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Storie | 24 agosto 2026 | 14:00

Camminando tra gli edifici colpiti dal sisma ho incontrato una maestra: nelle sue parole una speranza sincera, che la politica è chiamata ad alimentare

Ci sono storie che, senza mezze misure, passano dalle prime pagine dei giornali a un profondo e prolungato silenzio che, ogni tanto, vale la pena interrompere. Perlomeno in occasione degli anniversari. Così, a 10 anni dal terremoto del Centro Italia, proviamo a guardare al futuro grazie a una scuola di Visso

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Ci sono storie che, senza mezze misure, passano dalle prime pagine dei giornali a un profondo e prolungato silenzio che, ogni tanto, vale la pena interrompere. Perlomeno in occasione degli anniversari.

 

Visso è un paese dove, tre anni fa, ho avuto occasione di soggiornare qualche giorno. All'imbocco, la segnaletica stradale indicava con orgoglio che era stato incluso nell'elenco dei borghi più belli d'Italia. "La perla dei Sibillini", così lo chiamavano. Ma dal 2016 il centro storico del paese è in buona parte inaccessibile.

 

Il motivo forse in molti non lo ricordano più. Ma al tempo fece molto rumore.
Il rumore della terra che trema, dei muri che si crepano, dei coppi che cadono, dei comignoli che si inclinano vertiginosamente.
Il rumore delle macerie.
Il rumore del terremoto.

 

Se sul Monte Vettore la fagliazione superficiale del sisma è visibile a chilometri di distanza - lunga ferita che taglia in due l'intero pendio - giù in valle, tra i paesi, le cicatrici sono ancora difficili da contare. L'accesso ai centri storici, minuti e delicati come presepi, è interdetto da una cinta di recinzioni.


"Entrare è pericoloso, lì balla tutto!" Mi era stato intimato da un muratore. E di muratori, a Visso, ce n'erano tantissimi. Tre anni fa (e quindi a sette dal terremoto del 2016), il paese era un enorme cantiere. Gru, betoniere, ruspe, cazzuole, cemento armato, ...

 

La scuola però era rimasta in piedi. La struttura antisismica aveva fatto il suo dovere.
Quando ero passato i bambini giocavano in cortile durante la ricreazione, così ne ho approfittato per fare qualche domanda alla maestra.

 

"Da ottobre 2016 a gennaio 2018 - mi aveva raccontato - abbiamo dovuto lasciare il paese".

 

Dalle montagne al mare: Civitanova, Porto Sant'Elpidio, ... Poi sono ritornati nei moduli abitativi prefabbricati. Ma non tutti. Secondo lei meno della metà. Dopo due anni è normale che le radici possano attecchire altrove.


Così a scuola si contavano solo 6 alunni alle medie. Pochissimi. Alle elementari 26, con due pluriclassi: ossia due classi accorpate (prima e seconda, quarta e quinta).

Ad accendere un barlume di speranza era stato l'asilo. "30 bambini", mi aveva spiegato la maestra con gli occhi che brillavano d'orgoglio. Un numero che regala un sorriso; un numero che può offrire un futuro a un paese di media montagna; un numero che irrobustisce lo spirito di comunità in territori dove, spesso, è proprio il carattere comunitario a tenere in piedi la struttura sociale. Anche quando la terra trema.

 

Oggi, informa gentilmente il Dsga Simone Ripani, tra scuola dell'infanzia (26 alunni, suddivisi in una sezione a tempo pieno e una a tempo ridotto), scuola primaria (37 alunni, organizzati in due pluriclassi e una classe), scuola secondaria di primo grado (13 alunni, organizzati in una pluriclasse) nel plesso di Visso si contano 76 alunni: 14 in più rispetto a tre anni fa.

 

Se le difficoltà, come riportato in questo articolo, rimangono ancora tante nei comuni colpiti dal sisma, questi piccoli segnali continuano a infondere un leggero, ma vivo ottimismo. Ma questo sentimento di fiducia riuscirà a trasformarsi in un efficace rilancio del territorio solo se alimentato con convinzione e concretezza da politiche nazionali più attente alle esigenze delle aree interne. Lo spirito comunitario è infatti importantissimo, ma non sempre è sufficiente quando mancano iniziative e servizi necessari per garantire ai residenti un vivere dignitoso.

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