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Sport | 15 maggio 2025 | 21:00

Una regata o una gara di bici? Il Giro d'Italia vive una scriteriata giornata in dissolvenza, tra acqua e cadute

A Napoli vince Kaden Groves della Alpecin, in una tappa in cui la classifica è stata neutralizzata dalla giuria a causa di una rovinosa caduta in gruppo

Alcuni regni e molti matrimoni sono durati meno della fuga di Enzo Paleni e Taco van der Hoorn nella sesta tappa del Giro d'Italia 2025. Il corridore francese della Groupama e quello olandese della Intermarché si sono fatti compagnia ininterrottamente dalle 12:35, quando sono usciti dal gruppo, fino alle 17:17, quando sono stati ripresi dal gruppo - o da quel che ne era rimasto.

 

Perché nelle quasi cinque ore e duecento chilometri in cui sono rimasti allo scoperto è successo di tutto: la corsa è evoluta da frenetica a soporifera, poi improvvisamente a spaventosa; è stata neutralizzata e interrotta, è ricominciata, nel finale si è riscoperta adrenalinica, l'ultimo atto di una sceneggiatura degna di un thriller allucinato:

All'inizio, l'azione di Paleni e Van der Hoorn sembrava velleitaria. Una fughetta senza troppe pretese emersa al termine delle schermaglie iniziali che avevano visto la Ineos provare a mandare in fuga tre dei suoi e la Visma chiudere senza indugio per tutelare un arrivo in volata in cui riteneva di potersi giocare la carta vincente: Olav Kooij, trionfatore a Napoli un anno fa.

 

Per lunghi tratti del pomeriggio, il braccio di ferro tra i fuggitivi e il gruppo è stato una sfida al ribasso: i due davanti non sembravano intenzionati a ribellarsi più di tanto al destino che li attendeva (essere fagocitati), il gruppo dietro non si dannava l'anima per accelerare il compiersi di quello stesso destino. In tutto questo, Enzo e Taco approfondivano la rispettiva conoscenza. Mentre sulle loro teste si addensavano nuvoloni grigi, gli attaccanti discorrevano del più e del meno (c'è da augurarsi che Paleni abbia fatto sapere a Van der Hoorn che la sua canzone italiana preferita è un fenomenale inno alla fuga: "Via con me", di Paolo Conte).

 

Dopo un paio d'ore di amabili ciance, i primi goccioloni piombavano a sporcare umori, asfalto e riprese televisive, annunciando l'arrivo di guai (oltre che di un tempo da lupi, più che da Lioni):

Tetra anticipazione dell'America's Cup che Napoli ospiterà tra due anni, l'acqua si prendeva a questo punto la scena, trasformando la corsa di biciclette in una pericolosa forma di regata. A 71 chilometri dall'arrivo, in un tratto in discesa, un'orribile scivolata coinvolgeva una trentina di corridori. Tre i ritirati: Jai Hindley della RedBull Bora, compagno di squadra di Roglič, Juri Hollman della Alpecin-Deceuninck e Dion Smith dell'Intermarché. Numerosi altri i contusi, in un'atmosfera di costernazione generale che portava la giuria a decretare la neutralizzazione della corsa.

 

Dopo una breve sospensione, la tappa riprendeva con il solo obiettivo di scongiurare ulteriori capitomboli e lasciare che i rischi intrinseci alla volata li prendessero unicamente coloro i quali l'avessero desiderato. Prima di tale volata, tuttavia, c'erano da riagguantare Paleni e Van der Hoorn. Rinfrancati dalla sintonia che avevano scoperto esserci tra loro, i due riuscivano a opporre una strenua resistenza fino a due chilometri e mezzo dal traguardo, quando un gruppo ridotto all'osso gli si fiondava addosso, lanciato verso lo sprint

 

Una sparata troppo anticipata di Van Aert otteneva il discutibile risultato di privare il suo compagno Kooij dell'ultimo uomo (cioè di se stesso) e offrire un punto di riferimento a Kaden Groves della Alpecin, bravo a scegliere il lato della carreggiata meno intasato e distendere incontrastato tutta la sua potenza negli ultimi duecento metri. Seconda vittoria in carriera al Giro d'Italia per l'australiano (si era imposto nel 2023 a Salerno, al termine di un altro funesto giorno di pioggia), che nel post-tappa si è con solide motivazioni definito un "amante del brutto tempo".

L'ultimo fotogramma offerto dal regista di questa scriteriata giornata era una dissolvenza d'autore: due nuovi amici in primo piano, sullo sfondo uno dei lungomari più belli del mondo.

 

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

Lorenzo Fortunato è stato il solo a intromettersi, per quanto fugacemente, nel bromance odierno tra Paleni e Van der Hoorn. Il capitano dell'Astana ha attaccato sul Valico di Monte Carruozzo con lo scopo di conquistare punti per la classifica di miglior scalatore (e, a quanto emerge dallo screenshot qui sotto, di far svagare il buon Van der Hoorn). Dopodiché, a obiettivo raggiunto, si è lasciato riassorbire dal gruppo.

 

Non l'avesse mai fatto: coinvolto nella maxi-caduta, è arrivato al traguardo abraso e fasciato, dichiarando però che rispetto a quanto capitato oggi ad alcuni colleghi non può che ritenersi, come dire, fortunato.

LE FRASI DEL GIORNO

«Chissà se Corbin Strong è nato a Potenza.»

Daniele Bennati, Raisport, esternando il dubbio più scottante di questa prima parte di Giro

 

«Gli atleti scollineranno dove finiscono i mulini a vento.»

Stefano Garzelli, Raisport, romanticizzando una distesa di pale eoliche

 

«Non ci sembrava giusto rischiare quello che il Giro può dare.»

