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Ronde anti-lupo, con la circolare Salvini sperimentazione già finita?

Il provvedimento sperimentale scaturito dalla riunione del comitato per la sicurezza richiesta dal presidente Maurizio Fugatti a inizio anno dopo la predazione di un paio di pecore in quel di Ala sembrerebbe già essersi concluso. Dallapiccola interroga il governatore: ''L’intervento potrebbe aver riscosso un certo successo dal punto di vista mediatico ma sul piano scientifico è assolutamente privo di riscontro''

Di Luca Andreazza - 17 maggio 2019 - 06:01

TRENTO. Le ronde anti-lupo potrebbero già essere finite in soffitta. Il provvedimento sperimentale scaturito dalla riunione del comitato per la sicurezza richiesta dal presidente Maurizio Fugatti a inizio anno dopo la predazione di un paio di pecore in quel di Ala si sarebbe già fermato. 

 

Una disposizione, che impegna anche le pattuglie di polizia locale, che aveva acceso il dibattito tra il Patt e la Lega di Ala (Qui articolo), senza dimenticare che proprio la decisione di aver convocato il tavolo di pubblica sicurezza aveva portato in realtà un effetto boomerang a livello nazionale (Qui articolo). 

 

Il discorso ruota sempre intorno alla sicurezza, anche se i numeri raccontano che i danni arrecati da lupi e orsi ammontano a poco più di 170 mila euro complessivamente. Questi gli indennizzi che gli uffici di piazza Dante hanno liquidato nel 2018 (Qui articolo). Insomma, non è ancora un'emergenza.

 

Un provvedimento poco chiaro in origine in quanto la polizia locale, in caso di avvistamento, avrebbe dovuto fare un colpo di telefono agli uffici provinciali (il lupo scappa davanti all'uomo, ma non ai manufatti. Negli ultimi 150 anni non ci sono testimonianze di attacchi dei canidi a un essere umano), che a loro volta, in caso di pericolo, avrebbero dovuto chiedere disposizioni direttamente al presidente Fugatti. Nel frattempo il lupo avrebbe sicuramente aspettato i comodi di piazza Dante.

 

E se i consiglieri provinciali di Futura, Paolo Ghezzi e Lucia Coppola, sottolineano la risposta evasiva e poco scientifica sull'interrogazione in merito alla gestione dei grandi carnivori, arriva a stretto giro la precisazione dell'assessora Giulia Zanotelli. Ancora in attesa di risposta ministeriale per catturare M49, come vi avevamo anticipato nelle scorse settimane (Qui articolo).

 

"Questa giunta - spiega l'assessora in una nota ufficiale - ha dato prova di aver a cuore il problema considerato che, fin dal suo insediamento, ha sollecitato il ministro competente con l'invio delle due lettere per la cattura del M49. Si è iniziato il percorso con il Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza e si sta portando avanti un lavoro coinvolgendo, fra l'altro, le regioni dell'arco alpino che hanno chiaramente una posizione come la nostra per i problemi che la presenza dei grandi carnivori sta causando soprattutto nel comparto dell'allevamento". 

 

Discorsi con le regioni dell'arco alpino che avevano però subito già una battuta d'arresto dopo che l'alleanza anti-lupo aveva visto un semaforo rosso nelle parole del ministro Sergio Costa in visita a Trento: il punto di riferimento è l'Ispra, si può discutere ma solo in quella sede (Qui articolo).

 

A questo si aggiunge che anche il piano delle ronde sarebbe  finito nel cassetto a inizio maggio nel corso dell'ultimo tavolo tecnico per l'ordine pubblico e la sicurezza. Proprio la circolare Salvini di aprile (Qui articolo) avrebbe imposto il cambio di rotta per lasciar strada ad un approccio più scientifico: "E' di tutta evidenza - spiega la circolare - che la programmazione e l'adozione degli interventi in argomento richiedono un'analisi il più possibile completa delle situazioni esistenti nelle singole realtà territoriali, analisi da condurre con il più ampio coinvolgimento dei soggetti istituzionali e degli enti a vario titolo competenti nella materia".

 

A quel punto, in quella sede, verranno analizzate le possibili iniziative ''privilegiando, in ogni caso, il profilo della prevenzione, attraverso, ad esempio, attività di monitoraggio dei lupi e delle situazioni di conflitto, interventi di messa in sicurezza del bestiame e di dissuasione sui lupi particolarmente confidenti''. E ci si deve sempre e solo muovere nel solco delle disposizioni di Ispra. 

 

Insomma, le ronde anti-lupo non ci sarebbero più. Ma il condizionale è d'obbligo perché nessuna comunicazione ufficiale è pervenuta dall'amministrazione provinciale, così risultati e dati di questa sperimentazione. Ma intanto il primo a muoversi è l'ex assessore Michele Dallapiccola che ha presentato un'interrogazione a riguardo. 

 

"Chiedo se sia vero che la sperimentazione sia già terminata, ma anche se esiste una proposta formale per istituire le ronde anti-lupo e da quale figura amministrativa o istituzione sia partita questa iniziativa. La notizia di termine di per sé non mi preoccupa - commenta Dallapiccola - comprendo e anzi esprimo solidarietà alle forze di pubblica sicurezza per il gravosissimo carico di lavoro al quale sono comunque sottoposte in via ordinaria. Che sia possibile poi mitigare il disagio per la presenza del lupo sul nostro territorio è un'operazione difficile: la specie è estremamente schiva e predisposta ad evitare l’avvicinamento e il contatto all’uomo. L’intervento avrebbe riscosso un certo successo mediatico per una porzione di popolazione ma dal punto di vista scientifico è assolutamente privo di riscontro pratico, soprattutto per gli allevatori".

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