L'overtourism provoca senso di colpa, ma la vergogna di alimentare il turismo di massa non annulla l’orgoglio di condividere i luoghi sui social

Negli ultimi giorni, diversi amici/conoscenti si sono sentiti in dovere di giustificare sui social la loro presenza in località delle Dolomiti generalmente molto gettonate. Il timore di essere parte in causa del sovraffollamento può essere superato grazie alla curiosità

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Mai avrei pensato che l’overtourism potesse provocare, in alcune persone, un profondo senso di colpa. Eppure, negli ultimi giorni, diversi amici/conoscenti si sono sentiti in dovere di giustificare sui social la loro presenza in località delle Dolomiti generalmente molto gettonate. Per scagionarsi da questo peccato dell’epoca moderna, quasi tutti hanno cercato di evidenziare il fascino del territorio visitato - “Nonostante il traffico qui è bello da togliere il fiato!” - dando vita a un simpatico paradosso.
Se da un lato, infatti, lo stigma che la società ha applicato all’overtourism induce a sentirsi in imbarazzo quando, con la propria presenza, si va ad alimentare il turismo di massa; dall’altro, condividere le fotografie di quelle che nel tempo sono diventate icone antropiche o naturali, è una tentazione ancora troppo forte.
L’atto di pubblicare sui social sembra quindi dare vita a due sentimenti di natura antitetica: orgoglio e vergona. Pubblichiamo, ma autodenunciandoci.
Eppure, nonostante il timore di essere parte in causa del sovraffollamento, alcuni territori continuano a essere più frequentati di altri.
Una delle ragioni, forse la più affascinante, è legata al concetto di montagna che, negli ultimi decenni, si è radicato nella società e negli individui che la compongono: non è raro, infatti, che il turista parta spinto dall’inconsapevole desiderio di trovare nel paesaggio il riflesso delle sue aspettative.
Di conseguenza, quando un territorio risulta espressione efficace degli attuali canoni estetici e cultuali, viene inevitabilmente raggiunto da un numero più ampio di persone.
Un dato di fatto che si tende spesso a giudicare con superiorità, valutando superficiali le altrui esperienze e innescando così il meccanismo della vergogna. Se questo approccio risulta utile ad alzare l’autostima, si rivela scarsamente proficuo per analizzare il carattere ampio e articolato del turismo di massa, non di rado originato da una commistione tra la scarsa conoscenza del territorio (che spinge a rincorrere i nomi più celebri), l'oggettiva attrattività di alcuni luoghi e la concentrazione delle ferie in precisi momenti dell'anno. Quest’ultima dinamica non è da tutti aggirabile, ma l’inconsapevolezza si può invece superare stimolando la propria curiosità.
La curiosità rappresenta infatti un ingrediente importante per strutturare esperienze più originali e soddisfacenti, per sviluppare la propria coscienza critica, ma anche per vivere le mete più ambite senza senso di colpa: perché la vergogna si prova soprattutto quando ci accorgiamo di aver ridotto la complessità paesaggistica a sfondo per le nostre fotografie.













