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Belluno
07 settembre | 11:05

Controllo dei nei solo a pagamento: l’appello dei Comitati per la salute pubblica ai sindaci: “Intervenite in Regione, prevenzione oncologica non è servizio accessorio”

Dopo la notizia di escludere la dermoscopia dalle prestazioni sanitarie prescrivibili tramite ricetta medica, il Covesap ha inviato ai sindaci del Veneto un appello per mantenere alta l’attenzione su una situazione sempre più critica per la sanità pubblica. “Un attacco alla prevenzione oncologica: i nostri timori di una privatizzazione della sanità non nascono dal nulla, ma si scontrano con provvedimenti chiari e operativi” ribadisce il Comitato feltrino per il diritto alla salute

BELLUNO. Una vergogna”: così il Comitato feltrino per il diritto alla salute aveva commentato la notizia di escludere la dermoscopia dalle prestazioni sanitarie prescrivibili tramite ricetta medica - e quindi usufruibile solo a pagamento. Ora il Covesap (Comitato veneto per la sanità pubblica), di cui fa parte, invia a tutti i sindaci del Veneto, ai dirigenti Aulss e alla Regione un appello per mantenere alta l’attenzione su una situazione sempre più critica per la sanità pubblica.

 

La mappatura e il controllo dei nei sono stati infatti esclusi, salvo lesioni francamente sospette, dai Livelli essenziali di assistenza: l’unica alternativa per il monitoraggio di routine rimane quindi la sanità privata (per chi può permettersela). La notizia ha inevitabilmente fatto scalpore, soprattutto in una regione come il Veneto, che negli ultimi anni ha conosciuto un forte incremento di incidenza dei melanomi, in particolare nel Bellunese.

 

"È assodato - ribadisce ora Covesap - che si sia registrato un aumento delle diagnosi di tumori cutanei: in Veneto l’incidenza media è stimata intorno a 15 casi ogni 100.000 abitanti. Per salvaguardare la salute dei cittadini, però, lo strumento più efficace è la diagnosi precoce, mentre con le modifiche recentemente introdotte la Regione dà indicazione ai medici di medicina generale di prescrivere le visite di primo accesso solo in caso di lesioni sospette, e non più per valutazioni preventive. Inoltre non viene fatto cenno alla gestione dei successivi controlli, che devono essere effettuati entro i tempi stabiliti ma che, nella pratica, subiscono spesso gravosi ritardi”. Forte quindi il rischio di aumento delle diagnosi tardive, più invasive per i pazienti e più costose per il sistema sanitario. “La prevenzione oncologica - prosegue - non può essere trattata come un servizio accessorio, ma deve fare parte integrante dei livelli essenziali di assistenza sanitaria”.

 

Da qui l’appello ai sindaci del territorio. “Considerando che, in qualità di autorità sanitaria locale, hanno il compito di rappresentare presso la Regione le esigenze della salute della cittadinanza - si legge nel comunicato - Covesap chiede loro di attivarsi per reintrodurre la possibilità di visita dermatologica periodica come prestazione garantita dal servizio sanitario regionale. Inoltre, chiede che i Comuni promuovano campagne di sensibilizzazione in collaborazione con Ulss, associazioni di pazienti e dermatologi, sull’importanza di misure di prevenzione individuale e di controlli periodici”.

 

Il comunicato è stato inviato anche all’assessora regionale alla sanità Manuela Lanzarin, la quale ha inoltre recentemente dichiarato che l’emergenza liste d’attesa è terminata. “L’emergenza termina - prosegue il Comitato - nel momento in cui si tolgono dal servizio sanitario nazionale le prestazioni: una verifica sulle liste d’attesa che è già orfana delle visite di controllo e di tutte le visite di primo accesso oltre le 70 monitorate”. Nonostante l’entusiasmo della Regione sul tema, infatti, la realtà appare più complessa perché nei conteggi ufficiali rientrano solo determinate prestazioni, mentre non sono conosciuti i dati delle prestazioni non monitorate né il Cup prende nota di pazienti invitati a richiamare e che magari si affidano al privato (qui l’approfondimento).

 

A tutto ciò si aggiunge ora l’esclusione della dermatoscopia con la mappatura dei nei. Il timore, ribadito anche dal Comitato feltrino, è che si tratti di una strategia per mantenere positivi i dati ufficiali sulle liste d’attesa, visto che a livello regionale la dermatologia è tra i reparti con maggiori difficoltà, salendo al primo posto in Ulss 1 (i dati).

 

“Cancellare dalle prestazioni pubbliche la mappatura dei nevi - conclude il Comitato feltrino - è un attacco frontale alla prevenzione oncologica. Sul tema si è scatenata anche una polemica politica, ora molto sensibile in quanto le elezioni regionali si avvicinano, ma poi il silenzio è calato. Tuttavia, i nostri timori di una progressiva privatizzazione della sanità pubblica non nascono dal nulla, ma si scontrano con provvedimenti chiari e operativi. In questi ultimi giorni abbiamo incontrato pazienti operati di melanoma e in attesa di controlli o di un appuntamento da oltre 600 giorni e ribadiamo che mettere a pagamento questa prestazione non è la giusta risposta a mancanza di medici o ritardi nelle liste d’attesa”.

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