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Coronavirus, la val di Non: ''Il futuro è un turismo lontano dalla massa? Una strada che già conosciamo e siamo pronti alla sfida''

Paradossalmente proprio quegli ambiti che magari hanno viaggiato a fari spenti potrebbero rilanciarsi meglio e più rapidamente per strutture snelle e possibilità di contarsi e decidere in tempi stretti, quei territori paradossalmente che verrebbero sacrificati in nome e per conto del milione di presenze e cinque fatturati nella riforma sul turismo. Paoli: "La situazione è difficile ma gli operatori sono uniti e quando sarà il momento ripartiremo"

Di Luca Andreazza - 08 aprile 2020 - 00:27

TRENTO. Un settore chiave del Trentino si interroga sul futuro immediato per cercare di reggere la pressione della crisi aperta dall'epidemia di coronavirus e il lockdown generalizzato. Nel breve periodo i mercati internazionali resteranno quasi certamente irraggiungibili mentre qualche speranza può arrivare da quello italiano per far ripartire il motore.

 

Ma gli interrogativi sono davvero tanti, fronte economico con le associazioni di categoria molto più che preoccupate (Qui articolo). La stagione estiva è lì dietro l'angolo, tempi certi di ripartenza non ci sono e c'è anche la necessità di comprendere quale sarà l'uscita dai blocchi di partenza: le disposizioni sugli spostamenti e il distanziamento sociale ma soprattutto le situazioni delle famiglie tra cassa integrazione, posti di lavoro a rischio, l'esigenza del tessuto economico di riavviare i cicli produttivi e ferie in larghissima parte già consumate.

 

Un sistema che si è coeso per trovare una via d'uscita in modo sinergico e compatto. Ma le marce sono diverse per vocazione e territorio, paradossalmente proprio quegli ambiti che magari hanno viaggiato a fari spenti potrebbero rilanciarsi meglio e più rapidamente per strutture snelle e possibilità di contarsi e decidere in tempi stretti, quei territori paradossalmente che verrebbero sacrificati in nome e per conto del milione di presenze e cinque fatturati nella riforma sul turismo (Qui articolo).

 

Una riforma che sembra restare sullo sfondo, non è ancora stata sospesa e non viene portata avanti. Ma all'anno zero o quasi può avere ancora senso parlare di numeri e fusioni per un sistema che necessita di equilibri oliati e riferimenti certi, certezze e ruoli definiti per uscire di slancio dalle secche senza l'aggravio di riorganizzarsi in tempi di riorganizzazione? Anche perché per arrivare ai livelli pre-coronavirus un anno, purtroppo, potrebbe non bastare. La risposta sulla riforma potrebbe arrivare a breve o terminata la fase più strettamente emergenziale. 

 

Intanto le Aziende per il turismo sono operative, anche quale raccordo tra il mondo imprenditoriale e la parte istituzionale. Questo mentre per un po' sarà necessario accantonare il turismo di massa. Nel “post emergenza” e in attesa del vaccino, il ritorno dei turisti difficilmente sarà verso grandi assembramenti di persone, quanto più probabilmente verso zone più defilate e un'offerta in termini di posti letto più circoscritta, come la val di Non che ormai da qualche anno ha imboccato questa strada: un ambito che propone un turismo più lento e più nicchia per certi versi, ma non per questo meno autentico rispetto a altre località nostrane. 

 

Una val di Non che è stata tra le prime a imporsi la serrata (Qui articolo). "Gli operatori - commenta Lorenzo Paoli, presidente dell'Azienda per il turismo nonesa - vivono un drammatico momento che speriamo di superare velocemente e tutti insieme. Ci confrontiamo su come affrontare il ritorno dei turisti. La nostra valle è tra le più ampie della provincia, con una densità di popolazione molto bassa e 3.000 posti letto dislocati in un’estensione territoriale molto elevata. Abbiamo la possibilità di veicolare in maniera più incisiva una tipologia di vacanza differente e rilanciare un'accoglienza di prossimità: penso ai trentini che passavano l'estate in zona per diventare parte integrante della comunità. Una tipologia di ospite che è andato in calo all'inizio del 2000 per poi scomparire".

 

Un'eredità del turismo che fu che sono, soprattutto, il patrimonio delle seconde case che oggi si cerca di rilanciare con un progetto avviato da diversi mesi, quale Ospitar e l'accoglienza diffusa (Qui articolo). "Non solo - aggiunge Paoli - gli alberghi, spesso a gestione familiare sono distanti e garantiscono spazi adeguati agli ospiti, gli stessi agriturismi, che ormai da qualche anno contribuiscono in maniera importante al turismo in valle, contano solitamente un massimo di 5 o 6 camere, esattamente l’opposto di quanto accade nelle grandi strutture ricettive. Il lavoro e gli investimenti di idee e visione ci hanno permesso di ricavare una identità che ora può diventare un importante messaggio per far ripartire il turismo".

 

Un turismo noneso che punta sull'esperienzialità. "Un ospite - prosegue il numero uno dell'Apt della val di Non - può scoprire competenze trasversali e passione, un paesaggio unico e la possibilità di entrare in contatto con l'anima dell'agricoltura. Abbiamo pronto un nuovo progetto, che appena possibile sarà lanciato. Si riscoprono le vie di collegamento per portare l'acqua ai campi: camminate panoramiche e semplici che si aprono sulla valle".

 

Un grosso punto interrogativo sarà la capacità di spesa del turista e la fermezza nel mantenere una politica tariffaria adeguata, senza correre alla concorrenza interna o svilire un prodotto di punta del territorio quale quello turistico. "Questa nostra capacità di differenziarci e proporre qualità - continua Paoli - ci può mettere nelle condizioni non abbassare troppo la proposta. Siamo in costante contatto con gli operatori per pianificare una strategia e una operatività comune: siamo pronti a mettere in campo tutto il possibile per ripartire. E la certezza è quella che si dovrà investire, soprattutto in materia sanità e salute pubblica".

 

L’esigenza di un nuovo racconto, ma sulla strada già avviata. "In questi ultimi anni - commenta la direttrice Giulia Dalla Palma - abbiamo deciso di uscire dai soliti schemi della promozione turistica. Si è deciso di passare dalle “attrazioni” alla capacità di  “trasmettere e far vivere le emozioni”. Non a caso, qui la destagionalizzazione è una realtà perché la valle è viva sempre, un posto dove le persone hanno scelto di vivere e reinventarsi. E proponiamo un turismo a misura di persona, genuina e familiare". 

 

La sfida, però, è appena iniziata. "Sarà importante comunicare ai nonesi - conclude il vice presidente Andrea Widmann - che il turismo andrà in una certa direzione. Ci si deve reinventare e l'escursionismo che ruota intorno a gioielli come il lago di Tovel o il santuario di S. Romedio saranno i nostri valori aggiunti. Un modello vincente anche per le vacanze di solo un giorno, a favore dei ristoratori, altro settore gravemente colpito dalla crisi".

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