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| 21 lug 2023 | 10:32

Dal conflitto italo-austriaco alla base missilistica Nato: il Monte Maggio, per un viaggio fra le guerre del ‘900

In un luogo reso celebre dalle aspre battaglie della Grande Guerra, non mancano le testimonianze ingombranti di altri conflitti che hanno segnato il ‘900. Da Malga Zonta, in cui i nazisti fucilarono dei partigiani, all’ex base Nato di Passo Coe, tante sono le storie che si intrecciano, fra bellissime cime e la vista sulla pianura veneta. Ecco l’ultimo episodio di “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto

Credits to Museo della Guerra
di Davide Leveghi

FOLGARIA. A Passo Coe, fra l’altopiano di Folgaria e le Prealpi vicentine, non si può dire che non si respiri la storia del ‘900. Oltre ai resti del passaggio del primo conflitto mondiale, infatti, altre testimonianze documentano in maniera ingombrante la storia e la memoria delle altre due guerre che hanno segnato il “secolo breve”: una “calda” e tragicamente combattuta, l’altra “fredda” e minacciata (quantomeno in Europa, divisa da una “cortina” lunga migliaia di chilometri).

 

Teatro di alcuni fra gli scontri più aspri della Grande Guerra in Trentino, l’altopiano di Folgaria ospita diversi itinerari dedicati al conflitto italo-austriaco, itinerari che fra costruzioni militari e imponenti fortificazioni (QUI un approfondimento) mostrano quanto la guerra abbia profondamente trasformato il paesaggio. Dopo gli articoli dedicati a Forte Dosso delle Somme (QUI l’articolo) e a Forte Cherle (QUI l’articolo), la rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, alla scoperta con Il Dolomiti e il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto dei percorsi della Prima guerra mondiale in Trentino, prosegue con il Monte Maggio.

 


Passo della Borcola (credits to Museo della Guerra)
Passo della Borcola (credits to Museo della Guerra)

 

Itinerario facile e adatto a tutti, quello che da Passo Coe (1610 metri) sale fino al monte Maggio (1853 metri) non presenta alcuna difficoltà tecnica e permette di immergersi nella natura e nei panoramici paesaggi della zona. In tre ore di cammino, dall’estate all’autunno, appassionati di trekking o di storia possono immergersi in un ambiente esemplare di come l’attività umana, e nello specifico quella bellica, impatti sulla natura.

 

Qui, proprio sul crinale del monte Maggio, passava infatti quel confine tra Impero d’Austria e Ungheria e Regno d’Italia superato dalle truppe italiane il 24 maggio 1915 (QUI un approfondimento). Con l’attacco predisposto dal comando italiano attraverso un battente tiro d’artiglieria dalle postazioni del monte Toraro e di Campomolon, cominciava infatti una stagione destinata a rendere la zona una delle più contese fra gli schieramenti in campo.

 


Obice austro-ungarico da 10 cm sul Monte Maggio (Credits to Museo della Guerra)
Obice austro-ungarico da 10 cm sul Monte Maggio (Credits to Museo della Guerra)

 

Preparate dall’artiglieria, le azioni dei fanti italiani prendevano avvio immediatamente dopo, fra il 31 maggio e l’1 giugno del ’15. Lo stesso monte Maggio passava a quel punto completamente sotto il controllo del Regio esercito, in un’avanzata bloccata solo poco sotto la sommità del Coston dei Laghi. La forza propulsiva dell’offensiva italiana, cominciata con la dichiarazione di guerra, da quel momento veniva meno, lasciando spazio a una fase di stallo rotta dal massiccio contrattacco nemico lanciato a metà maggio del 1916 (QUI l’articolo).

 


Cimitero militare sul monte Maggio (Credits to Museo della Guerra)
Cimitero militare sul monte Maggio (Credits to Museo della Guerra)

 

Nell’ambito della Offensiva degli altipiani, erroneamente conosciuta anche come “Strafexpedition”, gli austro-ungarici furono in grado di riconquistare terreno, fallendo però nel tentativo di sfondare e penetrare nella pianura veneta. Il 17 maggio, intanto, le truppe dell’imperatore Francesco Giuseppe, sotto l’occhio vigile dell’erede designato, l’arciduca Carlo d’Asburgo, riconquistava la cima del monte Maggio. Questa posizione, isolata e quindi formidabile per la panoramica vista su tutto il territorio circostante, rimase da quel momento sotto il controllo austriaco fino agli scampoli finali del conflitto.

 

Un balzo cronologico in avanti permette nondimeno di introdurre la descrizione dell’itinerario: raggiunto passo Coe, dove non mancano certo i parcheggi, l’escursionista si trova di fronte a una base militare della Guerra fredda, l’ex base Nato conosciuta ai più come “base Tuono”. Qui, accanto a un laghetto artificiale dove è possibile sostare e rilassarsi, le sagome dei missili si stagliano verso il cielo in quello che ormai da tempo è stato convertito in uno spazio museale gestito dalla Fondazione Museo storico del Trentino.

 

 

Costruita negli anni Sessanta, Base Tuono rappresenta un luogo unico; non solo per la presenza di missili, che stride con un paesaggio maestoso fatto di cime brulle, grandi pascoli e alture che degradano nella pianura, ma anche per le caratteristiche degli apparecchi visitabili nel museo, nello specifico per il sistema di difesa Nike-Hercules predisposto in caso di attacco sovietico.

 

Una passeggiata di qualche decina di minuti porta ancora a compiere un altro balzo cronologico, questa volta nella Seconda guerra mondiale. Una lapide annuncia infatti la vicinanza di malga Zonta, luogo simbolo della Resistenza fra Trentino e Vicentino in cui nell’agosto 1944 vennero uccisi dai nazisti 17 uomini fra malgari e partigiani (QUI un approfondimento).

 

Fatte queste digressioni storiche, l’escursionista che volesse raggiungere il monte Maggio avrà modo di cominciare il suo percorso a pochi passi da Base Tuono. Il sentiero da imboccare è il numero 124, che in questo tratto coincide con il sentiero europeo E5 e con il Sentiero della Pace, percorso che si snoda lungo tutto il fronte italo-austriaco della Grande Guerra. A fare da punto di riferimento per chi si sia messo in cammino, nondimeno, c’è la grande croce metallica che domina la cima del monte.

 

 

Superata una prima parte fra malghe e boschi, il sentiero comincia a salire per raggiungere la cima in poco meno di due ore. Qui il panorama si fa maestoso: la vista sul gruppo del Pasubio, dal Col Santo a Cima Palon, dal Dente italiano a quello austriaco (QUI l’itinerario), si accompagna a quella sulla sottostante pianura o a quella sconfinata sulle montagne del Trentino. Una targa, posta sul basamento della croce, ricorda la medaglia d’oro al valor militare Corrado Venini.

 

 

Presa la strada del ritorno, all’escursionista si presenta una valida alternativa. A un bivio poco lontano dalla cima si apre infatti la possibilità di proseguire lungo il versante ovest della montagna, in un sentiero che a strapiombo sulla valle di Terragnolo continua fino alla località di Fondo Piccolo.

 

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