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Coronavirus, l'allarme della Fenalt: ''All'arrivo della prima contagiata in ospedale 14 sanitari sono finiti in quarantena. Qualcosa non ha funzionato''

Il dirigente Paolo Panebianco racconta quanto sarebbe successo quando è arrivata al Santa Chiara l'anziana di 83 anni contagiata dal coronavirus. Infermieri, Oss e medici sarebbero stati mandati in quarantena a causa delle manchevolezze nella procedura di filtro

Di Davide Leveghi - 03 marzo 2020 - 19:04

TRENTO. Parla di procedure manchevoli e di una situazione di spaesamento tra il personale sanitario il dirigente della Fenalt Sanità Trentino Paolo Panebianco. Il riferimento è a quanto successo negli ultimi giorni e alle difficoltà riscontrate nel gestire il complicatissimo fenomeno del coronavirus. Panebianco ha voluto precisare che non c'è intenzione di voler creare inutili e pericolosi allarmismi, ma semmai di voler lanciare un grido d'allarme per far riaggiustare il tiro di fronte ad una situazione nuova ed eccezionale e che vede in gioco non solo la salute della cittadinanza, ma anche di chi con la sanità lavora.

 

“La questione è delicata e non voglio aggiungere ansia a quella che c'è nell'aria – esordisce – ma in questo caso, da sindacalista, non posso che lanciare un grido d'allarme per la sicurezza dei lavoratori. Se l'ospedale va in crisi per delle manchevolezze nelle procedure allora bisogna metterne in atto delle altre”.

 

Le procedure “manchevoli” a cui fa riferimento il sindacalista afferiscono alle immediate circostanze dell'arrivo della signora 83enne giunta all'ospedale Santa Chiara nella serata di domenica 1 marzo. Il primo caso di Covid-19 in Trentino, infatti, annunciato nella giornata di lunedì in una conferenza stampa dal governatore Maurizio Fugatti, sarebbe stato riscontrato con qualche difficoltà, dimostrando qualche falla nel sistema di filtro. Giunta all'ospedale, la signora 83enne sarebbe entrata in contatto con diversi membri del personale sanitario, prima che le venisse effettivamente riscontrato il virus. Questo ha determinato la messa in quarantena di 14 persone tra personale infermieristico, Oss e medici, creando un rapporto 1:14 che nel caso di un afflusso copioso di contagiati potrebbe mettere in grande difficoltà la tenuta dell'ospedale.

 

“Dopo l'arrivo della signora – spiega infatti Panebianco – 14 lavoratori, di cui 8 infermieri, 5 Oss e 1 una dottoressa di geriatria, sono stati messi in quarantena nelle proprie case, dimostrando un buco grande come una casa nel sistema di filtro. Nondimeno nella giornata di giovedì scorso, alla presenza dei sindacati e dei dirigenti dei medici, l'Azienda sanitaria ci aveva rassicurati, annunciando che nel caso di emergenza ci sarebbero stati comunicati dei piani di sicurezza da mettere in campo, e che avremmo avuto una dotazione di disinfettante da una azienda di Pergine, quindi a chilometro 0”.

 

“Nonostante ciò – continua – abbiamo fatto notare come le indicazioni date fossero discordanti e non del tutto chiare. Ciò che ci saremmo aspettati, infatti, erano indicazioni quasi militari, visto che in una possibile situazione di emergenza, i nostri soldati sono i sanitari. Arrivata la prima malata, però, 14 lavoratori sono finiti in quarantena. Non ho la competenza di un medico o di un virologo, ma è chiaro che se un paziente provoca questi danni qualcosa nel filtro non ha funzionato. Ci è stato detto che avremmo avuto le risorse necessarie nel caso in cui il numero di pazienti fosse stato ampio, ma se la situazione è questa noi sappiamo che non è vero”.

 

Di contro alle rassicurazioni dell'Azienda sanitaria, pare che le procedure di filtro disposte in ospedale non abbiamo funzionato al meglio. A risentirne per primi sono stati proprio i lavoratori a cui è stato richiesto di isolarsi in quarantena nelle proprie abitazioni, e per cui è risultato necessario trovare dei sostituti.

 

Di questo passo – incalza preoccupato Panebianco – con altri casi chiudiamo mezzo ospedale. Forse sarebbe meglio smettere di utilizzare la retorica stucchevole del 'siamo i migliori del mondo' e confessare che c'è stato qualche errore. La stessa procedura sembra essere stata scorretta. Mi è stato infatti riferito che la signora sia stata accompagnata prima in geriatria con una polmonite e che il tampone non le sia stato fatto di default, ma dopo la richiesta per sicurezza di un geriatra”.

 

Questo significa che il controllo non le è stato fatto nel filtro – continua – il problema diviene quindi come si individua il sospetto. Se l'esserlo passa solo per manifestare sintomi, provenire dalle zone rosse o per l'essere entrati in contatto, probabilmente non è sufficiente. Se la signora, infatti, non è stata considerata suscettibile del tampone è chiaro a tutti che qualcosa è andato storto. Se si danno rassicurazioni e poi si porta la signora malata proprio dove non deve andare, al primo caso, allora ti auguri che questo non accada più e che abbiano fatto tesoro”.

 

Cerchiamo di creare una situazione di sicurezza per i lavoratori – conclude – e non far finta di niente come accade altre volte. La confusione è normale, così come la tensione per una situazione nuova. Ma il messaggio che deve passare è che serve più attenzione nelle modalità con cui il paziente afferisce alle strutture”.

 

Sia riguardo alla quarantena per i 14 membri del personale sanitario che riguardo all'arrivo dell'anziana in geriatria prima che venisse sottoposta al tampone, una conferma è arrivata da parte dell'assessora alla salute Stefania Segnana, impegnata nella comunicazione alla stampa delle novità sui casi di coronavirus in provincia. Nulla fuori dal protocollo, ha sostenuto però l'assessora. "La signora, diagnosticata la polmonite interstiziale, è stata sì accompagnata a geriatria e messa in una stanza con tre persone, ma con addosso la mascherina. Dopo il risultato positivo del tampone è stata quindi portata negli infettivi. La signora non aveva da parte sua risposto alle domande per l'avvio delle procedure. Nonostante ciò, la procedura seguita ha seguito il protocollo". 

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