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Itinerari | 02 maggio 2025 | 20:00

Grandi silenzi mille metri sopra il Lario, tra gli angoli più suggestivi dei Monti Lariani

Un lago, anzi due: da quello di Como al ben più piccolo e più alto Lago di Darengo, sulle cui sponde sorge la capanna Como. Una minuscola conca immersa nel silenzio

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Lombardia
E (escursionistico)
1150 m
4/5 h
Livo, loc. Dangri (640 m)
Lago di Darengo (1790 m)

da Gravedona, sulla Statale della sponda lariana (occidentale) del Lago di Como, si sale a Peglio, proseguendo per Livo, da dove una stradina stretta e sconnessa conduce fino a Dangri (pochi posti per parcheggiare); a piedi da Livo serve quasi un’ora

Nel cuore delle Prealpi Lombarde, dove le ultime propaggini alpine si tuffano nel blu profondo del Lago di Como, si apre un mondo segreto. Dal basso è solo intuibile, correndo veloci in auto sulla Statale Regina, che da Como costeggia il Lario fino a Menaggio, e poi prosegue con una diramazione (la Via Regina originale sale a Porlezza) fino a Sorico, estremo punto settentrionale del lago. Volgendo lo sguardo in alto, si possono però scorgere le valli incise dall’acqua, le pareti di granito, a tratti persino gli alpeggi dimenticati, che formano la lunga dorsale montuosa conosciuta come Monti Lariani. Lontani dalla mondanità che anima i centri lacustri più noti, questi monti custodiscono un’anima autentica, fatta di silenzi, natura aspra e atmosfere sospese nel tempo. I Monti Lariani si sviluppano lungo la dorsale che separa il Lago di Como dalla Valchiavenna, e rappresentano un sistema montuoso compatto, ma sorprendentemente vario, incastonato tra le acque lariane e le Alpi Retiche. Geologicamente, il territorio si presenta come un mosaico affascinante: rocce metamorfiche come lo gneiss e la fillade si alternano a intrusioni granitiche, testimonianze antiche di un passato geologico complesso, fatto di collisioni continentali e trasformazioni tettoniche che hanno modellato paesaggi di rara bellezza. E dal punto di vista botanico convivono, nel poco spazio che separa il lago dalle cime di queste lembo estremo di Lepontine, ambienti estremamente diversificati, dai castagneti delle quote più basse, relitti di una lunga storia agro-pastorale, attraverso le fresche faggete dei versanti ombrosi, fino ai pascoli alpini punteggiati di rododendri, genziane, arnica e stelle alpine.

I sentieri che risalgono questi monti, che si spostano da una valle all’altra, spesso con tracciati ostici e faticosi, raccontano storie antiche, di duro lavoro e di pastorizia, e oggi sono il terreno di gioco ideale per l’escursionista che cerca angoli selvaggi e appartati. Corre qui, per esempio, la lunga e grandiosa Via dei Monti Lariani, un percorso riservato a escursionisti esperti che, in almeno 5/6 giorni, unisce Como con Sorico, attraversando ambienti di una bellezza maestosa nella loro semplicità. Senza arrivare a tanto, si può avere un assaggio delle possibilità escursionistiche dell’area con la bella salita da Livo al Lago di Darengo, dove sorge la capanna Como, uno degli itinerari più suggestivi e gratificanti della zona.


Le severe montagne che circondano la salita, ormai in vista della meta. © Marco Mark

