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| 16 feb 2020 | 19:10

La Corte costituzionale dà ragione a Cassa Centrale in Sicilia. Il ricorso presentato dalla Pat rischia ora ancor di più il semaforo rosso

I nodi ora sul credito iniziano a diventare sempre più ingarbugliati e bisogna delineare il futuro anche di Mediocredito, mentre la Giunta Fugatti si trova a dover gestire anche la partita Federcoop dopo che la governance è crollata. Un governo del cambiamento che sembra però giocare sempre di rimessa, un esecutivo che sembra decidere pochino e quel pochino divide nella migliore delle ipotesi

La Corte costituzionale dà ragione a Cassa Centrale in Sicilia

TRENTO. Una sentenza della Corte costituzionale in Sicilia può rappresentare una battuta d'arresto, un colpo, anche per la Provincia di Trento a trazione Lega. Il provvedimento riguarda un ricorso presentato dalla Regione, ma la vicenda ricalca a grandi linee quanto viene portato avanti in Trentino nel mondo del credito.

 

Il tema è quello della competenza sul credito: la Sicilia aveva presentato un ricorso contro una decisione della Banca d'Italia riguardante una Bcc siciliana del gruppo Iccrea. Semaforo rosso della Corte in quanto le Bcc aderenti al gruppo non sono più banche a carattere regionale e la riforma del credito cooperativo ha tolto nei fatti le competenze alla Regione.

 

E il ricorso ad aiuvandum presentato da piazza Dante riguarda proprio quelle competenze, la vicenda sembra simile e quindi la Provincia intende andare avanti in tribunale ma studierebbe come uscire nel migliore dei modi da questa situazione, la strada già in salita ha preso di colpo pendenza. Un ricorso, quello provinciale, presentato all'indomani della fusione tra Cassa rurale di Lavis-Mezzocorona-val di Cembra e quella di Trento.

 

Un esecutivo a conoscenza da luglio del quadro generale, quando Cassa Centrale aveva informato in proposito la Provincia: l'Istituto aveva evidenziato che essendo stato costituito il gruppo nazionale sottoposto alla Banca Centrale Europa, la fusione fra Lavis e Trento non avrebbe dovuto essere sottoposta all’approvazione della Giunta provinciale (Qui articolo).

 

La Provincia avrebbe tergiversato per vedere quanto sarebbe accaduto e prendere tempo: le Casse rurali, più divisa in piana, hanno però dato l'ok alla fusione. A quel punto piazza Dante si è mossa: solo a dicembre, dopo i passaggi negli istituti di credito e una sentenza del Tar di Trento che ha respinto la richiesta di sospensiva della delibera presentata dai "soci ribelli" (Qui articolo). Una scelta finita nel mirino dell'ex governatore Ugo Rossi (Qui articolo).

 

I nodi ora sul credito iniziano a diventare sempre più ingarbugliati e bisogna delineare il futuro anche di Mediocredito, mentre la Giunta Fugatti si trova a dover gestire anche la partita Federcoop dopo che la governance è crollata (Qui articolo). Un governo del cambiamento che sembra però giocare sempre di rimessa, un esecutivo che sembra decidere pochino e quel pochino divide nella migliore delle ipotesi. Una Provincia che spesso si trova a dover spesso rincorrere e cercare di raccogliere i cocci. L'ultima tegola è quella del caso Itea, già arrivato il primo ricorso in tribunale per impugnare una norma in fortissimo odore di incostituzionalità (Qui articolo).

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