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Riforma sul turismo, ecco la bozza. E si parla di ''catastale'': sarà più facile spezzettare le Apt se si ragiona sui singoli Comuni?

Rincari tra il 20 e il 50% della tassa di soggiorno, l'imposta però non finisce più tutta alle Apt, ma divisa tra Agenzie territoriali e Trentino Marketing. Preambolo a tagli di risorse della Provincia? Le Aziende da 20 diventano 10 in totale, il turismo è un'industria, c'è un business plan sulle ripercussioni? Le Apt destinate a diventare multiutility nella gestione di infrastrutture e impianti?

Di Luca Andreazza - 01 febbraio 2020 - 05:01

TRENTO. Inizia a circolare la bozza della Riforma sul turismo, quattordici pagine e 27 articoli, un lavoro ancora incompleto (Qui articolo). Diversi gli omissis perché "in fase di perfezionamento con le strutture di staff della Pat", ma forse alcuni operatori sono stati più fortunati e sono in possesso di un documento più completo (quello nostro riporta comunque una data di questi giorni), mentre siamo certi che prima di depositare il ddl in Provincia per avviare l'iter e la discussione di approvazione in piazza Dante, l'assessore invierà tutto in anticipo ai portatori di interesse per una valutazione finale.

 

Gli articoli ancora in elaborazione sembrano, infatti, piuttosto importanti come "Società per la promozione territoriale e il marketing turistico trentino" e il comma 8 dell'articolo 16 che parla della tassa di soggiorno, l'articolo 24 per "Investimenti strutturali" e l'articolo 27 sulle "Disposizioni transitorie". In chiusura quello che dovrebbe essere il nuovo assetto del turismo: le quattro Agenzie territoriali che raccolgono le dieci Aziende per il turismo (due blocchi composte da tre Apt e due blocchi da due enti). Un tabella praticamente vuota, anche in attesa di capire gli orientamenti degli ambiti (Qui articolo).  

 

Una riforma non è né giusta, né sbagliata, contiene scelte che si rivelano più o meno perfettibili, ma ci sono mezzi e strumenti (come un business plan per comprendere la portata di una riorganizzazione profonda delle Apt per valutare impatti economici sulle Aziende, sulla pianta organica, sulla struttura sociale, branding e mercato) per mitigare e valorizzare gli effetti, qui sembra che tutto venga lasciato un po' sospeso, deciso un po' d'imperio e un po' dai territori.

 

Una bozza di riforma che tratta l'intero sistema (Apt e Agenzie, Trentino Marketing e Provincia, Fondazione Pro loco e Pro loco con queste ultime sembra rafforzate), ma che accenna pochissimo, quasi nulla, sugli operatori (non solo gli imprenditori del ricettivo), non si parla di alcuni compiti che dovrebbero e potrebbero assolvere tra formazione e ospitalità. Esperienza, fidelizzazione e qualità del Trentino vengono vissute dagli ospiti soprattutto in forma diretta nelle strutture e nelle attività, moltissime persone non transitano neppure attraverso le Apt. Una scelta, forse per permettere, se un inverno si chiude in maniera meno brillante del previsto, che responsabilità e coordinamento restino in capo a Provincia e enti strumentali.

 

I tempi non sono tra i migliori, una proposta che arriva a ridosso delle elezioni amministrativeUna riforma che presenta delle ambiguità di metodo. In linea generale la Provincia leghista blocca le fusioni dei comuni, ricorre contro quella tra le Casse rurali di Trento e Lavis, Mezzocorona e Val di Cembra, ma prevede di accorpare le Aziende per il turismo. Mancherebbe un disegno e una visione provinciale. In questo caso specifico, si lancia l'ipotesi e si rimanda alle Apt ogni decisione. Si dice che si perderebbe un'opportunità ma intanto si scrive che "il territorio provinciale è organizzato in dieci ambiti territoriali e in quattro aree territoriali". Va bene, non sembra esserci scritto che siano obbligate, ma l'intenzione sembra quella, metterle spalle al muro. Attualmente ci sono, infatti, quindici Aziende e cinque Consorzi Pro loco, esattamente il doppio.

