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Riforma sul turismo, Failoni debole con i forti, forte con i deboli? A Rovereto: ''Magari le Apt saranno 11 e non 10'', in val del Chiese: ''Alla fine decido io''

Non è un mistero, che serpeggi nervosismo tra i territori per le ipotesi di fusioni per scendere da 15 Apt e 5 Consorzi Pro loco a dieci unità totali. Se gli ambiti leader del settore sono defilati e espandere i confini può essere per loro interessante, sono soprattutto le realtà più piccole a soffrire

Di Luca Andreazza - 09 febbraio 2020 - 19:01

TRENTO. Una riforma nella riforma. L'opposizione dell'Azienda per il turismo Rovereto e Vallagarina è netta e compatta. Un incontro teso alla Manifattura tra l'assessore Roberto Failoni e il territorio, tanto che è arrivata l'apertura: se è vero che nella bozza viene scritto che "il territorio provinciale è organizzato in dieci ambiti territoriali e in quattro aree territoriali", la città della Quercia potrebbe già rappresentare un'eccezione. Alla fine potrebbero essere undici le Apt (Qui articolo).

 

Non è un mistero, che serpeggi nervosismo tra i territori per le ipotesi di fusioni per scendere da 15 Apt e 5 Consorzi Pro loco a dieci unità totali (Qui articolo). Se gli ambiti leader del settore sono defilati e espandere i confini può essere per loro interessante, sono soprattutto le realtà più piccole a soffrire perché non vorrebbero vedersi fagocitate in ragione del milione di presenze e di 5 milioni di fatturato, criteri che non sempre seguono l'altro proposito inserito nel piano, cioè quello di lavorare sul prodotto e sulla segmentazione del mercato. Si registra poi anche una tendenza delle Apt ad agire in modalità fuori sincro, si parlano ovviamente ma sembra mancare un vero e proprio coordinamento a livello di presidenti, una voce unica.  

 

E se a piazza Dante l'assessore (ma è quasi una costante della Giunta a trazione Lega) si dimostra combattivo e deciso ("Non faccio politicafaccio politica turistica. Chi farà politica con me avrà problemichi invece fa politica turistica troverà spazio per dare il suo contributo"), in trasferta nel confronto aperto spesso si ripiega oppure si tradisce un certo nervosismo, soprattutto appare debole con i forti (Rovereto, ma anche a Trento è stato cauto) e forte con i deboli (in val del Chiese si è lasciato sfuggire: "I Consorzi spariscono e alla fine decido io").

 

Non è un segreto che a Rovereto ci sia una fortissima contrarietà alla fusione, specie con l'ambito di Trento, un piano che proprio non piace e il destino di questa ipotesi sembra quella di naufragare come una decina di anni fa tra veti incrociati e impossibilità di definire una governance chiara. L'area di Rovereto e Vallagarina vuole salvaguardare la propria identità e in questo senso i primi cittadini sono più che mai compatti. E questo evidenzia anche la criticità di presentare e proporre una riforma, importante e per certi versi necessaria, proprio a ridosso delle elezioni amministrative. Un'opportunità sarebbe stata quella di affrontare la questione con maggior calma, a giochi fatti. Ma così non è andata.

 

Anche perché il rischio è quello di svuotare le competenze delle Aziende per il turismo che si trovano a gestire macro-aree, magari senza riuscire a rappresentare tutti i territori dell'ambito e senza poi la forza di incidere realmente. A questo si può aggiungere che i processi decisionali verrebbero praticamente presi ai piani superiori e quindi le Apt si troverebbero esclusivamente a gestire le linee dettate da altri e diventare i para-fulmini perfetti per qualunque problema.

 

Delicata poi la situazione in val di Ledro, una realtà appena nata, vicina al milione di presenze ma che è già in orbita Garda, che per ora sembra neutrale e non prende posizione. Ma un altarino sarebbe saltato fuori nell'incontro in quel di Bedollo: il Garda, infatti, lavorerebbe per ottenere una nuova infrastruttura.

 

L'assessorato non ha confermato il nesso, ma quanto annunciato potrebbe lasciar pensare che in cambio dell'assegnazione diretta dal livello politico delle risorse necessarie per portare a compimento il piano, se il Garda non può essere favorevole in quanto l'area forse più tartassata nel cambio di gestione della tassa di soggiorno, l'ambito almeno non si esporrebbe in senso apertamente negativo. Un'operazione legittima e soprattutto un modo per aggirare le difficoltà, ma che non terrebbe conto dei criteri stessi stabiliti nella riforma, promesse che poi dovrebbero essere realizzate a fronte di sempre minori risorse a bilancio, ma a questo poi, se proprio, si penserà più avanti.

 

Se non altro, e bisogna dargliene atto, l'assessore gira parecchio i territori e accetta il confronto. E' reduce anche dall'appuntamento in val del Chiese, dove i Consorzi sono particolarmente preoccupati di trovarsi schiacciati in Campiglio. Un cambio di rotta rispetto alla valorizzazione del turismo minore, ma non per questo meno autentico, per entrare in un colosso con il rischio concreto di venire marginalizzati a causa delle vocazioni diverse degli ambiti. 

 

Oltre un centinaio di persone tra amministratori, imprenditori e operatori hanno ascoltato l'assessore e Michele Bella, capo di gabinetto, per capire meglio il proposito della riforma. I presidenti dei Consorzi Daiana Cominotti e Daniele Bertolini hanno da un lato evidenziato il lavoro comune già avviato dalle realtà e nei fatti anticipa alcuni punti del piano provinciale, così come le opportunità significative che garantisce ai piccoli territori anche in considerazione delle difficoltà burocratiche introdotte dalle normative comunitarie in tema di concorrenza e che rischiano di limitare notevolmente l’operatività. Ma entra in gioco anche il criterio del "Comune catastale" che potrebbe spezzettare ulteriormente il puzzle: Tione potrebbe scegliere il Garda e Sella Giudicarie la val Rendena per esempio. 

 

Si è passati anche alla spiegazione della riforma tra "Il turista al centro" e "Tutto il Trentino è turistico". Si è ribadita la volontà di scendere a 10 Aziende e "Il milione di presenze quale dimensione ottimale per la loro operatività. La soglia indicata è frutto dell’analisi dell’operatività dei competitor del Trentino: Alto Adige, Svizzera, Austria e Germania".

 

E' entrato in gioco l'Alto Adige e questa è una novità in quanto non era mai stato menzionato, ma questa analisi non viene ancora resa pubblica nella sua interezza, si dice sempre solo che esiste (Qui articolo). Un piano che intende rafforzare il ruolo di Trentino marketing, nuovamente con un ruolo autonomo rispetto a Trentino Sviluppo e un Cda autonomo, quest'ultimo punto appare tra i più complicati tra la necessità di eventualmente superare i paletti del decreto Madia oppure ricorrere alle nomine politiche (Qui articolo).

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