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Itinerari | 25 luglio 2025 | 20:00

Una targa ricorda la fuga in Svizzera di Luigi Einaudi. Tra storia e grandi silenzi, sulla cima del Mont Avril

Itinerario lungo e impegnativo in Valpelline, che dai boschi di Glacier sale alla Fenêtre de Durand, porta naturale verso il Vallese, e alla panoramica cima affacciata sul grande Glacier d’Otemma, tra laghi glaciali, solitari valloni e pascoli alpini

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Valle d’Aosta
EE (escursionisti esperti)
1800 m
5/6 h
Glacier (1560 m)
Mont Avril (3347 m)

da Aosta si prende la statale per il Gran San Bernardo, abbandonandola poco dopo per seguire le indicazioni per la Valpelline; superato l’omonimo paese, si prende a sinistra per Ollomont, che si raggiunge e supera, fino a lasciare l’auto al parcheggio di Glacier (o Glassier), al termine della strada percorribile dalle auto private

Non ho mai capito fino in fondo la passione per le salite lunghe, lunghissime, faticose, quelle che sembrano non finire mai. Quelle che parti, e dopo qualche ora ti chiedi perché hai scelto un’escursione così. Poi ti guardi intorno, non vedi anima viva, solo silenzio e spazi aperti, cime a perdita d’occhio. E più sali, più senti quella stana sensazione di appagamento che ti pervade. E allora la domanda del “perché sono qui?” perde ogni senso, scompare, rimpicciolisce come le baite giù in basso, che diventano dei puntini nel verde. E poi sali ancora, raggiungi un valico, che sia una stretta forcella o un’ampia sella, e davanti agli occhi si dipana lo spettacolo di altre valli e altre cime, ghiacciai, pareti, e già ti sei dimenticato della fatica, con l’occhio che guarda intorno per salire ancora, raggiungere una cima, toccare il cielo, dove puoi solo scendere. Ecco, la Valpelline, solitaria laterale della Valle d’Aosta senza impianti di risalita (per fortuna!), senza paesi famosi, è una di quei luoghi perfetti per escursioni di questo genere. E già arrivando al capoluogo del comune sparso di Valpelline  – Chef-Lieu, come lo chiamano qui – sai di essere nel posto giusto. Ma il bello deve ancora iniziare.


Dalla cima del Mont Avril (3347 m), lo sguardo sul percorso di salita, con i due piccoli Lacs des Thoules. Franco56

Valloni e laghi solitari
Siamo nel cuore delle Pennine Occidentali, e risalendo la Valle di Ollomont, ramo secondario della Valpelline, si inizia ad assaporare un’atmosfera particolare. La meta di oggi è il Mont Avril, 3347 metri di quota, nella catena del Grand Combin-Mont Velan, una montagna dal profilo meno severo rispetto al vicino Mont Gelé, terminando in una cresta aperta e scoscesa sul versante nord, mentre sul lato italiano (sud) presenta pendii meno ripidi, sprovvisti di ghiacciai. La strada percorribile in auto termina alla località di Glacier (o Glassier) a circa 1550 metri di quota. Nel piccolo parcheggio ci sono poche auto, anche in piena estate, nessun negozio, poche baite, mentre intorno si distendono pascoli curati e boschi, un piccolo torrente, in una conca solare e rilassante. Il tracciato da seguire è segnato con il n° 6, verso il bivacco Regondi, punto di appoggio per la salita al Mont Gelé. Si supera il torrente e si inizia a salire piacevolmente nel bosco, il tracciato prende quota con regolarità, e conviene andare di buon passo, ma senza strafare, la salita è lunga e bisogna dosare bene le energie. Ecco una conca erbosa, poi una sterrata, dove si snoda, verso destra, il sentiero n° 6. Per il nostro itinerario, invece, si deve prendere la sterrata che sale dritta, il segnavia è il n° 6A, che sale tra pendii erbosi all’alpeggio di Balme de Bal (2130 m). Il bosco è finito, e da qui in avanti solo grandi pascoli d’alta quota. Si procede sul sentiero n° 5, che sale dolcemente quasi parallelo a una sterrata, e che in questo tratto coincide con il Tour du Combin (TDC). Poi si passa dalle baite di Lombardin (2309 m), oltre le quali, volendo, una breve deviazione a destra conduce ai piccoli Lacs des Thoules. Raggiunto l’alpeggio di Thoules (2381 m), il sentiero si fa più selvaggio, segue verso nord il corso del torrente, poi raggiunge la piccola conca dove un ultimo strappo, con diversi tornanti su sfasciumi e magri pascoli, permette di salire alla conca glaciale, circondata da ghiaioni e cime, dove è adagiato il piccolo e solitario Lac de Fenêtre (2709 m), spesso ghiacciato fino a stagione inoltrata, nelle cui acque verdi si riflette il Mont Gelé.


