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Idee | 01 settembre 2025 | 06:00

"Chi sale in montagna oggi? Batterie di scarto, buoni a nulla". Cresce la tendenza a giudicare esasperando l'effettiva realtà. Attenzione all'anacronismo e all'autoreferenzialità

Se da un lato è sempre corretto (anzi, sacrosanto) denunciare comportamenti contestualmente inappropriati, dall’altro, prima di emettere la sentenza, è necessario comprendere se il giudizio è motivato dal desiderio di educare oppure dalla necessità di corroborare la propria autostima e, di conseguenza, le proprie idee. È infatti frequente che le sentenze prendano slancio da esempi di condotta per molti aspetti superati, i quali esprimono un'idea statica di montagna, a-storica, immutabile, estranea alle contaminazioni culturali e ambientali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

“Chi sale in montagna oggi? Batterie di scarto, buoni a nulla”. 

 

Così si è pronunciato un conoscente, incontrato qualche giorno fa in coda al supermercato, inducendomi a riflettere che, con l’aumento dell’interesse sociale per i territori montani (e, di conseguenza, di episodi provocati dall’impreparazione), è cresciuta anche la tendenza a giudicare, a farsi inquirenti delle scelte altrui, spesso però esasperando nel racconto le effettive situazioni e, soprattutto, generalizzando.

È un modo di divulgare profondamente discorde rispetto a quello degli organi preposti (come il Soccorso Alpino) che, avendo l’obiettivo di prevenire, calibrano la narrazione intrecciando singoli episodi al contesto in cui si verificano. Lasciano parlare i fatti, senza percepire la necessità di gonfiarli.

 

Perché sentiamo l’esigenza di puntare il dito alterando negativamente la realtà?” mi sono dunque interrogato. La questione, forse, è di carattere identitario.

 

Costruire la propria identità sugli altrui difetti è infatti un'attitudine umana ampiamente indagata dall’antropologia. Questa propensione, trovando linfa nei contrasti, ci induce a prendere le distanze da certe scelte per offrire un contorno più nitido alle nostre tendenze comportamentali; per definire con maggior precisione il ruolo che ricopriamo nella società. Insomma, impostando il nostro personale biglietto da visita spesso comunichiamo ciò che non siamo o che non vorremmo essere: ovviamente, più accentuiamo il parossismo e più la rappresentazione del sé risulta efficace.

 

Tale inclinazione umana, negli ultimi anni si manifesta con particolare evidenza in montagna, specie in alta stagione turistica, quando i rilievi vengono frequentati anche da individualità poco avvezze alle loro caratteristiche.

 

Se da un lato è sempre corretto (anzi, sacrosanto) denunciare comportamenti contestualmente inappropriati, dall’altro, prima di emettere la sentenza, è necessario comprendere se il giudizio è motivato dal desiderio di educare oppure dalla necessità di corroborare la propria autostima e, di conseguenza, le proprie idee.

 

È infatti frequente che le sentenze prendano slancio da esempi di condotta per molti aspetti superati, i quali esprimono un'idea statica di montagna, a-storica, immutabile, estranea alle contaminazioni culturali e ambientali.

 

Invece, anche i rilievi sono interessati dalle pulsioni del cambiamento; dal costante fluire della realtà. È quindi su una situazione in costante divenire che dobbiamo calibrare le nostre considerazioni, altrimenti rischiamo di scadere nell'anacronismo o, peggio, nell’autoreferenzialità.

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