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Storia | 18 giugno 2025 | 16:15

Dal monte Budellone emerge una falange umana: unica testimonianza di Neanderthal della Lombardia. Le Prealpi bresciane scrivono un nuovo capitolo della nostra preistoria

Tra i rilievi della nostra penisola compare una traccia senza precedenti dell’antenato dell’uomo. A Prevalle, nel bresciano, ai piedi di una falesia nel Monte Budellone, degli scavi archeologici hanno portato alla luce una falange umana, che sembrerebbe essere appartenuta ad un giovane uomo di Neanderthal del Pleistocene. "Questo ritrovamento annovera il sito del Monte Budellone tra i più importanti dell’intera area padana"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Siamo in piena Prealpe bresciana, nel versante meridionale del Monte Budellone. Il recente ritrovamento di una falange umana del periodo Neanderthal, non ha precedenti in Lombardia; mai prima d’ora la regione aveva portato alla luce resti umani del Paleolitico Medio. Secondo l’assessore Paolo Burlon, coordinatore delle attività per il Comune di Prevalle, "questo ritrovamento annovera il sito del Monte Budellone tra i più importanti dell’intera area padana".

 

Il ritrovamento non è tuttavia accidentale. Già nel marzo 2023, gli archeologi e speleologi del Gruppo Grotte di Gavardo si era interessato alla zona, segnalando la presenza di resti ossei e manufatti in pietra ai piedi della falesia. Riconosciutone il valore, sono stati promossi una serie di interventi, con il contributo della Soprintendenza e del Comune, che hanno fatto emergere centinaia e centinaia di reperti. Ora, questa collezione si arricchisce del primo resto corporeo umano, che, secondo gli esperti, vista la conformazione umana ma non ancora pienamente sviluppata, sarebbe da attribuire ad un individuo in giovane età; cui ora si cercherà di restituire una datazione precisa.

 

Secondo quanto emerso dalla conferenza di martedì 17 giugno, L'uomo di Neanderthal sul Monte Budellone, tenutasi nel Comune di Prevalle, le scoperte recenti basterebbero a dimostrare la presenza preistorica di gruppi di cacciatori-raccoglitori neanderthaliani nell’area. Questi individui avrebbero frequentato le Prealpi bresciane tra 100 e 50 mila anni fa, in pieno Pleistocene, come testimonierebbero anche i numerosi resti faunistici - parliamo di cervi, marmotte, bisonti e orsi - dello stesso periodo; probabilmente prede dei caccia. Rimane invece poco chiaro se il sito fosse una grotta o, più probabilmente, soltanto un riparo sotto roccia.

Ad intervenire sono stati il Dott. Marco Baioni, direttore dello scavo e del Mavs di Gavardo, il Dott. Nicolò Fasser, Responsabile scientifico e ricercatore dell'Università di Ferrara, e il Dott. Bona, direttore tecnico e collaboratore dell'Università di Milano.

 

Per una datazione più approfondita si ricorrerà proprio al confronto molecolare con i dna di lupo e cervo, dal momento che la datazione al radiocarbonio non va oltre i 50.000 anni. Con questo obiettivo sarà coinvolta la dottoressa Alessandra Cilli, paleogenista dell’Università di Bologna. I risultati, attesi per il prossimo autunno, potrebbero aprire nuove frontiere sulla conoscenza della biodiversità umana e non umana del Pleistocene.

 

Il sindaco di Prevalle non ha mancato di ringraziare tutti coloro che hanno cooperato al successo di questa campagna di scavo.

Ancora una volta, le Prealpi e il pedemonte si rivelano uno scrigno inestimabile per la storia della civiltà umana; un palinsesto nel quale, strato dopo strato, possiamo leggere l’intreccio plurimillenario tra uomo e natura.

 

Foto in apertura: pagina facebook "Scavi al Budellone"

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