Mauro Vegni, sempre più direttore del Giro di parole

IL POST DEL GIORNO

L'australiano Jensen Plowright della Alpecin-Deceuninck, detto Le Plow, corre il primo grande giro della sua carriera. Oggi ha compiuto 25 anni, e alla partenza della tappa di Napoli ha deciso di portarsi avanti coi festeggiamenti. Una scelta insieme previdente, considerati gli eventi che avrebbero trasformato il pomeriggio di mezzo gruppo nel contrario di un party, e propiziatoria, visto che alla fine la tappa sarebbe stata vinta un suo compagno di squadra:

 

LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Giornata di pioggia, di cadute e di fughe fallite al Giro d'Italia. Uno di quei giorni in cui il ciclismo sbatte in faccia la crudezza della realtà, promemoria triste ma utile, quando la festa del Giro rischia di far dimenticare lo strazio dei giorni che il mondo vive.

 

Il nostro secondo e ultimo giorno di canzoni napoletane è quindi dedicato a Enzo Avitabile, un maestro della musica partenopea troppo spesso dimenticato, la cui più grande qualità è sempre stata l'apertura totale al mondo. "Salvamm' 'o munno", pubblicato nel 2004, più che un disco è un caleidoscopio di geografie e di diverse collaborazioni, tra le quali spicca questo duetto con Amina, gonfio di tristezza ma anche di speranza, qualcosa di particolarmente prezioso in giornate come questa, in giorni come questi.

 

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. La neutralizzazione decisa dopo la caduta di oggi ha lasciato la classifica generale immutata. La Castel di Sangro - Tagliacozzo comincerà dunque con Pedersen in maglia rosa. Quasi impossibile che finirà con Pedersen in maglia rosa.

 

Domani è infatti in programma il primo arrivo in salita di questo Giro, quattro gran premi della montagna tra Castel di Sangro e Tagliacozzo che dovrebbero ridisegnare la classifica generale e schiarirci le idee sulle reali condizioni dei big. Di uno in particolare: perché se in questo inizio di Giro Primoz Roglič ha fatto poco per camuffare la sua brillantezza, il suo principale rivale ha preferito schermarsi dietro un velo di invisibilità che le montagne abruzzesi minacciano di strappargli di dosso. Domani non sapremo chi vincerà il Giro d'Italia, si dice in questi casi: ma sapremo se è Juan Ayuso l'uomo che può farlo perdere a Roglič.

Ma prepariamoci a quel che sarà domani nel modo migliore possibile, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che come ogni giorno ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della prossima frazione del Giro.

LE MONTAGNE DEL GIORNO DOPO

a cura di Emanuele Valeri

 

La Tappa 7 si svolgerà tutta in territorio abruzzese: la “Regione verde” d’Italia ospiterà le prime vere asperità del Giro 2025. Da Castel di Sangro la corsa affronterà subito alcuni chilometri di salita, prima di raggiungere il primo paese montano di giornata: Roccaraso. Questa località è una delle più apprezzate mete turistiche del centro Italia, sia in estate che in inverno, quando con i suoi oltre 100 km di piste è destinazione di migliaia di turisti.

 

Lo scorso inverno si è parlato molto di Roccaraso per via di una nota influencer, che attirando la curiosità di migliaia di persone ha spinto a una vera e propria invasione turistica della località, un fatto che ha suscitato numerose polemiche e riflessioni legate all’overtourism in territori fragili. Da Roccaraso, paesino oggi “di tendenza” (anche troppo!) la carovana si muoverà verso un'altra località che era di moda, ma negli anni ‘70, quando era considerata addirittura la “Cortina d’Abruzzo”: Marsia.

 

Gli impianti di sci di questa località funzionarono fino agli anni ’90, prima di essere abbandonati. Da lì un veloce declino, che ha visto svalutare sempre più questo territorio. Il Giro d’Italia costituisce una vetrina importante per un luogo che spera di essere rilanciato, puntando magari su un turismo diversificato e meno soggetto al clima che cambia. La bicicletta può rappresentare un simbolo di questa auspicabile “seconda vita”.

LE FORESTE DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia

 

Ed eccolo, il tanto atteso tappone appenninico. 168 km di su e giù in una delle regioni più belle d’Italia dal punto di vista naturalistico: l’Abruzzo. Qui le foreste hanno avuto un'importanza fondamentale nell’economia agro-silvo-pastorale e industriale sin dal Medioevo. Ogni tipo di albero e bosco aveva uno specifico utilizzo economico e pratico: il faggio e la quercia, in particolare, venivano utilizzati come legname da opera e arredamento per la costruzione di case, chiese, e per la realizzazione di strumenti agricoli. I faggi, in particolare, erano ricercati per la produzione di mobili e infissi, mentre le querce venivano usate per costruire travi e pali.

 

La produzione di carbone è stata poi una delle principali attività economiche legate alle foreste in Abruzzo: ancora nei secoli XVIII e XIX, le carbonaie  - strutture utilizzate per la produzione di carbone vegetale ottenuto dalla combustione incompleta del legno - erano molto diffuse, in particolare nelle aree montane come i monti della Laga e i monti del Gran Sasso. Il carbone veniva utilizzato nelle botteghe per la produzione di ferro, ma anche come combustibile a basso prezzo per riscaldare le abitazioni e per le attività agricole.

 

Non solo: le querce venivano utilizzate anche per l'estrazione del tannino, un composto naturale presente in molte piante e usato per conciare le pelli, un’attività importante in alcune zone dell'Abruzzo come la Valle Roveto e la zona di Lanciano.

 

Oggi l'Abruzzo ospita tre Parchi Nazionali: il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco Nazionale della Maiella. Foreste tutelate ma da un'antica storia, che non va dimenticata, ma reinterpretata in chiave moderna e responsabile

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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