(VIDEO) Lingue di fuoco, come tentacoli, uscivano dal lucernario e i pompieri, in equilibrio sul tetto, cercavano di farle rientrare. Il "senso di perdita" provocato da un incendio

Un incendio può ridurre in cenere una parte importante della nostra identità, cancellando o danneggiando edifici, oggetti o elementi del paesaggio che nel tempo sono diventati un’estensione della nostra personalità

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
I fiocchi cadono dove ieri si alzavano le fiamme, donando un’apparente quiete alle lamiere annerite.
Poche cose, come un incendio, suscitano il senso di perdita. Il fuoco, rapidissimo, si impadronisce degli spazi e, per quanto riesce, cerca di farli suoi portandoli via con sé.
Quando sono passato davanti alla palazzina, lingue di fuoco, come tentacoli, uscivano dal lucernario del tetto insieme a un fumo denso e scuro. I pompieri, in quella lotta contro il tempo, cercavano di farle rientrare con le autopompe.
Sirene, camionette, ambulanze. Ho chiesto a un carabiniere se sapesse dirmi cosa fosse successo, ma l’incendio era ancora in una fase che non permetteva ricostruirne lo sviluppo. Almeno non c’erano feriti. Su questo era sicuro.
Dentro l’abitato pare non ci fosse nessuno; pare fosse una seconda casa; pare fosse in fase di ristrutturazione. Così vociferavano le numerose persone che, come sempre accade, si erano avvicinate vedendo il fumo da lontano.
Tante ipotesi che, a dire la verità, forse non ha senso approfondire in questa sede. Quello che mi interessa è il senso di perdita; la capacità di un incendio di ridurre in cenere una parte importante della nostra identità, cancellando o danneggiando edifici, oggetti o elementi del paesaggio che nel tempo sono diventati un’estensione della nostra personalità.
Ho degli amici che, a causa di un incendio, hanno perso una casa sull’Altopiano dei Sette Comuni. Non l’hanno più sistemata e sono trascorsi dieci anni prima che trovassero il coraggio di affacciarsi nuovamente sull’Altopiano. Il coinvolgimento emotivo è in parte simile a quello del lutto: sfuma per sempre una parte di vita, una parte di noi.
A questo pensavo guardando i pompieri in equilibrio sul tetto e osservavo anche le case di Asiago, costruite sulle macerie dalla Grande guerra che tutto aveva distrutto. Quella fu la perdita del mondo, del proprio mondo, un lutto che andava sommandosi ad altri lutti.
Eppure le guerre non smettono di avanzare, perché il conflitto si diffonde nel momento in cui gli argini della memoria cedono sotto il peso di una facile e indottrinata prepotenza.













