Tra le pieghe delle Terra negli Orridi di Uriezzo

In Valle Antigorio, oltre Domodossola e in vista dei giganti delle Lepontine, si apre una profonda e stretta gola, scavata nel corso del tempo dai ghiacci e dalle acque. Un mondo nascosto e silenzioso, da esplorare a piedi per immergersi nella storia geologica di una valle unica

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
da Gravellona Toce, sulla A26, si segue la Statale del Sempione fino a Domodossola, dove si continua per la Valle Antigorio, in direzione della Val Formazza
Nel cuore dell’Ossola, dove la forza dell’acqua ha inciso per millenni la pietra con pazienza scultorea, la Valle Antigorio custodisce una meraviglia geologica rara e poco conosciuta (almeno per la sua bellezza): sono gli Orridi di Uriezzo, non un singolo canyon, ma un sistema articolato di gole scavate nel corso dell’ultima glaciazione, testimoni di una lunga storia naturale in cui il tempo e gli elementi si sono alleati per creare un ambiente dalla suggestione quasi ipnotica.
La Valle Antigorio si estende a nord di Domodossola, seguendo il corso del fiume Toce verso la Val Formazza. Stretta e impervia, è incastonata tra le dorsali di gneiss e micascisti delle Alpi Lepontine, con rilievi che sfiorano e superano i 3000 metri di quota. Il paesaggio è aspro e insieme accogliente, modellato da millenni di azione glaciale e fluviale. A livello geologico, l’area è dominata da rocce metamorfiche risalenti al Paleozoico, profondamente trasformate durante le fasi orogenetiche alpine. Le rocce, resistenti ma segnate da fratture, hanno permesso all’acqua di insinuarsi, scavando gole e marmitte dalle forme sinuose. Questi fenomeni geologici sono il risultato di millenni di erosione delle acque del Toce e dei suoi affluenti, che, scavando nel terreno, hanno creato le gole profonde e le impressionanti marmitte che possiamo ammirare oggi. Queste ultime sono formazioni circolari create dall’azione abrasiva dell’acqua che, trasportando massi e detriti, ha scavato nella roccia creando le stupefacenti ed enormi vasche circolari che sembrano scolpite dall’uomo, ma che in realtà sono il risultato della paziente forza dell’acqua. È affascinante osservare come il fiume, purtroppo spesso non visibile dal sentiero, abbia plasmato questo paesaggio, lasciando dietro di sé delle testimonianze tangibili del grande potere dell’acqua.
A Uriezzo non ci troviamo però davanti al classico canyon aperto e tumultuoso, bensì a una rete di forre fossili, scolpite quando il ghiacciaio del Toce occupava tutta la valle. Al suo ritiro, i torrenti glaciali si incanalarono in fenditure e fratture, dando vita a sculture naturali profonde, levigate, misteriose. Gli Orridi di Uriezzo sono un esempio eccezionale di questa dinamica: l’acqua ha creato passaggi sinuosi, camere naturali, pareti alte anche 30 metri e incise con precisione sorprendente.

Tra gole e marmitte
Ed è qui che si sviluppa un affascinante itinerario ad anello, percorribile in mezza giornata, che unisce il fascino della scoperta geologica con panorami alpini, borghi in pietra e boschi silenziosi. Un’escursione che, come spesso accade in Ossola, parte sottovoce e finisce con il lasciare il segno. L’anello classico degli Orridi parte dal suggestivo borgo di Baceno, dominato dalla splendida chiesa romanica di San Gaudenzio, un gioiello architettonico che merita una visita a sé. Da qui si prende un sentiero che scende dolcemente tra boschi e prati verso la frazione di Verampio, dove si incontra il primo degli orridi: l’Orrido Sud. È il più spettacolare, lungo circa 200 metri, con pareti levigate e verticali che si avvicinano fino a sfiorarsi, un microcosmo umido e silenzioso, dove l’eco della roccia è l’unico suono. Si prosegue poi verso l’Orrido Ovest e l’Orrido Nordest, meno imponenti ma non meno affascinanti, e da lì si può scegliere se dirigersi direttamente verso le marmitte dei giganti, oppure allungare l’itinerario salendo a Crego, piccolo villaggio in pietra che sembra uscito da un altro secolo. Le varianti non mancano: è possibile partire anche da Premia, o costruire un giro più breve adatto a famiglie e bambini, limitandosi agli orridi principali. Il sentiero è sempre ben segnalato e si trovano anche pannelli informativi che illustrano i fenomeni geologici.
La vegetazione accompagna l’escursionista con la sua varietà, tra boschi di castagno e faggio, mentre l’umidità delle gole favorisce la presenza di felci, muschi e licheni, creando microhabitat affascinanti. Non è raro imbattersi in piccoli animali del sottobosco, o scorger rapaci che solcano l’aria tra le pareti rocciose.

Un mondo nascosto
L’anello non presenta difficoltà tecniche particolari, ma alcuni tratti – specie quelli interni agli orridi – possono essere scivolosi o stretti, richiedendo passo sicuro e attenzione. Il dislivello complessivo è moderato e la lunghezza dell’anello completo varia tra i 9 e i 10 chilometri. I panorami, invece, sono molteplici e davvero appaganti: dalla vista sul Toce incassato nella valle, ai tetti in pietra di Crego, fino ai boschi di faggio punteggiati di luce nei pomeriggi primaverili. Nei punti più alti si scorge la Val Formazza, mentre a tratti il sentiero si apre su balconi naturali da cui è possibile osservare l’intero alveo del fiume scavato nella roccia.
Il territorio attraversato è anche ricco di testimonianze antropiche: antichi ponti in pietra, mulattiere lastricate, resti di forni comunitari, fontane scolpite. Elementi che raccontano la vita dura ma radicata della montagna ossolana, fatta di emigrazione e ritorni, di pastorizia e di rituali antichi.
Camminare negli Orridi di Uriezzo, in fondo, è come entrare in un’altra dimensione. Le gole ti avvolgono con le loro pareti levigate, la luce filtra a fatica tra muschi e felci, e l’aria si fa umida e immobile. In certi tratti ci si sente quasi osservati, come se la montagna stessa fosse viva, vigile. Non è un’escursione epica o impegnativa, ma ha quel carattere introspettivo che la rende preziosa: invita a rallentare, a osservare, a toccare con mano la roccia levigata dal tempo. Anche i più giovani ne rimangono affascinati, complici le forme strane e i nomi evocativi.
La primavera è probabilmente il momento ideale, con l’acqua che filtra ancora tra le rocce, i primi fiori che colorano i prati, la luce radente che esalta le forme della roccia. Ma anche l’autunno è capace di regalare grandi emozioni, con i suoi colori infuocati, le atmosfere raccolte, quasi malinconiche, mentre in piena estate il fresco delle gole rappresenta un richiamo naturale. E quando, al termine dell’anello, si torna al punto di partenza, resta la sensazione di aver attraversato un mondo segreto. Un mondo che, per fortuna, ha ancora il coraggio di nascondersi.
IL PERCORSO
Regione: Piemonte
Partenza e arrivo: Baceno (655 m), ma è possibile partire anche da altre località
Accesso: da Gravellona Toce, sulla A26, si segue la Statale del Sempione fino a Domodossola, dove si continua per la Valle Antigorio, in direzione della Val Formazza
Dislivello: 100/300 m
Durata: 2/4 h
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: l’area intorno agli Orridi di Uriezzo, in Valle Antigorio. © Erwin Meier











