Vediamo tutti le montagne allo stesso modo? No, e il motivo emerge dal pensiero di Walter Bonatti

"Non esistono proprie montagne, si sa, esistono però proprie esperienze. Sulle montagne possono salirci molti altri, ma nessuno potrà mai invadere le esperienze che sono e rimangono nostre": il grande alpinista Walter Bonatti era giunto a questa conclusione. Una conclusione che risuona alla mente dopo aver ascoltato la puntata finale del podcast “La montagna in tutti i sensi” prodotto dal Muse (Museo delle Scienze di Trento), dedicata alla percezione

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Non esistono proprie montagne, si sa, esistono però proprie esperienze. Sulle montagne possono salirci molti altri, ma nessuno potrà mai invadere le esperienze che sono e rimangono nostre": il grande alpinista Walter Bonatti era giunto a questa conclusione.
Una conclusione che risuona alla mente dopo aver ascoltato la puntata finale del podcast “La montagna in tutti i sensi” prodotto dal Muse (Museo delle Scienze di Trento), dedicata alla percezione. "Vediamo le cose non come sono, ma come siamo noi": la montagna che ci circonda non è una realtà oggettiva che il nostro cervello si limita a registrare passivamente. Al contrario, è una costruzione attiva, un'interpretazione unica forgiata dalla nostra mente.
Come spiega Nicola Boccianti, psichiatra e psicoterapeuta, nell'ultimo episodio del podcast, la percezione è la chiave per comprendere come le informazioni sensoriali si trasformano in esperienze personali, filtrate anche dalle nostre aspettative e conoscenze pregresse.
Il podcast, puntata dopo puntata, ha condotto una sorta di indagine verticale e multisensoriale per comprendere come noi esseri umani ci rapportiamo alla montagna, dedicando ad ogni senso uno specifico episodio. Si è parlato dunque del tatto, dell’olfatto, dell’udito, della vista e del gusto. L'episodio conclusivo aggiunge un ultimo tassello: una riflessione sulla soggettività e l'oggettività delle nostre sensazioni, per provare a capire come si organizzano a livello cognitivo.
"La parola chiave qui è percezione. Grazie ad essa le informazioni che ci danno i cinque sensi si trasformano in esperienze diverse a seconda del vissuto di ognuno e ognuna di noi - si sente all'inizio della puntata -. La percezione è quel processo che ci permette di avere una rappresentazione della realtà. Intendendo per realtà sia il mondo che ci circonda che il nostro stesso corpo".

LA PERCEZIONE È IMMEDIATA, MA FRUTTO DI UN LAVORO COMPLESSO
"La percezione non è un'attività così facile come quella che appare. È il frutto di un complesso lavoro che consiste nell'organizzare e nell'interpretare tutti i dati che vengono raccolti dai nostri organi di senso", viene rimarcato nel podcast.
Il nostro cervello compie un lavoro straordinario per gestire i dati che riceve dai sensi. Basti pensare che per riconoscere un volto familiare, il sistema nervoso centrale attiva circa trenta aree cerebrali (che coinvolgono circa il 50 percento del nostro cervello), impiegando dai 300 ai 400 millisecondi. Il processo inizia con la registrazione dell'immagine da parte dei ricettori che si trovano nella retina, che la trasformano in segnali elettrici inviati al cervello. Qui, diverse aree analizzano le caratteristiche visive, dalla forma delle linee (naso, bocca) a dettagli più complessi (occhi). Tutti questi dati convergono nel giro fusiforme, che sta nel lobo temporale e ci permette di distinguere un volto dall'altro.
Ma il riconoscimento del volto non è ancora il riconoscimento della persona. Per dare un nome a chi abbiamo di fronte, entrano in gioco aree cerebrali legate alla memoria, come l'ippocampo. Fondamentale è poi l'amigdala, sede della memoria emotiva. È qui che si creano le associazioni tra le immagini e i sentimenti, permettendoci di capire il tipo di legame che ci unisce a quella persona.

QUANDO LA PERCEZIONE "INGANNA"
L'importanza della componente emotiva nella percezione è evidente nel caso di David, studiato dal neurologo V. S. Ramachandran. A seguito di un incidente, David aveva una lesione alle fibre nervose che collegavano le aree visive all'amigdala. Riusciva a riconoscere il volto di sua madre, ma la percepiva come una sconosciuta, un'impostora. Questo perché la lesione gli impediva di accedere alla memoria emotiva, precludendo l'associazione tra l'immagine e i sentimenti che lo legavano a lei. Interessante notare come David riconoscesse invece la voce della madre senza problemi, poiché la via neurale uditiva era intatta. Questo esempio, contenuto all'interno del podcast, sottolinea come la percezione sia profondamente influenzata dalla nostra sfera emotiva.

I LIMITI E LE ILLUSIONI
Pur essendo uno strumento essenziale, la percezione ha i suoi limiti. I nostri sensi non sono infallibili: l'olfatto o l'udito umano, ad esempio, non percepiscono stimoli che per altre specie sono evidenti. Inoltre, la percezione può ingannarci, portandoci a "vedere" cose inesistenti, come nelle allucinazioni, o a distorcere la realtà, come nella "sindrome dell'arto fantasma". Anche nella vita quotidiana, le illusioni affettive ci mostrano come le nostre aspettative possano farci scambiare uno sconosciuto per la persona che attendiamo con ansia.
Tutto ciò conferma che la percezione non è una semplice registrazione oggettiva, ma una costruzione soggettiva che parte dai dati sensoriali e li organizza in base alle nostre esperienze, conoscenze, aspettative e stati d'animo. La percezione è un ponte tra il mondo esterno e il nostro mondo interiore, un atto creativo che ci permette di dare senso all'ambiente e costruire la nostra identità.
La montagna che esploriamo, dunque, non è solo un insieme di rocce e sentieri, ma la nostra personale montagna, un'interpretazione unica e irripetibile.
IL PODCAST
Il podcast "La montagna in tutti i sensi" è nato dall'ispirazione della mostra "The Mountain Touch", che ha aperto nuove prospettive sull'importanza del contatto fisico e percettivo con l'ambiente montano. Si tratta di una produzione Muse, Museo delle scienze di Trento, resa possibile grazie ai contributi di Nicola Boccianti, Marco Albino Ferrari, Francesca Floccia, Alessandro Gilmozzi, Andrea Lerda, Anna Molinari, Osvaldo Negra, Cristina Paris, Simone Salvagnin, Gianmaria Stelzer, Riccardo Tomasoni, David Tombolato, Helen Wiesinger e grazie alla cooperativa Mercurio per la registrazione, editing e sound design.
Ogni episodio si concentra su uno dei sensi, utilizzandolo come lente per svelare storie e significati nascosti nella relazione tra l'uomo e la montagna: dalle immagini ai suoni, dagli odori ai sapori, fino alle sensazioni tattili. Nel contesto della crisi climatica e della progressiva perdita di biodiversità, l'intento non è solo quello di offrire storie ed esperienze, ma anche di stimolare il raggiungimento di una consapevolezza del nostro ruolo nel preservare l’ambiente.
La puntata conclusiva, così come le precedenti, è disponibile gratuitamente su tutte le principali piattaforme podcast e può essere ascoltata qui:













