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Idee | 29 luglio 2025 | 06:00

Che peso può avere una goccia d'acqua? Sicuramente lo stesso delle azioni individuali

Prendere coscienza dell’importanza delle scelte soggettive non solo può trasformarci in cittadini più responsabili, ma anche riesce a donarci quella felicità di cui la società degli eccessi ci priva, proiettandoci in una spirale di perenne insoddisfazione, placata temporaneamente solo attraverso l’accumulo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Luglio è iniziato con una brutta sorpresa per il mio bagno: il rubinetto del lavandino perde in modo quasi impercettibile, ma costante. Con un intervallo a cadenza irregolare, che spazia dai tre ai dieci secondi, una goccia si stacca per inumidire la ceramica del lavabo.

 

Così, in attesa dell’intervento dell’occupatissimo idraulico, ho deciso posizionare una piccola bacinella sotto il beccuccio: sia per raccogliere e riutilizzare l’acqua, che per misurarla.

 

Goccia dopo goccia, in poco meno di tre giorni la bacinella ha raccolto 2,5 litri. Mi è sembrata un’enormità, considerata la scarsa evidenza della perdita. Una goccia, di per sé, ha infatti una consistenza pressoché impercettibile.

 

Ma cosa c’entra il guasto del mio lavandino con le trasformazioni del clima?

 

Mi capita spesso di leggere o di ascoltare che l’azione individuale non ha alcun peso nella mitigazione del surriscaldamento globale: “Per contenere l’aumento delle temperature è necessaria solo ed esclusivamente un’azione politica”, ripetono in tanti. Una riflessione corretta - la politica ha infatti grandi responsabilità - ma decisamente parziale. Sia perché la composizione parlamentare (almeno in una democrazia) è il riflesso di una somma di individualità che si recano alle urne; sia perché le decisioni del singolo possono avere un’influenza (culturale e comportamentale) sulla struttura sociale, oltre che un impatto sui beni collettivi.

 

“Per arrivare gradualmente a lasciare un’impronta ecologica più leggera”, ha scritto di recente Marco Albino Ferrari su IlFattoQuotidiano, “dobbiamo incamminarci verso la rinuncia del superfluo, ovvero facendo crollare il falso castello di autocompiacimenti su cui si regge il consumismo. Il superfluo è ovunque intorno a noi, ne siamo sommersi, e farne a meno – visto che è superfluo – non dovrebbe rappresentare una rinuncia”.

 

Prendere quindi coscienza dell’importanza delle scelte soggettive non solo può trasformarci in cittadini più responsabili, ma anche riesce a donarci quella felicità di cui la società degli eccessi ci priva, proiettandoci in una spirale di perenne insoddisfazione, placata temporaneamente solo attraverso l’accumulo.

 

Una goccia alla volta, una decisione alla volta, e piano piano il mare prende forma.

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