Tra borghi abbandonati
L’itinerario ha inizio a Dangri, piccola località montana raggiungibile con un breve tratto di strada da Livo, paese che domina la sponda occidentale dell’alto Lago di Como. Già arrivare qui è un’esperienza capace di connettere con un tempo antico, quando queste case erano abitate tutto l’anno. Dopo aver parcheggiato nei pressi del ponte in pietra sul torrente Livo, ci si incammina lungo un tracciato ben segnato, che consente un’immediata immersione in una natura generosa e poco addomesticata. Il primo tratto ha una pendenza dolce, quasi un’introduzione: un comodo sentiero segue il corso del torrente Darengo, che qui scorre impetuoso tra massi erratici, creando pozze limpide e piccole cascate. Si attraversa una zona ricca di acqua e di vita, dove l’umidità favorisce lo sviluppo di una flora rigogliosa, e dopo circa mezz’ora si giunge alla cappelletta della Madonna di Livo, piccolo edificio votivo immerso nel bosco, dove vale la pena sostare brevemente per cogliere il silenzio e la quiete del luogo. Proseguendo si incontra l’antico borgo di Baggio, un insediamento rurale oggi in parte abbandonato, ma capace di suggestionare con i suoi scorci fuori dal tempo. Le baite in pietra, i tetti in piode, i segni dell’uomo che conviveva con la montagna raccontano una storia di fatica e resistenza.
Da qui il sentiero si fa più ripido, inerpicandosi con decisione lungo il fianco sinistro orografico della valle, all’interno di una faggeta ombrosa, dove il sole filtra a fatica e il terreno è tappezzato di felci e muschi. La pendenza cresce, e con essa la fatica, ma anche la soddisfazione di risalire un percorso così intimo e poco battuto. Dopo un lungo traverso si giunge al caratteristico Ponte di Borgo, che consente di attraversare il torrente Darengo e portarsi sull’altro versante della valle. Da qui in poi il paesaggio cambia radicalmente: si entra nell’alta Val Darengo, un ambiente decisamente alpino, più severo, ma sempre di grande fascino. Si oltrepassano gli alpeggi di Pianezza (dove c’è un piccolo rifugio, sempre chiuso), ignorando la traccia a destra che sale verso il bivacco Petazzi e il Lago di Ledù, poi quello di Corte Darengo, testimonianze ancora vive dell’attività pastorale stagionale, dove in estate è possibile incontrare ancora mandrie al pascolo e qualche pastore, custode di antiche tradizioni.


Il blu intenso delle acqua del Lago di Darengo. © Karl the King

Una conca sospesa
Superato Corte Darengo, il sentiero si stringe, diventa più sassoso e richiede maggiore attenzione. Le ultime rampe si sviluppano in ambiente completamente aperto, privo di copertura arborea. Le pareti si avvicinano, formando una corona rocciosa che incornicia uno degli specchi d’acqua più belli e meno conosciuti della Lombardia. Un ultimo sforzo e come d’incanto si esce nella piccola conca che ospita il Lago di Darengo, di origine glaciale, con le sue acque scure e profonde, racchiuso tra le cime del Pizzo della Gratella e del Monte Corti. Appena sopra il lago c’è la capanna Como, una struttura spartana ma accogliente, che viene data in autogestione a chi ne fa richiesta. Situato a 1790 metri di quota, è il più antico rifugio della sezione comasca del Club alpino italiano, inaugurato il 25 settembre 1892 dall’allora presidente Rebuschini, poi completamente ristrutturato nel 2006. Il silenzio è totale, le chiazze di neve ancora presenti nei canali più ombrosi, i primi timidi fiori si fanno strada verso il sole.

Il panorama non è molto aperto, l’orizzonte è quasi completamente chiuso dalla cerchia di severe montagne tutto intorno, e solo verso sudest si vedono, in lontananza, le Orobie. Ma non è il panorama a infondere una serena e selvaggia bellezza a questo luogo. Anzi, è forse proprio il contrario, sono queste pareti che incombono sul lago, questi ripidi versanti che sembrano inespugnabili, questo mondo sospeso e lontano da tutto e da tutti a rendere il Lago di Darengo una meta così affascinante. Così tanto che, dopo una lunga sosta a guardare il cielo, ci si chiede il motivo per cui non si è prenotato il rifugio e ritirate le chiavi, per passare la notte quassù, in completa solitudine. Per svegliarsi il mattino dopo e riprendere il cammino, scavalcando creste e valli, e vedere che cosa c’è più in là, oltre quel crinale, dopo quel dosso, in fondo a quella valletta. Domande che si imprimono vivide nella mente quando si inizia la discesa, con un ultimo sguardo al Passo dell’Orso e a quello di San Pio, ai due lati della conca di Darengo, dove passa la Via dei Monti Lariani.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: Livo, loc. Dangri (640 m)
Arrivo: Lago di Darengo (1790 m)
Accesso: da Gravedona, sulla Statale della sponda lariana (occidentale) del Lago di Como, si sale a Peglio, proseguendo per Livo, da dove una stradina stretta e sconnessa conduce fino a Dangri (pochi posti per parcheggiare); a piedi da Livo serve quasi un’ora
Dislivello: 1150 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: la capanna Como (1790 m) tra le alte pareti che incorniciano la conca del Lago di Darengo. © Johannes Bender

 

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