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Elezioni, per il centrosinistra è l'anno zero anche in Trentino: punita l'arroganza di governo. Dellai a casa, Mellarini battuto da Conzatti

Era annunciato un cappotto della coalizione di centrosinistra autonomista e invece solo Panizza è rimasto in bilico fino all'ultimo con De Bertoldi. La vittoria della Lega è netta in tutta la provincia e sarà nutrita la pattuglia di trentini in Parlamento. Gli scandali e le polemiche (troppo spesso senza risposta) hanno travolto la maggioranza anche da noi

Nella mappa più è intenso il blu più è forte il centrodestra, più è forte il giallo più è forte il Movimento 5 Stelle, più è rosso più è forte il centrosinistra, in verde l'Svp
Di Luca Pianesi - 05 marzo 2018 - 06:02

TRENTO. C'è chi porta il leader più in voga del momento a Pergine e questo parla di Parco Santa Chiara e propone ai trentini il ministero della montagna e c'è, invece, chi sceglie di fare campagna elettorale con il bravo ma invisibile ministro Calenda che parla di export e sacrifici, scegliendo come palcoscenico la sede degli industriali e quella degli artigiani. Alla fine la differenza sta tutta qui: Fugatti sceglie Salvini e Salvini, come avevamo scritto quando era venuto all'auditorium delle scuole don Milani, con la gente ci sa fare; Dellai, invece, punta sulla figura istituzionale del ministro dello sviluppo economico uscente che alla gente nemmeno si avvicina.

 

E così il primo vince e il secondo perde. Ed è giusto così. Ed è questo il simbolo di queste elezioni politiche in Trentino. Il centrosinistra autonomista da troppo tempo si è abbarbicato nei palazzi, nelle stanze dei bottoni, si gongola delle sue conoscenze e dei suoi contatti, si mostra tronfio e sicuro, troppo sicuro, nonostante gli scandali e le polemiche che in gran numero hanno coinvolto suoi esponenti in questi ultimi mesi. Si pensi alle questione legate al Not e all'azienda sanitaria, quelle che ruotano attorno alla figura di Luisa Zappini, di Mellarini e del Nucleo Elicotteri e alle inchieste su Trento Rise

 

Il sistema ha mostrato falle troppo grandi per passare sotto silenzio e invece nessuno parla, nessuno spiega, nessuno è in grado di metterci la faccia. Il caso di Mellarini è emblematico. Il Dolomiti ha portato alla luce le bugie e le omissioni dell'assessore alla protezione civile sugli incidenti avvenuti a due elicotteri del Nucleo lo scorso anno e carte alla mano ha dimostrato che quanto da lui dichiarato ai giornalisti (e messo per iscritto in comunicati stampa e delibere) non corrispondeva al vero. Lui ha taciuto, non ha voluto dire nulla. Nessuna risposta, nessuna spiegazione.

 

A testa bassa, da assessore, nonostante avesse dichiarato che chi si candidava doveva essere pronto a dimettersi dalla Giunta, si è dedicato a una campagna elettorale evanescente, anche lui sicuro di vincere senza dover far nulla come gli altri, ma la gente non l'ha premiato. E ora che è stato sconfitto, da Donatella Conzatti, cosa farà? Tornerà a ricoprire la carica di assessore? Poco ma sicuro ed è la strada giusta perché il centrosinistra autonomista venga travolto anche alle prossime provinciali. Si avverte arroganza nel potere e questo la gente raramente lo perdona. La si può illudere, abbindolare, imbonire, convincere ma non trattare con arroganza e sperare che per sempre abbassi il capo e magari finisca pure per ringraziare.

 

E la candidatura di Maria Elena Boschi a Bolzano è stata vissuta esattamente così: come un atto di arroganza, una decisione presa sulla testa dei bolzanini che hanno risposto con un -15% di affluenza alle urne. L'Svp, poi, è cosa seria e alla fine lassù la spunta sempre (e Boschi i voti li ha presi quasi tutti da loro) ma il dato deve far riflettere e tanto. E la riflessione il centrosinistra la deve fare a tutto tondo. Con il crollo del Pd su scala nazionale crolla, infatti, anche una delle ultime forze di centrosinistra europee (dopo i tonfi di Spd in Gemrani, Ps in Francia e chi più ne ha più ne metta) che fino ad oggi avevano retto l'urto dei cosiddetti populismi e movimenti di destra.

 

Cosiddetti perché, che piaccia o no, questo è il presente e il futuro della politica, italiana e non solo. Il Movimento 5 Stelle si è mosso alla grande su scala nazionale. La mossa della squadra di governo presentata giorno per giorno, col contagocce, con conferenze stampa e colpi ad effetto ha catalizzato l'attenzione mediatica e dato un'immagine di freschezza e affidabilità a Di Maio & co. E anche se in Trentino continuano a non sfondare, hanno certamente dato una grossa mano a far perdere il centrosinistra.

 

La Lega, poi, si è mossa sui social come nessuno. Il "contest" lanciato da Salvini sul suo profilo basato sulla condivisione dei suoi post e sul "metti più like possibile" e "sarai premiato con una telefonata con il leader", da molti è stato preso in giro e invece si è rilevata una furbata che ha permesso di aggirare l'algoritmo di Facebook (che ha ridotto la portata dei post di ognuno di noi alla ristretta cerchia dei nostri amici) portando il "verbo" leghista in ogni dove. E così tra una ricondivisione e un like i post di Salvini sono entrati nelle case degli italiani, sui loro smartphone, sui loro tablet hanno raggiunto la gente che ha ricondiviso, si è sentita parte attiva, si è sentita coinvolta come coinvolta era nei comizi, negli incontri con i rappresentanti di territorio.  

 

Tutto il resto è noia, come cantava "Il Califfo". Forza Italia non ha fatto il botto, né in un senso né in un altro, ma si è fatta trascinare dall'alleato Salvini. Fratelli d'Italia ha ottenuto quanto ci si aspettava piazzando un buon numero di parlamentari. Liberi e Uguali ha dimostrato che il problema non sono le persone ma le idee. Quella parte di Pd fuoriuscita sotto i vessili dei "campioni" Bersani e D'Alema, tutti insieme, hanno appena superato la soglia di sbarramento. Il che dimostra che a sinistra più che le persone il problema sono le idee, le proposte, la visione. Ora per il centrosinistra è l'anno zero con un Renzi sconfitto (due volte, dopo il referendum) e a questo punto "bruciato" e il resto della classe dirigente che ha dimostrato la sua inutilità andandosi a schiantare con Liberi e Uguali

 

L'alternanza fa bene. Ora la palla passa al centrodestra (forte di una nutrita pattuglia di trentini) e al Movimento 5 Stelle (che ha in Fraccaro un potenziale ministro). Chissà che i due grandi vincitori, Salvini e Di Maio non si stringano la mano.

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