trek, dando a Stefano Rizzato un impegno per la serata

 

«Nel ciclismo di oggi la maglia del miglior giovane bisognerebbe darla a chi ha più di trent'anni.»

Francisco 'Patxi' Vila, direttore sportivo della RedBull Bora, avanzando una proposta tutt’altro che irrealistica

 

«Chi è il tuo rivale in principale in questo Giro?»
«Sono io.»

Isaac Del Toro, UAE Emirates, confermando che la maglia rosa il nemico ce l'ha in casa

IL POST DEL GIORNO

Il Giro d'Italia ci fa emozionare, ci fa esultare, ci fa scrivere, sognare e cantare. Sono molte le ragioni per cui essere grati al Giro: una tra le più rilevanti ce l'ha ricordata sulle strade della tredicesima tappa questo giovane tifoso:

 

LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Ci sono tappe, come quella di oggi, in cui il Giro è affiancato costantemente da due ali di folla gioiosa e straripante. Il pubblico non vuole mai mancare a quello che è forse l'evento sportivo più amato d'Italia. E per chi non ci può essere, c'è la televisione, che da decenni ci porta sulle strade, ci permette di apprezzarne i colori, gli striscioni, le bandiere; segnali di tifo e non solo, che parlano dello sport e del mondo, che prendono posizione.

 

Oggi è uscito un nuovo disco degli Stereolab, a 15 anni dal precedente, e quando esce un disco degli Stereolab è come se cominciasse la tua corsa preferita: un viaggio garantito, soddisfatti o soddisfatti. In questa rubrica si ascoltano musiche varie, perlopiù abbastanza datate, quindi non facciamo sfuggire l'occasione di ascoltare qualcosa di uscito nel giorno stesso della tappa e di ringraziare la televisione che ci ha permesso di viverla, a colori. 

LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Questo contributo ci è stato inviato ieri in tarda serata dalla nostra lettrice Valeria:

 

Ciao amici, 

mi permetto di chiamarvi così perché, per me, è questo che siete: qualcosa in più di semplici compagni di viaggio. Sono Valeria e ho 6 mesi esatti in meno di Mathias Vacek. Come lui, vengo da un posto il cui nome contiene una b, una e, una o e una u, ma io sono super emiliana, parmense di nascita, piacentina di nonni materni, modenese di nonni paterni. Inevitabilmente, ho sempre amato Modena. Inoltre, il 12 è il mio numero preferito. Infine, Wout van Aert è il mio ciclista preferito.

 

È superfluo dire che non ho nemmeno pensato di saltare a piè pari la lezione mattutina di macchine e sistemi energetici per il Giro, l’ho direttamente fatto. Vi lascio una delle foto che ho scattato. Perché, alla fine, anche a me piace guardarmi indietro o a fianco, come Isaac Del Toro a Castelnovo ne’ Monti e Olav Kooij a Viadana.

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Ha vinto Pedersen su Van Aert e Del Toro. La maglia rosa è sempre il messicano, che adesso ha 38 secondi di vantaggio su Ayuso e 1 minuto e 18 su Tiberi. Bernal e Gee entrano in top-10 scalzando Arensman e Adam Yates.

 

La tappa di domani non dovrebbe vedere cambiamenti nei distacchi tra i big, invece è possibile - se non probabile - che veda aumentare ancora il distacco nel numero di vittorie di tappa tra Mads Pedersen e tutti gli altri.

Ma prepariamoci a quel che sarà tra meno di ventiquattr'ore nel modo migliore possibile, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della frazione numero 14 del Giro.

LA MONTAGNA DEL GIORNO DOPO

a cura di Luigi Torreggiani

 

Francia, fronte occidentale, luglio 1918. Bosco di Courton, sulle colline di Reims. Un caporale italiano accasciato in trincea sente scorrere nelle sue fibre tutta la fuggevolezza della vita. Osserva i compagni attorno, poi le fronde di alcuni alberi. È estate, ma nel suo cuore albera tutt’altra stagione. Così afferra un foglio e scrive di getto poche parole che, nella loro limpida drammaticità, rimarranno scolpite nell’immaginario collettivo. È una poesia, si intitola Soldati e recita: “Si sta come d’autunno, sugli alberi, le foglie”.

 

Due anni prima, il 27 agosto 1916, lo stesso uomo si trovava sul fronte italiano, nel Carso Isontino. Di fronte ai suoi occhi le macerie di un abitato distrutto dai combattimenti. Anche in quella occasione aveva afferrato una penna e un taccuino per donare al mondo una breve poesia, che poi ha preso il nome proprio da quel paese: San Martino in Carso. Molti se la ricorderanno dagli anni di scuola: “Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro / Di tanti che mi corrispondevano non m’è rimasto neppure tanto / Ma nel mio cuore nessuna croce manca / È il mio cuore il paese più straziato”.

 

Quella di San Martino sarà l’unica vera asperità della tappa 14, che nella parte finale si correrà a zig-zag tra il confine italo-sloveno, nel ruvido e affascinante paesaggio del Carso. Ma non si tratta della "San Martino" resa nota dall'omonima poesia, bensì della vicina San Martino del Collio, in territorio sloveno.

 

Poco importa. Mentre i corridori scaleranno questo breve Gran Premio della Montagna, in luoghi dove oggi i confini si valicano senza quasi accorgersene, ripensiamo almeno per un momento alle parole di quel soldato-poeta, Giuseppe Ungaretti, attualissime nonostante sia passato più di un secolo.

LE FORESTE DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia

 

Spesso pensiamo ai boschi come qualcosa di diverso e lontano dalle città e dai centri urbani. E da un certo punto di vista è vero: anche se l’etimo è incerto, sembra che la stessa parola foresta derivi dal latino [silvam] forestis, cioè "[bosco] di fuori” o “[bosco] al di là delle mura”. A sfatare in parte questa visione ci pensa la tappa 14, che attraversa la bassa pianura veneta per entrare poi in quella friulana, e che si conclude tra la Gorizia italiana e quella slovena

 

Secondo dati ISTAT (2022), Gorizia rientra tra le 9 città con una disponibilità pro capite di verde urbano superiore ai 100 metri quadri (la media nazionale è di 32,5) e si conferma tra le città italiane con il maggior numero di alberi per abitante. Questo grazie anche ai suoi 12 parchi e giardini pubblici, ognuno con caratteristiche uniche che riflettono la storia e la cultura della città.

 

È così che nel Parco Coronini Cronberg, a nord del centro urbano, troviamo numerose specie botaniche provenienti dalle zone mediterranee, dall'Europa centro-balcanica, dall'Asia e dall'America, tra cui cedri del Libano, faggi, carpini, frassini, magnolie, platani e tassi. Ai Giardini pubblici di Corso Verdi poi, tra i più antichi giardini pubblici della città e concepiti inizialmente come area riservata a turisti e funzionari benestanti, alcune piante presenti sono documentate già alla fine dell’800; qui si possono ammirare lecci, pini marittimi, ippocastani, tigli e bagolari. 

 

Certo, non si tratta delle foreste che si possono ammirare nelle montagne, ma sono a tutti gli effetti delle piccole sacche di verde che ci aiutano a vivere meglio il caos e la vita frenetica - e poco salubre - delle nostre città.

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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