"Studi fondamentali per conoscere i territori", il geologo sulla ricerca delle terre rare per chip: "Ma è difficile aprire un sito: chi vuole una miniera vicino a casa?"
C'è un accordo tra Provincia e Muse per sviluppare attività di ricerca scientifica sulle risorse minerarie. Il focus è sulle materie prime critiche. Il geologo e già presidente dell'Ordine, Mirko Demozzi: "Il Trentino è fortemente antropizzato e urbanizzato, non ci sono in zone remote disabitate in cui l'intervento di estrazione possa essere indenne"

TRENTO. Attenzione a non farsi prendere dai facili entusiasmi". A dirlo Mirko Demozzi, geologo e già presidente dell'Ordine. "Gli studi e le ricerche sono sempre positive perché ci permettono di avere una maggiore conoscenza del territorio, anche dal punto di vista della storia geologica, e di aggiornare le carte e i documenti ma aprire un sito di estrazione è molto complesso".
Negli scorsi giorni c'è stato in piazza Dante il semaforo verde alla collaborazione tra Provincia e Muse, un accordo di 5 anni per sviluppare attività di studio e di ricerca scientifica sulle risorse minerarie in Trentino. Il focus è sulle materie prime critiche (Qui articolo). Un via libera che si inserisce nella più ampia cornice del programma nazionale di esplorazione mineraria. In Italia ci sono 14 progetti di ricerca approvati dal Comitato interministeriale per la Transizione ecologica. Ai siti di interesse si aggiunge anche la mappatura dei depositi dei rifiuti estrattivi prevista dal progetto Pnrr Urbes.
Come riportato da il Dolomiti nel corso delle settimane, le potenzialità del territorio regionale sul fronte dell'approvvigionamento di metalli rari e materie critiche, un dossier sul tavolo del governo da tempo e che ha subito un'accelerazione dopo il Critical Raw Materials Act dell'Ue, sono molte (Qui articolo): l'arco alpino è infatti una zona di grande interesse, con parecchi siti potenziali per l'estrazione di sostanze fondamentali in moltissimi settori strategici, dalla difesa allo spazio fino al clima e alla transizione energetica. Sul nostro giornale Paolo Ferretti (Qui articolo), geologo e mineralista del Muse, aveva tracciato una prima 'mappa' del territorio, evidenziando punto per punto l'eventuale presenza di materie critiche e mettendo in luce i potenziali rischi in particolare sul fronte dell'eventuale impatto ambientale e turistico (Qui articolo).
E in questo ambito rientra l'accordo tra Provincia e Muse, un piano di lavoro della durata di cinque anni, approvato con provvedimento della dirigente del Servizio industria, ricerca e minerario, che prevede attività di studio e ricerca scientifica: una mappatura delle conoscenze esistenti, lo svolgimento di indagini multidisciplinari, la realizzazione di un catalogo aggiornato e georeferenziato dei giacimenti minerari, in sinergia con le attività già avviate in collaborazione con l’Università di Padova.
Ma non è così facile. Sono almeno tre le valutazioni sul tavolo. La prima riguarda il via libera all'accordo, un aspetto comunque positivo. Ma le buone notizie potrebbero fermarsi qui. "Studi e ricerche scientifiche sono sempre importanti, soprattutto in Italia", dice Demozzi. "Ci sono solo vantaggi a investire in questa direzione perché ci permette di conoscere ancora meglio il territorio, avere maggiore consapevolezza sui terreni, anche dal punto di vista geologico e dell'evoluzione di un'area. Entrare in possesso di informazioni è assolutamente necessario. Inoltre, aspetto non secondario, si possono analizzare e aggiornare carte e documenti alla base poi di scelte e di decisioni, anche urbanistiche".
Si passa, però, poi all'individuazione di eventuali siti. "La valutazione della quantità di materiale da estrarre che deve essere comunque rilevante per procedere con gli ulteriori approfondimenti", aggiunge Demozzi. "Se le terre rare nella roccia sono ridotte, si rischia che non ci siano le condizioni per investire e l'area potrebbe non essere appetibile".
Poi c'è l'ultimo step, quello più operativo. Un'azienda o il governo pure è interessato a investire in attività estrattive e il reperimento degli addetti è sufficiente ma come reagirà una comunità? "La realizzazione degli impianti e delle relative aree di estrazione è molto critica", evidenzia Demozzi. "Non bisogna dimenticare poi i servizi logistici e viabilistici: il Trentino è fortemente antropizzato e urbanizzato, non ci sono in zone remote disabitate in cui l'intervento di estrazione possa essere indenne".
Inoltre la sensibilità è molto diversa rispetto ai decenni precedenti. "Siamo sicuri che una popolazione locale voglia nuovi impianti o il recupero di 'miniere' esistenti vicino alle abitazioni? Aprire un sito di estrazione richiede un'articolata e complessa fase di pianificazione ambientale, paesaggistica e urbanistica, oltre al rispetto delle nome di sicurezza a tutela delle persone tra addetti e comunità locali, ma anche al rispetto dell'ecosistema, dell'ambiente e della stabilità del territorio", conclude Demozzi.


















