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Coronavirus, Bisesti difende l'operato sulla scuola: "Figura dell'animatore digitale indispensabile". Rossi (Patt): "Introdotta dalla mia Giunta nel 2018"

Nella lunga relazione della seduta straordinaria del Consiglio provinciale, voluta dalle minoranze per discutere l'operato della Pat sulla scuola, l'assessore Mirko Bisesti ha difeso le misure adottate, respingendo l'accusa di essere stato assente. Le minoranze, che hanno avanzato delle proposte, non sono sembrate convinte

Di Davide Leveghi - 05 maggio 2020 - 19:42

TRENTO. In una seduta del Consiglio provinciale dedicata interamente alla scuola, e dove non è mancato qualche battibecco sul corretto utilizzo delle mascherine in aula, l'assessore all'Istruzione Mirko Bisesti ha finalmente rotto il silenzio. Un silenzio che aveva profondamente inquietato chi nella scuola ci lavora, accompagnando i giovani trentini nel percorso di crescita formativa.

 

A fine aprile, infatti, insegnanti e sindacati avevano mostrato malcontento di fronte al modus operandi adottato dall'Assessorato alla Cultura e all'Istruzione, limitato, a loro giudizio, a tante esternazioni e pochi fatti. Accusa ribadita dagli insegnanti delle primarie, la cui didattica risulta particolarmente colpita in una fase dove ogni rapporto coi bambini è ridotto a qualche incontro in via telematica.

 

Di certo, le notizie sui tagli imposti anche al comparto scuola, non hanno suscitato reazioni entusiaste da parte dello stesso mondo della scuola, come dimostrato anche da una lettera inviata al nostro giornale e firmata da quasi 500 insegnanti di ogni ordine e grado.

 

Nella seduta straordinaria del Consiglio convocata fisicamente e richiesta dalle minoranze per discutere sulla questione della scuola, l'accusa di assenza, in questi due mesi in cui la scuola è stata chiusa, è stata al contrario respinta dall'assessore, il quale ha evidenziato le indicazioni fornite dal Dipartimento istruzione della Provincia alle scuole sulla didattica a distanza e le valutazioni (e delle cui problematiche abbiamo parlato nell'articolo sulle scuole primarie), anticipando poi alcune linee guida che verranno a breve rese note dalla Giunta riguardanti la riapertura a settembre.

 

Bisesti ha esordito rispondendo così alle accuse rivolte dai consiglieri e “amplificate dai leoncini della tastiera”, elencando le misure fino ad ora adottate dall'assessorato e passando in rassegna i provvedimenti adottati dal presidente della Provincia a seguito dei Dpcm emanati dal governo centrale. Tra le prime, grande attenzione è stata riservata alla didattica a distanza, definita “unica modalità per veicolare contenuti agli studenti” e oggetto di una riorganizzazione degli ambienti digitali a disposizione del comparto scuola trentino. Necessaria per questo scopo, ha riferito, è stata l'acquisizione da parte degli insegnati di competenze nell'uso delle piattaforme utili a scambiare risorse educative, oltre alla dotazione di tutte le istituzioni scolastiche “di strumenti che consentono di attuare attività didattiche a distanza”.

 

Particolarmente criticato dalla classe magistrale, Bisesti ha poi difeso lo strumento del questionario, inviato il 16 aprile scorso e finalizzato a identificare lo stato dell'arte delle scuole e definito “utile sia per la condivisione delle esperienze maturate sia per elaborare linee guida per il futuro”. Dai risultati sarebbe emerso, ha poi aggiunto, che per un gruppo di docenti il passaggio è stato naturale e indolore, soprattutto però nelle scuole superiori e professionali, meno nelle altre. Questi comunque, ha assicurato, verranno messi a disposizione dei consiglieri provinciali.

 

Proprio questa discrepanza tra le scuole secondarie e le primarie nell'utilizzo delle tecnologie necessarie per impartire la didattica a distanza hanno reso necessaria l'organizzazione di percorsi di formazione, facenti perno sulla figura “dell'animatore digitale”, risorsa interna che ha affiancato i colleghi con meno competenze informatiche e definita dall'assessore "indispensabile". Sulla questione Bisesti si è detto soddisfatto, elogiando la collaborazione tra docenti, nonostante le iniziali difficoltà.

 

Passando alle criticità, l'assessore ha poi giudicato determinante nel creare problemi dal passaggio alla didattica tradizionale in presenza a quella a distanza l'inadeguatezza degli strumenti tecnologici, come la banda larga non disponibile ugualmente su tutto il territorio provinciale. Tra le altre problematiche v'è poi la didattica a distanza nelle primarie, dove i bambini devono accedere agli strumenti informatici solo in presenza dei genitori. Nei casi di mancanza di strumenti per la didattica a distanza, le scuole sono comunque intervenute mettendo a disposizione tutti i computer di proprietà.

 

Buona parte della relazione è stata poi dedicata a Iprase e alla formazione del personale docente, dirigente e Ata. “Ciò che colpisce – ha affermato – è il rilevante numero di docenti attivato, che dai dati coinvolge un numero almeno 5 volte superiore al passato”.

