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Cultura | 21 marzo 2025 | 18:00

Le piante di Fabrizio De André: ben 44 specie, citate 81 volte. E il sogno di un giardino botanico a suo nome nelle Cinque Terre

Per la Giornata internazionale delle foreste, un viaggio botanico e musicale tra i versi di uno dei più grandi cantautori e poeti italiani

scritto da Redazione
Festival AltraMontagna

“L’idea di occuparsi delle piante presenti nelle canzoni di Fabrizio De André è nata quasi per caso, nel corso di un lavoro di tesi che aveva come argomento il progetto dell'allestimento di un orto botanico nel Parco delle Cinque Terre”, mi spiega Enrico sorridendo e ripensando ad un viaggio tra Toscana e Liguria dell’ormai lontano 2005, vent’anni fa.

 

“Scherzando in macchina con la mia relatrice, la Prof. Mariele Signorini, è nata l’idea di analizzare tutti i testi del cantautore genovese alla ricerca della flora da lui citata. Così ha preso vita la parte della mia tesi diventata poi famosa, se così si può dire; quella che più ha incuriosito e che successivamente abbiamo presentato in diverse occasioni pubbliche, ovviamente insieme alla musica di Fabrizio”.

 

 

Lo scorso anno, per la “Giornata internazionale delle foreste”, ho scritto un articolo a partire dai “testi forestali” di Francesco Guccini. Poi è capitato di trattare della presenza di montagne e foreste in una famosa canzone di Bob Dylan, in reazione alla tragicomica e disperata ricerca dei nostri temi nei testi di Sanremo 2025. Posso vantarmi, insomma, di aver inaugurato un “filone narrativo” de L’AltraMontagna sospeso tra musica e natura. Ed è proprio lavorando a questi contenuti che mi è tornato in mente il lavoro di tesi di un amico e compagno di università, Enrico Della Giovampaola, oggi giardiniere e autore di un interessante podcast chiamato Life in the Garden” (qui la pagina Instagram). 

 

Ricordo i pomeriggi nel Dipartimento di Botanica, in cui entrambi lavoravamo alla tesi. Ma la mia era una tesi “normale”, la sua invece, con il grande e ingombrante nome di Fabrizio De André di mezzo, appariva speciale e affascinante agli occhi di tutti. Vent’anni dopo, confesso un profondo senso di invidia nei suoi confronti.

 

Così l’ho chiamato, per ricordare i “vecchi tempi” universitari ma soprattutto per far tornare alla luce quella splendida ricerca in bilico tra botanica, musica e poesia. Un contenuto ideale per questa Giornata internazionale delle foreste.

 

“Ho sempre amato i testi di De André”, spiega Enrico, “e analizzare i testi delle oltre 120 canzoni da lui incise a caccia di piante è stato curioso, divertente, emozionante, persino sorprendente. Perché alla fine abbiamo scoperto che nelle sue canzoni le piante compaiono ben 81 volte! Sono 44 le specie citate, appartenenti a 29 diverse famiglie botaniche. Molte sono identificabili fino al livello di specie, mentre per alcune non è possibile andare oltre al rango di genere. Ma in un caso, quello della pera butirra, citata nel brano Zirichiltaggia, il testo contiene addirittura l’indicazione della varietà”.

 

“La specie più presente è la rosa, citata ben 13 volte”, prosegue Enrico, spulciando un articolo pubblicato nel 2006 dal Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, “segue il grano con 6 citazioni; poi mela e mimosa con quattro citazioni ciascuna; ciliegio, giglio, ortica e quercia con tre; arancio, cisto, fragola, sughera e viola con due; e infine altre 28 piante, citate una volta sola”.

 

“Molte piante coltivate”, osservo allora ad alta voce, “legate al lavoro dell’uomo: all’agricoltura, al giardinaggio”.

 

“...poi scivolammo tra valli fiorite, dove all’ulivo si abbraccia la vite...”, mi risponde pronto Enrico, citando un meraviglioso passaggio di Il sogno di Maria.

“Forse allora De André è poco adatto alla Giornata delle foreste” rispondo, dando forse l’idea di essere un po’ amareggiato.

