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Cultura | 21 aprile 2025 | 18:00

Il tesoro unico al mondo di Ercolano salvatosi dall'eruzione: oggetti in legno di oltre duemila anni oggi in mostra permanente

A Ercolano è stata inaugurata una mostra permanente intitolata "Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano" e dedicata agli oggetti in legno che si sono miracolosamente salvati dall'eruzione che distrusse la città romana. L’allestimento accoglie una collezione di mobili e strumenti di legno unica al mondo: oggetti mirabilmente lavorati, decorati e persino intarsiati. Uno sguardo al passato, utile anche per pensare al futuro

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
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Alcuni mesi fa mi trovavo tra le rovine di Pompei. Come tutti i presenti nel mio gruppo di visita mi sentivo rapito dal fascino di quell’antica città scomparsa in un giorno di quasi duemila anni fa. Pietre, mattoni, basolati: un labirinto urbanistico cristallizzato, sommerso e poi riscoperto.

 

Ascoltando la guida mi sono appoggiato ad uno di quei muri superstiti e tra un mattone e l’altro, con il palmo della mano, ho percepito la trama e le forme di un materiale differente: un travetto di legno che spuntava di pochi millimetri dalla costruzione. Così ho chiesto alla guida quanto, in quell’universo laterizio, fosse stato importante il legno. I presenti si sono voltati di scatto, come se la mia domanda fosse piombata da un altro pianeta. Tutti tendiamo infatti a costruire la nostra immaginazione rispetto alle architetture del passato a partire da ciò che osserviamo oggi, nel presente: i resti, le rovine. La guida ha invece accolto quella mia curiosità con molta serietà: “Voi vedete costruzioni basse, di mattoni”, ha raccontato, “ma queste case avevano quasi tutte un altro piano in legno, oltre al tetto ovviamente, realizzato con lo stesso materiale. È davvero difficile crederci osservando Pompei oggi, ma era proprio così: il legno si trovava ovunque. Qui l’eruzione causò un grande incendio, e quasi tutti i manufatti in legno andarono perduti. A Ercolano invece no, molte costruzioni e oggetti in legno si sono preservati in ottimo stato”.

 

Non ho fatto in tempo a chiedere il perché: la comitiva era già in movimento verso un’altra Domus da visitare e così mi sono avviato anch’io, con dentro quella curiosità soffocata rapidamente, proprio come fece l'eruzione del Vesuvio con la vita della città.


Dettaglio di un controsoffitto in legno rinvenuto ad Ercolano

Ma come Pompei ed Ercolano sono tornate alla luce, anche quel mio desiderio di conoscenza ha fatto di nuovo capolino alcuni mesi dopo, quando alla Reggia borbonica di Portici, sede del Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, è stata allestita una mostra intitolata: “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano”. “Materia” perché questo era il termine tecnico che i Romani utilizzavano per indicare il legno da costruzione.

 

“Quello che noi chiamiamo genericamente legno (coi suoi derivati legna e legname) nell’antica Roma era chiamato in due modi diversi a seconda dell’uso: lignum, che stava a indicare la legna da ardere, e materia, con cui si designava il legno per impieghi strutturali”, spiega in un interessante articolo Mauro Bernabei, tecnologo del legno del CNR. “Per i Romani il legno era il materiale per antonomasia”, continua il ricercatore, “lo dice bene Plinio Il Vecchio, che nella sua Naturalis historia scrive: migliaia sono gli usi del legno, senza il quale la vita non sarebbe possibile; grazie agli alberi solchiamo i mari, lavoriamo la terra e costruiamo le case”.

 

Dopo l’esposizione di Napoli, lo scorso 10 aprile proprio ad Ercolano è stata inaugurata una mostra permanente dedicata agli oggetti in legno dell’antica città romana presso l’Antiquarium del Parco Archeologico. L’allestimento accoglie una collezione di mobili e strumenti di legno unica al mondo, oggetti mirabilmente lavorati, decorati e persino intarsiati: “Non solo un vero e proprio miracolo salvatosi dall’eruzione”, ha spiegato Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, “ma anche un filo rosso che dall’antichità ci accompagna ancora oggi, nella nostra esperienza quotidiana”.

 

Ma il filo rosso di questi oggetti immobilizzati da oltre duemila anni ci porta, dal lontano passato, anche un messaggio per il futuro. Il legno è infatti una materia prima sulla quale dovremo puntare sempre di più per sostituire fonti fossili a partire da una razionale e sostenibile gestione del patrimonio forestale. Anche per questo è importante voltarci indietro: oltre al fascino che suscita, la storia ci può anche insegnare ad immaginare il domani.

 

Così abbiamo contattato il Direttore Sirano per approfondire alcuni aspetti legati a questi oggetti di legno arrivati fino a noi. Vi lasciamo a domande e risposte, con l’invito di visitare il Parco Archeologico di Ercolano e la sua nuova esposizione dedicata al legno.


Telaio in legno rinvenuto ad Ercolano

Direttore, come mai, a differenza di Pompei, gli oggetti in legno di Ercolano si sono conservati così bene?

