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Idee | 24 aprile 2025 | 18:00

Nasce "Il cammino delle Panchine Giganti": la moda per questi oggetti fuori scala (e contesto) solleva dubbi e interrogativi

Le panchine giganti possono acquisire un significato nel momento in cui riescono a favorire una frequentazione più consapevole e rispettosa del territorio. Altrimenti rischiano di rimanere un manufatto un po’ pacchiano, riflesso di una società culturalmente lillipuziana

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Che i social siano diventati un formidabile amplificatore pubblicitario non è una novità. Così, negli ultimi giorni, gli algoritmi hanno deciso di bersagliare il mio profilo con un'iniziativa di promozione territoriale chiamata Il cammino delle Panchine Giganti: un percorso di circa 80 chilometri articolato tra il comune di Montecastrilli e le sue frazioni.

Il sindaco, Riccardo Aquilini, la giustifica con le seguenti parole:

 

"Le nostre colline sono meravigliose: abbiamo pensato di renderle uniche installando sei Big Bench e aderendo, così, al progetto 'Big Bench Community Project' che nasce nelle Langhe, grazie ad un'idea geniale del designer americano Chris Bangle. Nel nostro piccolo aggiunge il primo cittadino - abbiamo avuto questa idea molto apprezzata dalla fondazione di Bangle, la quale ci sosterrà, in quanto primo progetto di un cammino con più panchine, che si snoda da Montecastrilli attraverso le frazioni di Farnetta, Castel dell'Aquila, Quadrelli, Casteltodino e Collesecco".

 

Viene quasi spontaneo domandarsi se, effettivamente, il futuro dei rilievi passi attraverso le panchine giganti, considerata la loro non trascurabile proliferazione.

La risposta ovviamente è complessa.

 

Da un lato, infatti, le "Big Bench" riflettono una distorsione disneyniana della vita, in perfetta continuità con la programmazione turistica degli ultimi settant’anni, dove le peculiarità locali sono state spesso sacrificate per offrire al turista un’esperienza molto ludica e poco educativa. Evidenziano inoltre la crescente difficoltà di raccontare. Di raccontarci. Non riusciamo più a rendere seducente il territorio attraverso una narrazione accattivante, capace di cogliere ed evidenziare la poesia e il fascino degli elementi in esso già esistenti; degli elementi che lo rendono unico. Di conseguenza ci limitiamo a calare dall’alto oggetti vistosi, appariscenti, ma culturalmente vacui. Un’operazione semplice, perché svincola dallo studio e dal ragionamento.

Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

 

Dall'altro, però, provando a indossare i panni di chi deve amministratore i comuni delle aree interne, bisogna considerare che, spesso, questi "oggetti calati dall'alto" possono favorire la scoperta di ciò che ancora non si conosce (almeno questa è la speranza): una sorta di invito a inoltrarsi tra bellezze meno frequentate.

 

Dove si può individuare, dunque, una linea d'equilibrio?

 

Molto dipende dalla capacità di sfruttare la carica attrattiva delle panchine giganti non solo per finalità economiche, ma anche a scopi educativi: le panchine giganti possono infatti acquisire un significato nel momento in cui riescono a favorire una frequentazione più consapevole e rispettosa del territorio. Altrimenti rischiano di rimanere un manufatto un po’ pacchiano, riflesso – come scrivevo anni fa – di una società culturalmente lillipuziana, in attesa di un Gulliver che non arriverà mai.

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