 

“Beh, non del tutto però!”, replica allora lui, “Uno dei miei versi preferiti parla proprio di un ambiente forestale, quello mediterraneo, citando il cisto e la sughera: ...Sopra ogni cisto da qui al mare c’è un po’ dei miei capelli, sopra ogni sughera il disegno di tutti i miei coltelli...

 

Mi canticchio in testa quei versi vividi di Canto del servo pastore e sorrido, sfidando allora Enrico a citarmi altre strofe forestali.

 

“Beh, ci sono diverse querce, non meglio definite, sia in Sally che in Franziska. E in Sally si parla anche di mirtilli: ...bocca sporca di mirtilli, un coltello in mezzo ai seni

 

“E poi ci sono il biancospino e il cipresso in Inverno e non dimenticarti delle viole, che spesso si ritrovano eccome anche nei boschi. Le viole sono citate in una delle canzoni a cui sono più legato, quella che mi ha fatto conoscere De André attraverso l’autoradio di mio padre, La canzone dell’amore perduto: …Ricordi, sbocciavan le viole, con le nostre parole, non ci lasceremo mai…

“Ma la Giornata delle foreste di quest’anno”, osservo, “è dedicata a foreste e cibo”.

 

“E allora come non citarti le aromatiche che si trovano negli ambienti mediterranei: la maggiorana, cantata in A çίmma in dialetto genovese; il rosmarino, citato anch’esso in Canto del servo pastore: … dove fiorisce il rosmarino c’è una fontana scura...; e ancora, il mirto, pianta simbolo della Sardegna tanto amata da De André, citato in Monti di Mola, una canzone dedicata proprio all’Isola e ai monti di Arzachena”.

 

“Beh, allora una citazione voglio fartela anch’io, non di una singola pianta, ma proprio del bosco: …occhi di bosco, contadino del regno, profilo francese. Occhi di bosco, soldato del regno, profilo francese…

 

Andrea! Beh, allora si ritorna alle viole, citate anche in questo pezzo: … Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo”.

 

Ridiamo e ci salutiamo. Ma prima di riagganciare chiedo: “Scusa ma, alla fine l’aiola dedicata alle piante di De André è stata realizzata alle Cinque Terre?”

 

“Macché!”, risponde Enrico con un pizzico di dispiacere nella voce.

 

“Chissà che, vent’anni dopo, i tempi siano maturi e l’idea possa prendere forma” gli dico allora, prima di salutarlo.

 

E lo spero davvero, perché 81 citazioni, di 44 specie diverse, sono un patrimonio culturale enorme, in cui si mescolano poesia e conoscenza del territorio, parole e piante, note e clorofilla.

 

“Giardino botanico De André”, pensate, tra i terrazzamenti delle Cinque Terre, dove vegetano le specie cantate da uno dei più grandi poeti e cantautori italiani. Un luogo dove portare le scuole, dove fare concerti, dove celebrare un legame antico e troppo spesso dimenticato che solo le emozioni possono rinverdire.

 

Sarebbe grandioso. Un’idea… da coltivare.

 

 

PS - In questi cupi tempi di guerra, come con terminare con una delle canzoni più note di Fabrizio De André, che in pochissime parole cita ben quattro piante, La guerra di Piero:

 

…Dormi sepolto in un campo di grano

non è la rosa non è il tulipano

che ti fan veglia dall’ombra dei fossi

ma sono mille papaveri rossi.

Foto: cisto - Krzysztof Ziarnek; sughera - Nuri Llinare; viola - Onderwijsgek (Wikimedia Commons). Paesaggio e papaveri: Luigi Torreggiani

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Gli alberi e noi

Gli alberi ci accompagnano da sempre: per noi esseri umani hanno significato e tutt'ora significano casa, cibo, materia prima, medicina, energia, ma anche spiritualità, simbolismo, cultura...
Questo legame profondo e antico, tuttavia, non è affatto immutabile: cambia continuamente al modificarsi delle nostre società. Per questo è interessante osservare e provare a comprendere come viviamo il nostro rapporto quotidiano con gli alberi. In questo Blog il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna, lo fa attraverso aneddoti personali, racconti o analizzando fatti di cronaca. Un modo per tenere viva una connessione, quella tra gli alberi e noi, che rischiamo tanto di dimenticare quanto di caricare di stereotipi, precludendoci così uno sguardo lucido su elementi necessari per moltissimi aspetti della nostra vita.

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