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Cultura | 13 marzo 2025 | 13:00

"Ti metteva le vertigini, come un precipizio al contrario: l’albero più alto d’Europa, il Monte Bianco degli alberi"

Continuano le repliche dello spettacolo che porta in scena "Il canto del Principe", con Marco Albino Ferrari e le musiche originali di Giovanni Bonato, il quartetto d’archi Anima insieme alle sonorità del corno delle Alpi e delle percussioni. Per la primavera e l’estate diversi appuntamenti

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Continuano le repliche del commovente spettacolo che porta in scena Il canto del Principe, con Marco Albino Ferrari e le musiche originali di Giovanni Bonato, il quartetto d’archi Anima insieme alle sonorità del corno delle Alpi e delle percussioni. Per la primavera e l’estate diversi appuntamenti di cui a breve si troveranno le date sul sito ufficiale

 

"Lo avvistavi a chilometri. Come fosse stato un albero conficcato sopra la foresta. Poi, una volta sotto, eccolo di colpo. Ti metteva le vertigini, come un precipizio al contrario: l’albero più alto d’Europa, il Monte Bianco degli alberi". Con queste parole Marco Albino Ferrari introduce il protagonista dello spettacolo e del suo più recente libro.

 

Il Canto del Principe è la storia di un albero che non c'è più, ma che continua a risuonare grazie al quartetto d’archi nato dal suo stesso legno.

 

Ferrari racconta: "Il progetto che mi ha ispirato e che racconto in queste pagine si chiama ANIMA, e ho sentito il bisogno di restituirlo alla pagina, al racconto, perché è una storia sorprendente che ci parla del rapporto tra uomini e alberi.

 

Così oggi Il Canto del Principe non è solo un libro ma anche uno spettacolo che prende il nome dal libro. E in cui la mia voce dialoga con quella degli strumenti nati proprio dal Principe, l’antichissimo Avez del Prinzep".

 

Una storia da leggere e da ascoltare. Una storia intima e universale come solo la musica, a volte, sa essere.

 

 

La foto in apertura, dal progetto ANIMA, è di Stefano Fabris

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