In arrivo alla Fenêtre de Durand (2797 m). © Franco56

Le storie e i panorami in alta quota
Un’ultima breve salita su sfasciumi e qualche roccia, e si arriva finalmente alla Fenêtre de Durand (2797 m), vasta sella tra il Mont Avril, la nostra meta, e il Mont Gelé. Il panorama, già da qui, è davvero vasto, e spazia dalle cime valdostane del versante italiano, ai colossi glaciali elvetici. Una pausa è d’obbligo, anche perché sono già passate diverse ore dalla partenza, e il dislivello è arrivato a oltre 1200 metri. Una pausa per ammirare il panorama, certo, ma anche per soffermarsi a leggere la targa che ricorda la fuga di Luigi Einaudi, che nel 1943 passò proprio da questo colle per fuggire in Svizzera. Dopo la caduta del governo Mussolini, infatti, Einaudi e altri professori che non erano scesi a patti con il regime, vennero nominati rettori di alcune università italiane. Dopo l’8 settembre Einaudi si rifiutò di espatriare, ma consapevole dei rischi che stava correndo, e accorgendosi della preoccupante presenza di camicie nere e militari tedeschi che giravano intorno all’Università di Torino, decise soffertamente di rifugiarsi in Svizzera. La fuga iniziò il 22 settembre, e il giorno seguente il futuro Presidente della Repubblica attraversò la Fenêtre de Durand mentre imperversava una tormenta di neve, accompagnato dalla moglie Ida, da Paolo Farinet e da Ettore Castiglioni. L’esilio sarebbe durato fino al dicembre 1944.
Pensieri, tempi che furono, ma la salita non è terminata. Si abbandona il sentiero segnalato, che cala in Svizzera, e si segue l’evidente traccia verso nordovest che rimonta la cresta sudorientale del Mont Avril. Il primo tratto è ripido, su sfasciumi, poi nella porzione mediana della cresta si può riprendere fiato, nonostante l’esposizione richieda una certa cautela, prima dell’ultimo strappo, di quasi 300 metri di dislivello, che non dà tregua, sembra non finire mai. Qualche nevaio residuo richiede attenzione (una piccozza sarebbe utile…), e poi la vetta. Il Grand Combin domina a nordovest, con i suoi ghiacciai che affacciano sul versante svizzero, ma lo sguardo spazia dal Mont Velan alle Grandes Jorasses, il Weisshorn e la Dent Blanche, mentre proprio ai piedi della cima si distende il Glacier du Mont Durand, poco a destra la vasta distesa del Glacier d’Otemma, e più in basso, a nord, il Lac de Mauvoisin. La fatica si fa sentire, l’aria pungente e rarefatta anche, un ultimo sguardo intorno, poi a sud sul percorso di salita, prima di rimettere lo zaino e iniziare la discesa.


La targa che ricorda il passaggio di Luigi Einaudi sulla Fenêtre de Durand, il 23 settembre del 1943. © Franco56

 

IL PERCORSO
Regione: Valle d’Aosta
Partenza: Glacier (1560 m)
Arrivo: Mont Avril (3347 m)
Accesso: da Aosta si prende la statale per il Gran San Bernardo, abbandonandola poco dopo per seguire le indicazioni per la Valpelline; superato l’omonimo paese, si prende a sinistra per Ollomont, che si raggiunge e supera, fino a lasciare l’auto al parcheggio di Glacier (o Glassier), al termine della strada percorribile dalle auto private
Dislivello: 1800 m
Durata: 5/6 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)

 

Immagine di apertura: dalla cima del Mont Avril (3347 m), la vista si apre sui monti svizzeri del Vallese, con il Lac de Mauvoisin in basso a sinistra e il Glacier d’Otemma sulla destra. © Steynard

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