 

Gli incontri non avrebbero, poi, una linearità. In alcuni casi viene spiegato che si accorpa (termine più delicato rispetto a fusione) ma come vuole il territorio: in quel di Cembra è stato proposto di guardare verso Trento, Rotaliana e Fiemme (Qui articolo). Nel capoluogo, invece, non è stato consigliato nulla. C'è una sorta di detto-non detto: se le idee ci sono, si dovrebbe anche avere il coraggio di metterle nero su bianco per poi spiegarle e trovare un'intesa. Non basta affermare che è un'opportunità e poi scaricare eventualmente sui territori le colpe se non si dovesse raggiungere un obiettivo. 

 

Emerge poi una particolarità. Già si prevederebbe un piccolo spezzatino per riorganizzare i confini, Apt scorporate (Cembra e Pinè divise, Valle dei Laghi in orbita Alto Garda per esempio), ma forse anche all'interno dei territori stessi. Si guarda il Comune catastale. Significato? Alcune aree si potrebbero ulteriormente spezzettare in quanto "su richiesta motivata del Comune competente per territorio, possono essere ridefiniti gli ambiti e le aree territoriali di cui all’allegato A), fermi restando i numeri massimi previsti al comma 2, il principio di contiguità territoriale dell’ambito turistico e dell’area nonché, con riferimento agli ambiti, organicità rispetto ai fini del marketing turistico".

 

Un esempio? Sono casi limite, ma prendiamo la val di Cembra: l'area di Grauno e Grumes potrebbe virare verso la val di Fiemme, mentre Cembra e Verla verso l'asta dell'Adige. In Valle dei Laghi la zona fino a Vezzano potrebbe restare con Trento, Madruzzo raggiungere il Garda. E questo potrebbe comportare difficoltà nelle nomenclature, senza poi considerare un po' di perdita di identità, il rischio centralizzazione, assetti da ricostruire e se sia meglio un ambito più simile (Garda, Ledro, valle dei Laghi) o se le differenze possano trovare maggiore valorizzazione in un'offerta diversificata. Un turista i confini non li conosce e non interessano, ma per un'area forse è più facile veicolare i territori se diversi, piuttosto che in forma omologata. E le collaborazioni inter-ambito già esistono, senza dover rivedere gli enti, operazione sempre rischiosa.

 

Ambigua la possibilità per le Aziende per il turismo di "promuovere e gestire impianti, servizi e infrastrutture a carattere locale e non economico e di prevalente interesse turistico sportivo o congressuale", ma anche che "Le attività individuate al comma 2 (organizzare e promuovere manifestazioni ed eventi nonché coordinare e promuovere quelli realizzati da altri soggetti nell’ambito territoriale) possono svolgersi anche al di fuori dell’ambito territoriale di riferimento con il coordinamento o il coinvolgimento delle altre Apt al fine di garantirne un’efficace realizzazione", si ammette un fuori campo in modo esplicito, basta chiedere il permesso. Da capire il significato di gestire impianti e infrastrutture. Le Apt diventano multiutility e poiché formalmente private sottoposte a meno vincoli rispetto al pubblico? 

 

Il criterio è sempre quello di avere "un ottimale dimensionamento complessivo di almeno 1.000.000 di presenze turistiche annue o, in subordine, del numero di posti letto alberghieri". Si sarebbe potuto indicare un generale "posti letto", invece si guarda agli hotel e ci si dimentica di tutto un mondo in forte crescita e sviluppo, quello dell'extralberghiero tra b&b e residenze turistiche, appartamenti e agriturismi (ma sono solo alcune formule) con quest'ultimi oggetto di un ddl che non viene (per ora) citato. 

