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''Gli insegnanti stanno portando avanti il loro lavoro con i ragazzi nonostante questa Provincia umiliante''

Ancora una lettera di un'insegnante che chiede maggior attenzione al mondo dell'istruzione e di tornare a dialogare con le parti: ''Ormai è un Paese in cui la fatica del dibattito e degli accordi non viene valorizzata ma vissuta solo come una fatica da evitare. Tutti vorrebbero fare i comandanti, al comando di truppe ubbidienti. Qualsiasi voce discordante è subita come molesta o aggressiva''

Di Luca Pianesi - 07 May 2020 - 18:23

TRENTO. ''A questo punto sarebbe importante ricordare che gli insegnanti stanno portando avanti il loro lavoro con i ragazzi nonostante questa Provincia umiliante (l’adeguamento degli stipendi? L’adeguamento del contratto alla didattica a distanza?) e nonostante l’autonomia scolastica che purtroppo si basa sul “buon senso" dei singoli dirigenti e che spesso si traduce in un coinvolgimento solo parziale e spesso purtroppo solo formale dei docenti nelle scelte organizzative''. Continuano ad arrivare lettere di insegnanti (oltre a quelle di genitori e agli appelli degli studenti) di ogni ordine e grado per denunciare quanto mai accaduto prima in Trentino: la totale sensazione di abbandono del mondo della scuola da parte della politica provinciale.

 

Pochi giorni fa l'assessore Bisesti ha riferito cosa ha fatto il suo assessorato, durante questa fase di emergenza, in consiglio provinciale attaccando chi ha provato, per il bene di una comunità, evidentemente lasciata a sé stessa viste le decine di lettere, petizioni, raccolte firme di tutto il mondo dell'istruzione, a chiedergli di fare qualcosa, di dare un senso al ruolo che ha voluto ricoprire, governando, in qualche modo, la situazione. Lui ha attaccato le minoranze in Aula e quelli che ha definito ''leoncini da tastiera'' (forse riferendosi proprio a studenti, genitori, insegnanti che in queste settimane hanno cercato di far sentire la loro voce battendo i tasti dei Pc) leggendo poi un testo dove venivano riportate le iniziative intraprese in questi mesi che si sono conclusi con i tagli proprio al mondo dell'istruzione, per fare cassa.

 

Ma quel che è stato fatto (o, meglio, non è stato fatto) in questi mesi per la didattica lo conoscono bene gli insegnanti e qui pubblichiamo la lettera di una docente di inglese della scuola secondaria di primo grado che ricorda come da quando è scoppiata l'epidemia la scuola, in Trentino, è finita alle ribalte della cronaca per quel sondaggio auto-organizzato (e quindi per questo dal quasi nullo valore scientifico) dalla consulta dei genitori e degli studenti, nel vuoto di iniziativa della politica, e fatto girare alla bene meglio anche con le chat di Whatsapp; per ''l’annuncio della Provincia - così scrive - che non avrebbe onorato il contratto firmato a gennaio per l’adeguamento degli stipendi del comparto pubblico (compreso il comparto sanità) ai dati Istat''; per ''la lettera sottoscritta da molti docenti e scritta in un momento di massima umiliazione pubblica da parte della Provincia''. 

 

E allora visto che questa situazione ha portato a un livello di sconvolgimento della scuola senza precedenti e che ''qualsiasi voce discordante è subita come molesta o aggressiva - scrive l'insegnante -. Sapete cosa mi piacerebbe fare? Chiudere tutti gli attori coinvolti nella scuola in una stanza e obbligarli a stare dentro - con le mascherine e a giusta distanza – finché non arrivino a un accordo. Fino alla fumata bianca. Poi quella stanza potremo dipingerla come la Cappella Sistina''.

 

Ecco il testo completo

 

Dopo due mesi di DAD sono ormai evidenti i vantaggi e gli svantaggi della didattica online e lo sconvolgimento che questa nuova situazione ha portato nel mondo della scuola come in quello della sanità, sommergendo entrambi.

 

Forse però lo sconvolgimento che ha subito il mondo della sanità, con il concreto pericolo del contagio e il lavorare in trincea, è stato più evidente. La solitudine di medici, infermieri e operatori della sanità alle prese con i problemi concreti di tutti i giorni e con la disorganizzazione collettiva. Tutti i giornali ne hanno parlato, con i morti tra medici e infermieri, con la mancanza di protezioni e di protocolli che supportassero le nuove prassi. Tutti gli italiani lo sanno. Ci sono stati anche gli applausi sui balconi. E non solo in Italia.

 

Meno evidente, se non nelle famiglie coinvolte, lo sconvolgimento del mondo della scuola. Non occupa se non brevemente i dibattiti televisivi che si concentrano su argomenti più scottanti e raramente approfondiscono il tema scuola in Italia. Perché la scuola entra all'onore della cronaca solo nel momento degli annunci (o della mancanza di annunci) da parte degli organi nazionali e provinciali, delle rivendicazioni o delle petizioni degli insegnanti e delle famiglie.

 

Da marzo, la scuola è entrata all'onore delle cronache in 3 momenti precisi. Il questionario dei genitori, circolato viralmente tramite whatsapp, sulla riapertura delle scuole. L’annuncio della Provincia che non avrebbe onorato il contratto firmato a gennaio per l’adeguamento degli stipendi del comparto pubblico (compreso il comparto sanità) ai dati Istat. La lettera sottoscritta da molti docenti e scritta in un momento di massima umiliazione pubblica da parte della Provincia.

 

A questo punto sarebbe importante ricordare che nel frattempo gli insegnanti stanno portando avanti il loro lavoro con i ragazzi nonostante questa Provincia umiliante (l’adeguamento degli stipendi? L’adeguamento del contratto alla didattica a distanza?) e nonostante l’autonomia scolastica che purtroppo si basa sul “buon senso" dei singoli dirigenti e che spesso si traduce in un coinvolgimento solo parziale e spesso purtroppo solo formale dei docenti nelle scelte organizzative.

 

Il collegio docenti si svuota sempre più di importanza (chiamato troppo spesso a dare semplicemente la fiducia, un po’ come in Parlamento), sia per l’appiattimento del dibattito tra i docenti sia per il sempre più marcato potere decisionale che si è conferito ai dirigenti scolastici negli ultimi quindici anni. Questa tendenza è andata tanto più evidenziandosi in un momento di emergenza politica come quello attuale.

 

Qualche intellettuale evidenzia come in questo periodo si sia fatta una sorta di esperimento sociale non pianificato. Io non vedo nessun esperimento sociale. Vedo un paese le cui strutture amministrative subiscono da anni continui tentativi ufficiali o meno di modifica in senso decisionista. Un Paese in cui la fatica del dibattito e degli accordi non viene valorizzata ma vissuta proprio solo come una fatica da evitare.

 

Tutti vorrebbero fare i comandanti al comando di truppe ubbidienti. Qualsiasi voce discordante è subita come molesta o aggressiva.

 

Sapete cosa mi piacerebbe fare? Chiudere tutti gli attori coinvolti nella scuola in una stanza e obbligarli a stare dentro - con le mascherine e a giusta distanza – finché non arrivino a un accordo. Fino alla fumata bianca. Poi quella stanza potremo dipingerla come la cappella sistina.

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