Nelle Giudicarie trentine, in viaggio tra natura e storia

Un facile anello escursionistico intorno a Fiavé, tra il Garda e il Brenta, alla scoperta di antiche tradizioni contadine e delle tracce della preistoria

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
si può raggiungere Fiavé sia da Trento, salendo a Sarche e poi a Ponte Arche, sia da Tione di Trento, o in alternativa da Riva del Garda
Tra lago e montagna, si celano spesso territori inaspettati, lontani dalle rotte turistiche più frequentate, dove sperimentare un escursionismo lento, spesso con dislivelli minimi e senza alcun tipo di difficoltà. E dove andare alla ricerca di piccole perle nascoste, soprattutto nelle stagioni di mezzo, quando ormai l’inverno è alle spalle, ma è ancora troppo presto per salire in quota.
La Provincia autonoma di Trento riserva in tal senso grandi potenzialità, come nel caso delle Giudicarie Esteriori, dove si trova il piccolo borgo di Fiavé, in una posizione strategica tra la Valle di Ledro a ovest e l’altopiano di Lomaso a est, a circa 650 metri sul livello del mare, circondato da rilievi morenici a sud, che conducono verso il Lago di Garda, e dalle imponenti Dolomiti di Brenta a nord.
Un’area caratterizzata da una ricca biodiversità e da una storia millenaria, come testimoniato dalla Riserva naturale provinciale Torbiera di Fiavé, tra i luoghi più significativi e affascinanti della zona, non solo per la sua importanza ecologica, ma anche per il suo valore archeologico. Qui, infatti, sono stati rinvenuti i resti di un villaggio palafitticolo risalente all’Età del Bronzo, che testimoniano la presenza di comunità preistoriche che abitavano le sponde dell’antico Lago Carera, oggi trasformato in torbiera. È in questo contesto che si inserisce la piacevole escursione ad anello che parte e termina nel centro di Fiavé, permettendo di immergersi completamente nelle peculiarità del territorio.
Tradizioni che resistono
La partenza avviene dal centro storico del paese, caratterizzato da edifici in pietra e legno che riflettono l’architettura tradizionale trentina. Prima di visitare la torbiera, può risultare interessante percorrere il cosiddetto Sentiero del Latte, un itinerario che va alla scoperta dell’antica economia rurale di questi luoghi, basata soprattutto sul latte e sui formaggi, tra i borghi di Fiavé e del vicino Favrio.
Attraversato il paese verso nord, si prosegue in leggera discesa paralleli alla statale, sino alla frazione di Sumiaga. Si torna indietro sul lato opposto della statale, lungo una stradina secondaria che passa tra campi e stalle, prima di svoltare a sinistra e, in leggera salita, portarsi al grazioso borgo di Favrio, che da solito merita una visita, in posizione panoramica su un ripiano alla base della lunga dorsale del Monte Misone. Il suggerimento è di concedersi una meritata sosta, aggirarsi tra le case, godere del silenzio e dei panorami, dissetarsi all’antica fontana, prima di riprendere il cammino.
Seguendo la segnaletica, si torna verso il basso attraversando un tratto di bosco, che anche in piena estate permette di rinfrescarsi all’ombra, arrivando direttamente, oltre la strada asfaltata, alla torbiera di Fiavé.

Un tuffo nella preistoria
All’ingresso dell’area protetta, alcuni pannelli informativi illustrano la storia geologica e archeologica del sito. La torbiera è ciò che rimane dell’antico Lago Carera, un bacino di origine glaciale che, nel corso dei millenni, si è trasformato in un ambiente palustre ricco di biodiversità. Questo processo di interramento naturale ha favorito la conservazione dei resti organici delle palafitte, rendendo il sito di Fiavé uno dei più importanti insediamenti preistorici delle Alpi, tanto da essere inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco.
Un sistema di passerelle in legno sopraelevate permette di addentrarsi nella torbiera senza danneggiare il fragile ecosistema. Camminando su queste strutture, si possono osservare da vicino le ricostruzioni delle palafitte, fedelmente realizzate sulla base dei ritrovamenti archeologici. Queste abitazioni su pali, risalenti principalmente al II millennio a.C., offrono uno spaccato della vita quotidiana delle comunità preistoriche che qui abitavano.
La torbiera ospita inoltre una grande varietà di specie vegetali e animali tipiche degli ambienti umidi. Tra le piante, spiccano le sfagnete, muschi che contribuiscono alla formazione della torba, e diverse specie di carici e giunchi. Per quanto riguarda la fauna, l’area è un importante habitat per anfibi come la rana di Lataste e il tritone crestato, oltre a essere un punto di sosta per numerosi uccelli migratori.
Uscendo dalla torbiera, il sentiero prosegue in leggera salita verso il Doss dei Gustinacci, una modesta collina che offre una bella vista panoramica. Contornando la torbiera a nord, e seguendo le evidenti indicazioni, non resta che rientrare al punto di partenza. Senza affrettare il passo. Per respirare ancora un po’ il legame profondo tra uomo e ambiente, in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, con dove le storie continuano a essere raccontate e vissute, passo dopo passo.

IL PERCORSO
Regione: Trentino – Alto Adige
Partenza e arrivo: Fiavé (660 m)
Accesso: si può raggiungere Fiavé sia da Trento, salendo a Sarche e poi a Ponte Arche, sia da Tione di Trento, o in alternativa da Riva del Garda
Dislivello: 150 m
Durata: 3 h
Difficoltà: T (turistico)
Immagine di apertura: il borgo di Favrio, poco sopra Fiavé. © Dega180