 

Il ricorso al milione di presenze è abbastanza semplicistico e se il turismo è un industria (ma è così, pesa per il 15% sul Pil provinciale) occorrerebbe un business plan e se è stato fatto renderlo pubblico, magari insieme a quegli studi che analizzano la situazione in Austria, Svizzera e Germania. Capire i pro e i contro, comprendere le ripercussioni a livello di pianta occupazionale e bilanci, governance e soci, equilibri e rappresentatività: un'analisi approfondita degli aspetti economici, organizzativi e strutturali nel rivoluzionare le Apt. Nell'incontro di Trento l'assessore ha detto di non voler fare politica, ma politica turistica. Difficile dividere questi aspetti. Magari l'attuale formula va bene, magari Trento-Rovereto risulta una soluzione migliore rispetto a Rovereto-Folgaria. Così sembra un tentativo e rassicurazioni ai territori non sembrano all'orizzonte.

 

Capitolo Agenzie territoriali. Forse l'idea migliore e, infatti, circolava già da alcuni mesi. Un aspetto, questo, ripreso anche dal ddl depositato dal consigliere provinciale Michele Dallapiccola (Qui articolo). Nuove realtà chiamate a "sviluppare il prodotto turistico interambito. Le agenzie sono articolazioni territoriali della società (Trentino Marketing) e svolgono le seguenti attività: analisi delle potenzialità dell’area di riferimento e delle esigenze della domanda turistica e attività di benchmarking; sviluppo dei prodotti turistici interambito; tale attività include anche il coordinamento dei diversi operatori coinvolti, che può essere effettuato anche avvalendosi delle Apt; coinvolgimento delle Apt per la proposta ai turisti dei prodotti turistici; attività di monitoraggio dei prodotti turistici offerti nell’ottica di un miglioramento continuo".

 

Nei fatti è l'istituzionalizzazione dei board già attivi e presenti (moltissime disposizioni inserite nel documento non sono in realtà una novità, già esistono tra determine e delibere provinciali, ma vengono raggruppate e ordinate) da diversi anni. Solo che ora non costano, mentre post riforma si prevede di "destinare alle agenzie territoriali d’area, definite nell’ambito della convenzione, nella misura di almeno il 10 per cento dell’imposta raccolta in tutti gli ambiti territoriali di cui è costituita la relativa area". 

 

Tassa di soggiorno. Se nel 2014 (Qui articolo) e anche nel 2017 la Lega d'opposizione si era lamentata, ora l'imposta piace (ci mancherebbe, regge il comparto turistico) e anzi si punta all'omologazione in tutto il territorio. Un'intuizione buona, ma si stima un aumento tra il 20 e il 50% rispetto al quadro attuale che varia tra il minimo di 0,70 euro e un massimo di 2,5 euro e una frammentazione tra i vari territori perché decisa a livello locale. Dopo la riforma si va da uno a tre euro.

 

Si alza il gettito, ma paradossalmente i territori (che raccolgono l'imposta) non introitano più tutto per una gestione diretta. Anzi, le Apt si vedrebbero ridotti i bilanci (sembra cadere l'obbligo per i Comuni di essere soci) e si agisce su più fronti tra Agenzia territoriale e Trentino Marketing. "Il regolamento di esecuzione stabilisce i criteri, le modalità e le tempistiche per la valorizzazione ed il calcolo della percentuale del 49 per cento rispetto al totale valore della produzione del conto economico. La quota di imposta di soggiorno eccedente il 49 per cento è attribuita alla società per lo sviluppo di specifiche attività promozionali dedicate all’ambito territoriale ove l’imposta è stata raccolta o per le attività proprie dell’agenzia territoriale d’area ove l’imposta è stata raccolta". Dopo i tagli nella manovra di assestamento di bilancio 2019 e una finanziaria in chiaroscuro, questo è il preambolo per un'altra riduzione della compartecipazione in termini di risorse da parte della Provincia nascosta dietro un aumento della tassa di soggiorno?

 

Nell'attesa di capire quanto arriverà in aula, arriva un piccolo déjà vu. Forse per calmare un po' le acque, l'assessore Failoni festeggia tramite un comunicato ufficiale per aver sbloccato 13.187.290 euro come anticipo sulle risorse per il 2020 a favore delle Aziende per il turismo e dei Consorzi turistici di associazioni pro loco. Una delibera, una firma, che diventa un grande risultato, esattamente come 12 mesi fa (Qui articolo).

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