Una sanità che nasce vicino alle persone, prende forma la Casa di Comunità, Dalla Torre: "La sfida è lavorare sempre più come equipe"
Frutto di un investimento di 4 milioni di euro, quella di Feltre è la seconda Casa di Comunità a diventare operativa. A luglio 2025 era stata infatti inaugurata quella di Agordo, seguiranno quelle di Pieve di Cadore (avviata ora in fase olimpica come sede della guardia turistica) e di Belluno

FELTRE. È già parzialmente operativa e diventerà il centro della medicina di prossimità del distretto feltrino: si tratta della Casa della comunità di Feltre, presentata dall’Ulss 1 Dolomiti e una delle quattro che stanno sorgendo sul territorio provinciale.
Frutto di un investimento di 4 milioni di euro (500 mila euro dal Pnrr, 3.500.000 euro dal Fondo sociale regionale e 510 mila dall’Ulss 1 Dolomiti), è la seconda a diventare operativa. A luglio 2025 era stata infatti inaugurata quella di Agordo (qui l’articolo), seguiranno quelle di Pieve di Cadore (avviata ora in fase olimpica come sede della guardia turistica) e di Belluno.
Anche a Feltre, però, il percorso è “in evoluzione”, come spiega il direttore generale Giuseppe Dal Ben: la struttura infatti è completa in termini di allestimento, e già anche abitata. Conta 11 ambulatori, 17 uffici e 8 locali di servizi, per un totale di 1.500 mq di superficie, ma si continua a lavorare per implementare i servizi.
Tra quelli già operativi ci sono: il Punto unico di accesso (che risponde dal lunedì al venerdì al numero 0439.883113 ma riceve anche le chiamate del numero unico 116117, oltre ad accogliere e orientare cittadini e caregiver), il servizio di infermieristica di famiglia, l’ambulatorio di medicina di gruppo integrata con medici di base presenti 12 ore al giorno, e un servizio sociale per l’età adulta e anziana. Ci sono poi gli infermieri dell’assistenza domiciliare (ne incontriamo infatti due appena rientrati dalla casa di un paziente), gli ambulatori di ostetricia e ginecologia, e quello delle cure palliative, fiore all'occhiello del distretto feltrino.
“Il modello distrettuale di Feltre - spiega la direttrice sanitaria Lucia Dalla Torre - è sempre stato di una filiera corta con i medici e nel rapporto tra la popolazione e l’ospedale. Non ci inventiamo quindi nulla, ma vogliamo comunque pensare a questa Casa come un luogo dove professionisti e cittadini si riconoscano, partendo dai bisogni più frequenti legati a invecchiamento e cronicità. L’obiettivo è avere la propria casa come primo luogo di cura, affinché la persona non debba andare in ospedale se non è necessario, e possa poi trovare nella Casa della comunità quanto serve per il suo percorso. Tutto ciò affinché pazienti e famiglie possano sempre più autodeterminarsi nella situazione di patologia”.
Molti anche gli ambulatori specialistici, come Cardio 50 per il riconoscimento dei fattori di rischio cardiologico per persone che compiono 50 anni: in questo caso, ad esempio, è importante la vicinanza perché permette di rivolgersi direttamente all’infermiere di famiglia e al medico base. In arrivo dal 5 febbraio è poi l’ufficio per protesi e ausili.
“La sfida è lavorare sempre più come equipe - conclude Dalla Torre - affinché i servizi finora abituati a operare verticalmente lo facciano orizzontalmente. Vorremmo che ci fosse una cabina di regia che vede convergere i pazienti con fragilità e li indirizza a percorsi terapeutici assistenziali. Entro l’estate puntiamo a completare più o meno tutti i percorsi, ma dai colleghi specialisti c’è molto interesse verso ciò che possiamo fare insieme”.
Prossimi passi saranno l’aumento degli ambulatori specialistici e dei servizi infermieristici, l’implementazione del servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica) per avere in struttura un medico h24, ulteriori servizi diagnostici di base e incentivare la partecipazione della comunità - ad esempio con gli incontri con le scuole, quelli per la prevenzione e le attività di mutuo aiuto.












