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Dai ''No-Vax'' alle feste in baita, perché in Val di Fiemme restano i più alti indici di contagio da Covid del Trentino?

Nella sola Predazzo che ha 4528 abitanti ci sono (dati di ieri 3 giugno) 33 positivi mentre Trento che ne ha oltre di 120.000 ne conta solo 44. Tra le situazioni problematiche quella della scuola dell'infanzia dove ci sarebbero bimbi positivi
DAL BLOG
Di Francesco Morandini - 04 giugno 2021

Delle mie passioni (la politica, la scrittura e la biblioteca) mi è rimasta integra, o quasi, solo la seconda. La biblioteca era a scadenza e la politica è da tempo “scaduta” pur restandomi brandelli di interesse a livello locale

Un bimbo di 3 anni risultato positivo al Covid-19 lo scorso novembre, pur senza sintomi, e che 5 mesi dopo si ritrova invece con tutti i sintomi e nuovamente in quarantena a festeggiare con i genitori il proprio compleanno e quello del papà. E’ una storia che per alcuni potrà risultare di normale amministrazione, ma che i genitori del bambino, negativi in entrambe le occasioni, non digeriscono affatto.

 

“Ma come - esclama il papà preoccupato -. Dicono che per 6 mesi dovrebbe essere immune e invece se l’è preso ancora, e noi niente, sempre negativi”. Il problema è evidentemente legato alla Scuola dell’infanzia. ''A dicembre con due casi positivi la sezione era rimasta aperta, ora i bambini positivi sono 6 su 18 e 2 mesi fa è stata chiusa un’altra sezione. Qui bisogna fare qualcosa - sbotta il papà - mio figlio ha fatto 7 tamponi e non sono finiti''. ''L’ho visto piangere ogni volta – aggiunge la madre – non si può fare un tampone a un bimbo di 3 anni per ogni raffreddore”.

 

Il fatto che un terzo dei bambini di una sezione risulti positivo al Covid, non è per niente rassicurante, soprattutto alla luce dei dati giornalieri dei contagi in val di Fiemme, in particolare a Predazzo e Ziano e, sull’altro fronte della valle, a Capriana e Valfloriana. Basta osservare la cartina di Fbk con la percentuale dei positivi rispetto alla popolazione per individuare che nel quadro di progressivo miglioramento provinciale, in arancione spiccano i confini della valle di Fiemme e i riflessi su Cembra e Fassa.

La cartina degli attualmente (il dato è aggiornato al 3 giugno) positivi è ancor più impattante, posto che Predazzo con 33 contagi, risulta il Comune con il maggior numero assoluto di positivi dopo Trento che ne registra 44. Nei giorni scorsi fra i primi 6 Comuni con la maggior quantità percentuale di contagi ce n’erano 4 della valle di Fiemme e altri a ruota. Capriana con l’1% è al secondo posto assoluto del Trentino dopo il piccolo Massimeno che con 3 soli contagi raggiunge il 2,1%. Segue poi Panchià al terzo posto con lo 0,97% e al sesto e settimo posto, l’Alta val di Fiemme, Predazzo e Ziano la prima a 0,73% e la seconda a 0,68%.

 

Abbiamo cercato di capire quali possano essere le ragioni. Qualcuno sostiene che fra tutte le sfumature degli ambienti “No vax”, dai negazionisti ai semplicemente “preoccupati”, c’è chi si sta facendo una sorta di indennità di gruppo senza prestare molta attenzione a distanziamenti e mascherine, ma a dire il vero infermieri e medici che abbiamo interpellato dicono di non esserne al corrente. E’ vero tuttavia che c’è una forte presenza in valle di “No vax” diversamente convinti, ma che in forme più o meno radicali snobbano determinate cautele.

 

Fra i miei pazienti – ci dice un medico – non ne ho trovati molti indisponibili a vaccinarsi. Se c’è questa alta percentuale di contagi è perché il comportamento medio delle persone è irresponsabile”. Cita il caso del focolaio della Cassa rurale, ma anche i fine settimana in baita di decine di ragazzi. Stessa considerazione di un’infermiera che attribuisce questo dato anomalo, con evidente disappunto, alla mancata osservanza delle regole anti-Covid dei cittadini. Resta il problema dell’alto numero di ragazzi e soprattutto di bambini, quasi sempre asintomatici, che però portano il virus in casa. 6 su 18 in una sezione della Scuola dell’infanzia è un numero oggettivamente preoccupante, tanto più se c’è qualche bambino che il virus se lo becca due volte nel giro di pochi mesi.

 

 

Se si trattasse di una questione prettamente personale ognuno potrebbe fare ciò che gli pare – è il commento ricorrente fra gli operatori sanitari – ma qui si tratta del bene comune, del rispetto per gli altri e della sanità pubblica.

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