Cima Carega, suggestivo belvedere da cui abbracciare con lo sguardo le Piccole Dolomiti

Un lungo anello sui monti che separano il Veneto dal Trentino, fin su una panoramica vetta, attraverso ambienti diversi e ricchi di testimonianze storiche legate alla Grande Guerra

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Piccole, ma grandi. Non sono Dolomiti, ma la roccia è dolomia. Non sono alte, ma le cime superano comunque i 2000 metri di quota. Non sono famose come le loro sorelle maggiori, i Monti Pallidi veri e propri, ma nascondono scorci di grande bellezza e suggestione. E tracce di una storia antica che si mescolano agli episodi bellici della Grande Guerra, con il confine tra Regno d’Italia e Impero austroungarico che passava proprio su queste creste. Di quei tristi eventi oggi restano strade ed edifici, spesso riconvertiti a un utilizzo turistico, trincee, postazioni d’artiglieria e baraccamenti. Sono le Piccole Dolomiti, a cavallo tra Veneto e Trentino, tra i Monti Lessini, protetti dal Parco naturale regionale della Lessinia, e la Val d’Astico. Un territorio poco conosciuto al di fuori dei confini regionali, che sa però regalare itinerari escursionistici di ampio respiro, facili tra pascoli e boschi, più lunghi e impegnativi sulle dorsali in quota. Come la salita a Cima Carega (2259 m), la più alta di tutto questo piccolo gruppo montuoso, splendido belvedere sul massiccio e oltre. Si può raggiungere la vetta piramidale, con percorso escursionistico, da diversi versanti, ma in tutti i casi si deve passare dal rifugio Fraccaroli, posizionato a 2238 metri di altezza sulla cresta sudovest della montagna, alla base dell’ultimo strappo che conduce in cima. Ed è proprio qui che sono diretto oggi, per un lungo anello che mi porterà a esplorare questi luoghi, tra fioriture di rododendro, ginepro, genziane e ranuncoli, boschi, pascoli e prati aridi, grandi ghiaioni e pietraie.

Un lungo crinale fino in vetta
Bisogna prima risalire la valle, sul versante veneto, che dalla pianura penetra verso queste montagne. Oltre l’abitato di Giazza, la strada si stringe e sale rettilinea nel bosco, e dopo un ultimo tratto con ripidi e continui tornanti raggiungo il rifugio Revolto (1336 m), antica costruzione, ristrutturata e aperta tutto l’anno, e ottima base per esplorare questa porzione delle Piccole Dolomiti. È ancora presto, in giro non c’è quasi nessuno, ma il percorso che mi sono prefissato è lungo e conviene mettersi subito in marcia. Prendo il sentiero che sale a nord nel bosco, e che consente di tagliare i primi tornanti della sterrata che ritrovo invece poco sopra, e che in breve, mentre il bosco si dirada, mi conduce al secondo rifugio della giornata, il Passo Pertica (1530 m), situato all’omonimo valico sul confine tra Veneto e Trentino (un cippo ricorda i confini dell’antica linea del fronte austroungarico), dominando a nord la Val d’Assa e a sud la conca di Giazza. Una breve pausa e mi rimetto in cammino, seguendo per un breve tratto la strada militare che taglia il versante verso est, ma dopo il secondo tornante la abbandono, prendendo a sinistra (nord) il sentiero n° 108, chiaramente indicato, che mi porta a salire la cosiddetta Costa Media. La vegetazione è ora bassa di mughi, il sole si fa sentire, e con alcune svolte guadagno lentamente quota lungo la dorsale, poi più ripidamente sul versante meridionale, salendo un canalone, arrivando a mettere piede sulla cresta a pochi metri dalla Cima Tibet. Qualche passo e raggiungo questo pulpito panoramico, uno sguardo rapido verso il basso e poi via, lungo la spoglia cresta, superando la Cima Madonnina (2140 m), la Selletta (2109 m), e poi, con il paesaggio che si fa via via più roccioso e aereo, ma mai difficile, raggiungo infine il rifugio Fraccaroli (2238 m), su una modesta sella proprio alla base di Cima Carega. Il panorama, già da qui, è notevole, ma senza indugiare proseguo per l’ultima salita, un breve strappo su terreno roccioso (niente di ostico, ma è richiesta comunque una certa cautela) e giungo sui 2259 metri del Carega. Mi fermo di fianco alla piccola croce, giro lo sguardo tutto intorno, spaziando dalle Piccole Dolomiti ai Monti Lessini, dal Pasubio al Baldo, e su gran parte delle Alpi Orientali, mentre laggiù, oltre la pianura, mi sembra quasi di scorgere il Mare Adriatico, anche se con questa leggera foschia so che è impossibile, solo una suggestione della mente.

Dalle alte rocce ai pascoli e ai boschi
Torno sui miei passi, perché voglio chiudere l’anello e mi aspetta ancora un lungo cammino, quindi mi concedo solo una breve pausa ristoratrice al rifugio Fraccaroli, poi imbocco deciso il tracciato che scende a sudest, poi traversa verso est sotto il Carega. È una mulattiera di guerra, che con diverse svolte perde quota sul ripido e detritico versante, con il sole ormai alto che rende l’aria calda, per fortuna soffia una leggera brezza. Supero la Sella della Sfinge (2411 m), i manufatti bellici spuntano qua e là, poi passo anche dalla Bocchetta Capitello (2100 m) e dalla Bocchetta Mosca (2029 m), affacciate sui dirupi del versante settentrionale, quindi abbandono la cresta e mi butto in discesa a sud sul sentiero n° 192, su terreno sdrucciolevole ma per fortuna la traccia è ottima, e in breve, tra i primi mughi, raggiungo il rifugio Scalorbi (1767 m), l’ultimo di questa lunga giornata, appena sotto il Passo Pelagatta. Mi concedo anche qui una pausa, il grosso è fatto, e mi metto in contemplazione dei sottostanti pascoli di Campobrun, mentre tutto intorno affiorano ancora i resti della Grande Guerra. Una comoda sterrata, che passa dalla malga Campobrun, mi riporterebbe al Passo Pertica, ma decido per una variante più diretta, il sentiero n° 185, che nel primo tratto corre quasi parallelo alla rotabile, poco a sud, per poi piegare a sudovest e quindi a sud, lungo un selvaggio solco dove rientro nella vegetazione. Un ultimo sguardo a nord, verso Cima Carega, verso quegli ambienti così particolari che ho appena percorso, prima di prendere, al bivio, la deviazione a destra che mi riporta in breve al punto di partenza.
IL PERCORSO
Regione: Veneto/Trentino – Alto Adige
Partenza: rifugio Revolto (1336 m)
Arrivo: Cima Carega (2259 m)
Accesso: poco a est di Verona, all’altezza di Caldiero, la SP10 sale verso nord e, oltre Giazza, entrando nel Parco naturale della Lessinia, sale con numerosi tornanti al rifugio Revolto
Dislivello: 1050 m
Durata: 7/8 h l’intero anello
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: la piramide di Cima Carega (2259 m) e il rifugio Fraccaroli (2238 m).