 

Ercolano fu sepolta da flussi piroclastici particolarmente spessi e densi, a differenza di Pompei che si ritrovò coperta di lapillo. In mancanza di ossigeno, questi livelli di copertura hanno come sigillato Ercolano senza dare origine né a combustione né alla decomposizione di tutto il materiale organico. Tanto il legno quanto gli alimenti, per esempio, hanno subito un processo di mineralizzazione, conservando però il loro aspetto e le loro caratteristiche originarie. Nel caso del legno, poi, se si trovava in un ambiente particolarmente umido si è conservato allo stato naturale, presentando ancora oggi persino i colori originari. Ecco quindi che tra le strade di Ercolano siamo attratti dalla presenza di architravi, porte, tramezzi, finestre, scale, attrezzature per attività domestiche e artigianali, quali un telaio o una grande pressa a vite forse connessa alla produzione di profumi; dall’antico litorale provengono invece barche e numerosi oggetti legati alle attività marinare (argani, remi, un timone, un dritto di prora a testa di serpente). Un accurato e costante restauro ha permesso il recupero di moltissimi oggetti, che, pur presentandosi in legno carbonizzato, conservano la loro forma originale e la raffinatezza delle decorazioni intagliate. Il legno ad Ercolano è attestato anche come supporto scrittorio, come testimoniato da otto archivi privati recuperati all’interno delle domus e costituiti da centinaia di tavolette cerate, il cui contenuto è rimasto graffito sul fondo di queste incredibili “pagine di legno”.


Remo e resti di imbarcazione rinvenuti ad Ercolano

Il legno era una materia prima fondamentale per i Romani, tant'è che quello da costruzione era chiamato semplicemente "materia". Si hanno indicazioni dei luoghi da dove proveniva questa materia prima? E da che specie legnose derivava?

 

Il legname era basilare nei cantieri edilizi per coperture, impalcature e anche elevati, sia esterni che interni. Era soggetto ad un'accurata selezione rispetto alla specie ed alle dimensioni, perché doveva corrispondere a particolari necessità di lunghezza, resistenza e volume. Quello da costruzione era quindi il materiale ligneo più costoso, sia per le difficoltà legate al trasporto, sia perché la sua produzione aveva tempi più lenti. Il commercio del legname da opera era dunque quello più ampio e redditizio, ma richiedeva maggiore organizzazione e programmazione. Oltre infatti alle caratteristiche richieste al materiale stesso dal punto di vista di qualità, quantità, deperibilità, peso, volume e lunghezza, vanno anche considerati aspetti come le condizioni del territorio di provenienza, l’estensione del mercato, la gestione della produzione e la vera e propria sequenza di operazioni e diverse maestranze che era propria dei diversi passaggi dall’approvvigionamento alla messa in opera. Anche se le fonti letterarie antiche forniscono scarse informazioni sull’argomento e i rinvenimenti archeologici non sono di norma molto significativi, è probabile che la maggior parte delle case possedesse mobili fatti di legno locale, poco costoso perché reperibile senza troppi costi aggiuntivi, mentre chi aveva maggiore capacità di spesa poteva permettersi anche quelle importate, assai care. I campioni prelevati su alcuni mobili hanno mostrato come il legno di abete bianco sia quello più diffuso, probabilmente perché esso cresceva in area appenninica, dove quindi si poteva disporre di un'essenza di buona qualità con bassi costi di trasporto. Non mancano però anche legni come la quercia e l’abete rosso, che probabilmente provenivano da foreste della Gallia e delle Alpi.


Mobilio in legno rinvenuto ad Ercolano e raccolto nella nuova esposizione

Quali tipologie di oggetti sono conservati nella nuova esposizione?

 

La raccolta di mobili romani più completa per l'Italia è rappresentata proprio dagli esemplari rinvenuti a Ercolano e ancora oggi conservati. Ma la ricchezza è data dal fatto che ad Ercolano il legno archeologico è rappresentato da una straordinaria eterogeneità e quantità di manufatti che comprendono arredi, legno strutturale e piccoli oggetti. Nel panorama della produzione del mobilio romano, l’elemento d’arredo di maggiore rilievo e, pertanto, più riccamente rifinito con decorazioni in bronzo, è il letto, sia per il riposo notturno che quello per i banchetti, momenti di convivialità e di ostentazione di status sociale. Gli ornamenti più raffinati dell’intelaiatura lignea dei letti di Ercolano sono impiallacciature in essenze preziose (come il palissandro) applicate sulla superficie del telaio del letto. Non mancano ad Ercolano i letti con spalliere scolpite a tutto tondo in bronzo dei quali però, sfortunatamente, non si sono conservate le parti lignee. 


La culla rettangolare in legno di quercia rinvenuta nella Casa di Granianus a Ercolano

C'è un oggetto che, più di altri, ha un particolare significato o una storia singolare?

 

Direi la culla, per il valore simbolico che porta in sé. Non solo fu un ritrovamento toccante, in quanto nella cula fu rinvenuto lo scheletro di un neonato ancora adagiato su quello che restava del piccolo materasso, ma si tratta di un oggetto lavorato con cura nonostante la semplicità delle linee. Peraltro è stato utilizzato il legno di quercia: forte, resistente, come si voleva che fossero tutti i componenti della famiglia che abitava la Casa di Granianus, dalla quale la culla proviene.

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