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''Associazione con fini terroristici''. I sette anarchici devono restare in carcere, il tribunale conferma gli arresti

In quattro devono rispondere di associazione con fini terroristici, mentre in tre di danneggiamento con finalità terroristiche. Il blitz di carabinieri, digos e polizia era arrivato a metà febbraio

Di Luca Andreazza - 13 marzo 2019 - 18:17

TRENTO. Nessuna scarcerazione, i sette anarchici arrestati il mese scorso restano in carcere. Il tribunale del riesame ha respinto la richiesta della difesa degli avvocati Mattei, De Bertolini e Giudiceandrea. Le persone fermate sarebbero state riconosciute  quali autrici, secondo gli inquirenti, di diverse azioni come la bomba incendiaria all'Università di Trento, i danneggiamenti alle vetture della polizia locale e gli ordigni contro la sede della Lega.

 

In quattro devono rispondere di associazione con fini terroristici, mentre in tre di danneggiamento con finalità terroristiche. Non è bastata la memoria di 44 pagine presentata dai legali della difesa per smontare le aggravanti e dimostrare l'assenza di elementi probatori che collegano i sette agli attentati avvenuti in Trentino. Le tesi però non hanno convinto i giudici a confermare la solidità di quanto raccolto da carabinieri, digos e polizia

 

Il blitz delle forze dell'ordine era scattato il 19 febbraio scorso, un'operazione che aveva portato tensione in centro a Trento per le diverse manifestazioni degli antagonisti per chiedere la liberazione degli arrestati (Qui articolo). In manette erano finiti Luca Dolci, 33enne di origine giuliana; Roberto Bottamedi, 28enne, trentino; Giulio Berdusco, 32enne, di origine veneta; Agnese Trentin, 31enne, di origine veneta; Andrea Parolari 45enne, trentino; Nicola Briganti, 44enne, di origine salentina; Marie Antonia Sacha Beranek 34enne, di origine tarantina.

 

Accusati, a vario titolo, di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsifabbricazione, detenzione e porto di armi ed esplosivi, atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici, anche di pubblica utilità, con finalità di terrorismo e con collegamenti con altre omologhe realtà italiane e straniere tra Grecia, Spagna e Svizzera

 

Il covo della cellula anarco-insurrezionalista era stata individuata in una casa isolata a Bosco di Civezzano. Questo il luogo dove due degli anarchici, Dolce e Trentin, secondo le indagini, sarebbero riusciti a falsificare con un lavoro minuzioso alcuni documenti di identità, funzionali a garantire la clandestinità di compagni per la realizzazione del progetto sovversivo e il compimento di atti di eversione.

 

 

Alcuni di questi documenti, insieme al sequestro di alcune banconote false, sono stati poi trovati in possesso di un 36enne anarchico foggiano Alessio Michele Del Sordo già arrestato Patrasso (Grecia) il 30 giugno 2018,intento a imbarcarsi per Bari.

 

Le indagini portate avanti da carabinieri e polizia avrebbero anche permesso di appurare che la cellula avrebbe usato diverse sedi in Trentino per svolgere le riunioni del gruppo. Locali che sarebbero inoltre stati usati per riunire i militanti, ma anche come deposito di caschi e bastoni.

 

 

L'attività di propaganda sarebbe avvenuta anche attraverso la redazione e la diffusione della rivista anarchica “I giorni e le notti”, bollettino diffuso in modalità cartacea nel quale, fra l’altro, si sostiene che “…il cambiamento violento delle condizioni date, l’insurrezione armata contro l’ostacolo materiale - lo Stato - che impedisce ogni trasformazione reale è ancora oggi l’unica strada possibile verso la libertà”. Le intercettazioni avrebbero permesso anche di rilevare i presunti “concreti propositi eversivi”, testimoniati non solo dai molteplici attentati compiuti, ma anche da una spiccata “intenzione insurrezionale”, tanto che, in un commento intercettato, sarebbe stato espressamente affermato che per “fare la rivoluzione” è necessario addirittura “ammazzare qualcuno”.

 

Inoltre dalle indagini è emerso un particolare modus operandi caratterizzato da un “elevato livello di cautela”, in quanto gli indagati sarebbero stati soliti lasciare a casa i cellulari accesi durante le “fasi operative”, oltre che ricercare distributori privi di videosorveglianza per reperire materiali infiammabili.

 

Nel dettaglio, secondo le indagini ci sarebbe stato un coinvolgimento degli arrestati nelle seguenti azioni violente di matrice anarchica:

 

il danneggiamento del laboratorio di matematica industriale e crittografia del Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi di Trento, mediante l’uso di un ordigno esplosivo o incendiario, che ha causato la distruzione dei sistemi informatici ivi presenti, avvenuto l’08 aprile 2017, a Trento;

 

- il danneggiamento di un traliccio della società “Spa Towers”, di cinque ponti ripetitori radio-televisivi e delle apparecchiature ivi installate per la trasmissione di segnali radiofonici, telefonici e telematici, avvenuto il 07 giugno 2017, a Rovereto in località Monte Finonchio. Tra le attrezzature distrutte figurano anche alcuni apparati utilizzati per le trasmissioni dell’Arma dei Carabinieri, il cui danneggiamento ha causato una temporanea interruzione dei collegamenti radio;

 

- il danneggiamento di almeno nove autoveicoli della Polizia Locale, mediante l’uso di ordigni incendiari tipo “molotov”, avvenuto il 03 dicembre 2017, a Trento;

 

- il danneggiamento di una filiale Unicredit, mediante un ordigno esplosivo, avvenuto il 25 luglio 2018, a Rovereto;

 

- il danneggiamento della sede dell’agenzia di lavoro interinale Randstad, mediante un ordigno esplosivo, avvenuto il 1° settembre 2018, a Rovereto;

 

- la collocazione di due ordigni esplosivi, dei quali uno solo esploso, nei pressi della sede della “Lega”avvenuta il 13 ottobre 2018, ad Ala.

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