 

La conclusione della lunga relazione ha infine riguardato le tutele sanitarie in discussione per la riapertura a settembre. Bisesti ha confermato che su queste basi l'anno scolastico in corso non si concluderà in presenza, ma solo attraverso la didattica da remoto, in attesa di capire le indicazioni da Roma per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione. “Pensare al nuovo anno scolastico - ha dichiarato – impone senza dubbio un’ampia e condivisa riflessione, in primo luogo con le istituzioni scolastiche oltre che con altri soggetti esponenziali, per la presa in carico dei vincoli derivanti da potenziali scelte sanitarie operate sul piano nazionale, ma anche dei condizionamenti specifici che la realtà del nostro territorio ci potrà imporre. Più concretamente, già oggi si parla della necessità di prevedere formule organizzative e logistiche tali da garantire il distanziamento sociale delle persone ed, inoltre, di adottare presidi e precauzioni nell’accesso e nell’utilizzo dei locali e dei mezzi destinati ad un pubblico servizio”.

 

Tra le misure immaginate ci sono il ripensamento degli orari scolastici in virtù della riduzione dei trasporti pubblici (riduzione di capienza al 50% di quello attuale), l'utilizzo di più locali rispetto a quelli a disposizione per la somministrazione dei pasti, nuovi orari giornalieri per impartire la didattica essenziale tenendo conto di età e eventuali situazioni di disagio o disturbi d'apprendimento. Ogni istituzione scolastica sarà chiamata ad una verifica puntuale delle capienze in rapporto al numero di studenti e insegnanti potenzialmente in classe, immaginando così un'eventuale turnazione, ingressi e uscite garantiti in sicurezza così come i momenti di ricreazione.

 

Ad ogni modo, ha garantito Bisesti, la Provincia garantirà linee guida sulla sicurezza nelle scuole, linee guida che terranno conto dell'autonomia scolastica e delle necessità maggiori della didattica in presenza per mano a mano che si scende con l'età (a riguardo l'assessore ha parlato di più tempo in classe per le prime classi della primaria rispetto alle quinte della primaria, idem per le secondarie). Misura che andrebbe ad agire non solo sui bisogni dei bambini ma anche sulle esigenze lavorative dei genitori, su cui ha affermato: “Siamo consapevoli che il ritorno alle attività produttive comporterà in molte famiglie il problema della conciliazione del lavoro con la cura dei figli. Ma auspichiamo che il governo ampli per tutti i lavoratori con figli il congedo straordinario stabilito per il Covid-19. Una volta che questo strumento sarà adottato, come amministrazione provinciale lavoreremo per potenziare gli assegni unici alle famiglie e sull’incremento di risorse per i voucher famiglia per i servizi conciliativi”.

 

Alle proteste dei sindacati sul mancato adeguamento contrattuale legato al pubblico impiego nel settore scuola, Bisesti ha infine concluso il suo intervento giustificando la scelta della Giunta di dirottare quelle risorse sulle imprese. “Siamo stati costretti ad operare questa scelta per i tanti settori del privato forzatamente chiusi -ha concluso - e il sacrificio è stato dovuto alle limitate risorse in nostro possesso”. Cionostante, ha aggiunto, “nell’assestamento la Giunta prevede ulteriori fondi per la scuola che colmino soprattutto il digital divide”.

 

La lunga relazione dell'assessore è stata seguita dagli interventi delle minoranze, che hanno da parte loro avanzato delle risoluzioni riguardanti gli incentivi alla mobilità scolastica con l'e-bike (Lucia Coppola, Futura), il rispetto e l'utilizzo delle prerogative sulla scuola garantite dell'istituto autonomistico (Sara Ferrari, Pd) e le problematiche della didattica a distanza (Filippo Degasperi, Onda Civica).

 

Tra gli interventi della minoranza, il più acceso sicuramente ha riguardato il capogruppo del Patt Ugo Rossi, che ha attaccato Bisesti su diversi fronti alla luce della relazione, a partire dalla scelta di riferirsi ai “leoni da tastiera”. “Sulle tastiere – ha ribattuto Rossi – si sono costruite delle carriere. Lei avrebbe dovuto iniziare questa relazione con un profilo istituzionale, da assessore all'istruzione della Provincia autonoma. Altro che leoncini da tastiera!”.

 

L'ex presidente della Provincia ha poi ribattuto punto su punto alla relazione dell'assessore all'Istruzione, affermando che la figura dell'animatore digitale fu introdotta, tra le critiche e "snobbata", nell'aprile 2018, risultando appunto oggi "cruciale". Sull'assestamento ha invece aggiunto: “L’assessore ha detto che se serviranno delle risorse per la scuola saranno messe nell’assestamento. Ma la Giunta ha appena tolto risorse alla scuola con la variazione del bilancio. E’ normale che in una situazione di emergenza come questa si debbono fare risparmi di spesa, ma se c’era un settore in cui occorreva aumentare la spesa questo era ed è la scuola”.

 

Sulle indicazioni per la riapertura delle scuole, e in particolare delle scuole dell'infanzia e degli asili, Rossi ha criticato la fumosità delle dichiarazioni di Bisesti, evidenziando la necessità di insistere sul potenziamento del welfare familiare attraverso voucher e congedi parentali. “Il problema è di metodo – ha concluso riferendosi all'atteggiamento adottato finora dall'assessorato all'Istruzione - ora non occorre una riforma della scuola ma coinvolgere tutti gli attori interessati perché diano il loro contributo. Su queste basi l’assessore potrà e dovrà compiere scelte trasparenti, basate su numeri, monitoraggi, pareri scientifici. Scelte da comunicare a tutti perché sia possibile lavorarci su”. Richiesta per cui Rossi fissa come data il 30 maggio, offrendo il suo contributo personale.

 

Usi la tastiera – ha infine suggerito il capogruppo Patt a Bisesti – per prendersi appunti, scrivere possibili soluzione e trasformarle in atti amministrativi concreti che oggi mancano”.

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