La Calabria greca, sopra la grande fiumara di Amendolea

Nel Parco nazionale dell’Aspromonte, all’estremità meridionale della Penisola, circondati da un’aspra bellezza e dalle mille storie di una terra antica

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
dalla Statale 106 presso Bova Marina si devia sulla strada che, dopo circa 11 chilometri, giunge al piccolo borgo di Bova
In inverno si va sulla neve (o sulle cascate di ghiaccio), così come in estate si va a camminare (o a scalare sulla roccia). Da che mondo e mondo, sulle Alpi, è così, difficile – ma non impossibile – sottrarsi a questi imperativi. E per andare oltre questi imperativi? Vivendo in una Penisola, anche nella stagione fredda le possibilità non mancano, e si può stare alle quote più basse godendo di ottimi sentieri, ai piedi delle Alpi così come sui rilievi della dorsale appenninica o affacciandosi verso il mare.
Non serve nemmeno spostarsi molto da casa, ovunque si abiti, e con un breve tragitto in auto si avranno a disposizione decine di percorsi per chi vuole concedersi una pausa dalla neve. Ma si può scegliere, al contrario, di cogliere l’occasione per andare alla scoperta di nuovi territori, anche a centinaia di chilometri di distanza. Luoghi più spesso deputati alle vacanze estive, attratti dal rinfrescante mare blu, che nelle altre stagioni sanno regalare grandi emozioni, naturalistiche e storico-culturali.
Ecco allora che una regione remota – almeno per chi abita al Nord – come la Calabria, può diventare una meta tanto inaspettata quanto gratificante. Lo sa bene chi vi abita vicino, che tra Sila e Aspromonte ha a disposizione un terreno di gioco incredibilmente vasto e con un’antropizzazione incredibilmente bassa. Spazi infiniti, selvaggi, dove camminare per ore e giorni interi senza mai incontrare nessuno, tra antichi boschi e crinali affacciati verso il mare, seguendo le orme di vicende antiche, a volte antichissime.
Storia e storie sui sentieri dell’Aspromonte
È il caso di Bova, all’estremo sud dell’Italia peninsulare, sul confine meridionale del Parco Nazionale dell’Aspromonte, un piccolo borgo arroccato sopra la costa a 800 metri di quota, che spicca come uno dei centri principali della Calabria greca, con le tradizioni elleniche che si intrecciano con paesaggi di una selvaggia bellezza. Non a caso viene definita la “capitale dei greci di Calabria”, dove sopravvivono antiche tradizioni e la lingua grecanica, un vero ponte tra passato e presente (se capitate da queste parti, non mancate di andare al Museo della lingua Greco-Calabra).
Già una visita a questo minuscolo paese è un’esperienza unica, accolti dalla locomotiva 740 Ansaldo Breda, del 1911, a perenne ricordo dell’emigrazione otto-novecentesca, i palazzi, le chiese bizantine, la rocca che domina le case, dove si possono ancora osservare i pochi resti del Castello Normanno, e dove sono stati rinvenute diverse testimonianze del Neolitico. Ed è proprio da questo borgo che ha inizio un interessante anello escursionistico, facile anche se non breve, che conduce al pulpito panoramico del Monte Grosso, 500 metri più in alto, affacciato sulla grande fiumara di Amendolea.
L’itinerario proposto fa parte del più lungo percorso conosciuto come Sentiero dell’Inglese, un cammino di sei giorni tra borghi grecofoni, uliveti secolari e le grandi e tipiche fiumare calabresi, immaginato nella metà dell’Ottocento dal viaggiatore inglese Edward Lear.

Selvaggia bellezza
L’escursione ha inizio nei pressi del campo sportivo di Bova (non entrate nel centro storico, ma proseguite sulla strada più bassa che costeggia il paese a ovest), oltre il quale, sulla destra, si prende un’antica mulattiera che conduce su una sorta di ripiano conosciuto come Campi di Bova.
Si prosegue verso sinistra, incrociando la vecchia strada asfaltata per Roghudi Vecchio, che si segue in salita per un breve tratto fino a incrociare nuovamente, sulla sinistra, il sentiero. Si percorre poi un tratto di sterrata, tenendo la destra al bivio seguente e, oltre un rifugio forestale, si svolta a sinistra per tornare sul facile sentiero che, attraverso una pineta, conduce senza difficoltà al pulpito panoramico posto sulla dorsale occidentale del Monte Grosso.
La vista si apre selvaggia verso la fiumara di Amendolea e i borghi abbandonati di Roghudi Vecchio e Ghorio di Roghudi. Sembra quasi un invito al cammino, all’esplorazione, come antichi viaggiatori alla scoperta di un mondo ancestrale. Bisogna invece tornare indietro – almeno per adesso – seguendo però un percorso alternativo: al primo bivio si tiene la sinistra, attraversando un bel bosco e oltre il rifugio forestale di San Salvatore, per approdare sulla strada asfaltata, che va seguita fino a superare l’edicola votiva di San Leo. Verso sinistra, una strada sterrata, con la vista che può spaziare fino al mare, prima con numerosi tornanti, poi con un lungo traverso a ovest, riporta al punto di partenza (calcolare circa 2 ore per il ritorno).
Con la consapevolezza di essersi immersi in una Calabria autentica, dove la natura si fonde con la storia e con tradizioni secolari, seguendo antiche vie che un tempo collegavano comunità oggi scomparse. Sullo sfondo, la bellezza selvaggia dell’Aspromonte.
IL PERCORSO
Regione: Calabria
Partenza: Bova (820 m)
Arrivo: pulpito panoramico a ovest del Monte Grosso (1160 m circa)
Accesso: dalla Statale 106 presso Bova Marina si devia sulla strada che, dopo circa 11 chilometri, giunge al piccolo borgo di Bova
Dislivello: 550 m in salita; 200 m in discesa
Durata: 3/4 h
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: la caratteristica rocca che domina l’abitato di Bova, capitale della Calabria greca, dove si trovano i resti delle mura perimetrali di quello che fu l’antico Castello Normanno. © Cesare Barillà











