"Il rifugio è là, son tre ore che è là, perché li spostano. Ci ho messo anni a capirlo: lo fanno per il tuo bene, ma li spostano". Marco Paolini e il significato di salire in montagna

Che senso ha salire in montagna? È una domanda che si rinnova di frequente perché abbiamo imparato a considerare "utili" soltanto quelle attività che portano a un risultato quantificabile

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Che senso ha salire in montagna? È una domanda che si rinnova di frequente.
In effetti, non hanno tutti i torti: dal punto di vista pratico, salire in montagna per il semplice desiderio di assumere una prospettiva aerea, è un’attività apparentemente inutile. Così com’è inutile - per citare l’alpinista Nives Meroi - cantare o dipingere; inutile come raccogliere i fiori da un prato per comporre un bel mazzolino, rifletteva nei suoi appunti Walter Bonatti; inutile come una serata spesa in chiacchiere. Inutile come il gioco dei bambini. Inutile come un bacio.
È inutile perché abbiamo imparato a considerare "utili" soltanto quelle attività che portano a un risultato quantificabile; che generano profitto. Così le azioni incommensurabili sfumano in un universo senza senso.
Eppure un senso ce l’hanno, perché possono toccare le corde emotive delle persone e, di conseguenza, riescono a offrire vividezza a una vita altrimenti monocroma. C’è un passaggio del celebre monologo teatrale Il racconto del Vajont dove Marco Paolini offre concretezza a queste riflessioni.
‹‹… chi va in montagna mi capisce al volo: una di quelle volte che ti sei alzato la mattina presto, stai sudando ormai da ore come un becco, sotto lo zaino, verso il rifugio che è là… son tre ore che è là… perché li spostano! Ci ho messo anni a capirlo: lo fanno per il tuo bene ma li spostano, chiaro! Tu sei là che ti domandi chi è che te l’ha fatta fare tutta ‘sta fatica, ti casca l’occhio indietro un attimo, e capisci da solo che valeva la pena di fare tutta la fatica del mondo per arrivare là, in quel momento li, perché giù, il fondo valle da dove sei partito, è già coperto di nuvole, ma tu ormai sei sopra. È limpido sopra. A trecentossessanta gradi hai le montagne, le crode, (…) che ti par di poterci volar sopra come un rapace››.
Abbiamo scelto queste parole per augurarvi un sereno anno nuovo, capace di acquisire un significato profondo anche nelle esperienze vissute in montagna.













