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Polanski o Larrian, Streep o Pitt, chi vincerà i vari Leoni? Intanto la protesta degli ambientalisti: ''Basta grandi navi in Laguna, per salvaguardare l’ambiente''

Tante le ipotesi, nessuna certezza. E’ il bello della Rassegna. E puntare su titoli o regista è quantomeno azzardato. Tra gli attori in pole position Joaquin Phoenix, per la sua magistrale interpretazione in "Joker". Non mancano altri blasonati e idoli di schiere di fans, dalla Streep a Deep, da Pitt a Sutherland

Di Nereo Pederzolli - 07 settembre 2019 - 13:48

VENEZIA. I pronostici sono davvero altalenanti. Chi vincerà i prestigiosi e vari Leoni? Tante le ipotesi, nessuna certezza. E’ il bello della Rassegna. E puntare su titoli o regista è quantomeno azzardato. Polanski o Larrian? C’è anche – ma sono i cinefili più estremisti a sostenerlo - The Painted Bird, l’uccello colorato girato magistralmente in pellicola bianconero, un decennio di preparazione, girovagando tra paesaggi mozzafiato dell’est Europa per tracciare una tremenda storia del dopoguerra, un bambino ebreo vittima del popolo – contadini che diventano orchi, pure un prete ambiguo, tra sadismo e orge animalesche - ancor prima dei nazisti e guardie rosse.

 

Che di fatto "salvano" lo sventurato Joska. Tremendo, violento come raramente capita di vedere sul grande schermo, pellicola però assolutamente magistrale, anche se molti spettatori non hanno retto, lasciando la sala dopo qualche decina di minuti, senza scoprire il perché della narrazione (tre ore) imbastita dal regista Vaclav Marhoul. Chissà se verrà distribuito nelle sale. Di sicuro ha inciso sul pubblico.

 

Previsioni e qualche considerazione. Tra gli attori in pole position Joaquin Phoenix, per la sua magistrale interpretazione in "Joker". Non mancano altri blasonati e idoli di schiere di fans, dalla Streep a Deep, da Pitt a Sutherland. Che compare pure in un bel film di Capotondi, con Mick Jagger nei panni di un mercante d’arte. Una "pietra" ben rodata anche in questa sua performance cinematografica.

 

Rimaniamo nei film della chiusura. Partiamo da “La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco, docufilm con la partecipazione della fotografa italiana, Letizia Battaglia, per anni in prima fila nella denuncia – con i suoi magistrali scatti – delle cosche mafiose. Lo spunto è l’anniversario degli omicidi di Falcone e Borsellino, che serve al regista per squarciare certe realtà di Palermo, il quartiere Zen (e Brancaccio).

 

Comicità tragica, assurda quanto spaventosa di una quotidianità che ha del surreale. Con l’impresario, Ciccio Mira, alle prese con l’iter di spettacoli che sembrano impossibili, ma che Maresco rende memorabili. Crudi e veritieri come maiLa mafia, per tutti gli intervistati, non c’è, non esiste, non si può nominare nemmeno se lo chiedesse Dio. Interviste volanti, immagini ‘al volo’, ma un ritratto di una Palermo nascosta, messa in luce grazie all’impegno del regista e di Letizia Battaglia.

 

La proiezione, in anteprima, ha suscitato anche qualche polemica. Nel film, in una ricostruzione affidata alla grafica, stile fumetto anni Sessanta, compare anche la famiglia Mattarella e in un commento fuori campo del regista viene citato (inutilmente?) il presidente, per i suoi "non commenti" in merito alla sentenza sui rapporti tra Stato e mafia. Scatenando una presa di posizione del Quirinale.

 

Oggi, in attesa dei Leoni, manifestazione ambientalista promossa dai Centri sociali, con i vialoni della Mostra presidiati da schiere di poliziotti. Basta grandi navi in Laguna, per salvaguardare l’ambiente. In difesa dell’habitat scende in campo anche il leader e fondatore dei Pink Floyd, per “Roger Waters Us + Them”, video registrato in un mitico concerto olandese. Roger Waters a Venezia non ha voluto parlare del film, ma ha immediatamente attaccato i "distruttori del Pianeta", contro Trump, the Pig e altri, mettendo la sua musica al servizio della Terra. Dimostrando di essere un artista/mito che non pensa solo al successo.

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