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Riva e Arco al voto, ma in palio c’è molto di più del futuro di due Comuni: la Lega si gioca la faccia mentre il Centrosinistra non può permettersi di perdere due feudi storici

“Tradizione” contro “cambiamento”, esperienza contro novità, Sinistra contro Destra al ballottaggio del 4 ottobre la posta in gioco è molto alta. Betta parte avvantaggiato nella sfida con Bernardi, mentre a Riva, l’accordo Santi-Malfer ha ribaltato la situazione con Mosaner che chiama a raccolta i suoi per una sfida dall’esito incerto

Di Tiziano Grottolo - 02 ottobre 2020 - 20:16

ALTO GARDA. Al ballottaggio del 4 ottobre arrivano due Comuni con vicende molti simili, entrambe le amministrazioni uscenti non sono riuscite a vincere al primo turno, nonostante abbiano comunque ottenuto la maggioranza relativa dei consensi.

 

Ad Arco il sindaco uscente, Alessandro Betta, parte con 10 punti di vantaggio sullo sfidante Giacomo Bernardi ciò non significa che l’esito del ballottaggio sia scontato. Nessuno dei due è riuscito a trovare un accordo con i candidati esclusi dal ballottaggio. Roberto De Laurentis e Chiara Parisi hanno scelto l’opposizione anche se quest’ultima ha cercato un apparentamento con il Centrosinistra (articoli QUI e QUI).

 

Al contrario a Riva del Garda la situazione si è completamente ribalta dopo l’apparentamento sottoscritto da Cristina Santi e Mauro Malfer. Ora il sindaco uscente Adalberto Mosaner si trova in una posizione di svantaggio dovendo affrontare una coalizione larga che va dai sovranisti di Fratelli d’Italia e Lega (sostenuti anche da Casapound) al Partito Autonomista che era al fianco di Malfer. Un apparentamento molto contestato che lascerà sicuramente degli strascichi (artici QUI e QUI).

 

La posta in gioco è molto alta, in ballo non c’è solo il futuro dei due Comuni altogardesani. Le ripercussioni saranno anche sulla politica provinciale: non è un mistero che la Lega, dopo la batosta subita nei territori, stia cercando riscatto. Una doppia vittoria (a Rovereto serve un’impresa) potrebbe salvare le apparenze almeno con il proprio elettorato. Conquistare anche solo uno dei due Comuni significherebbe interrompere il regno del Centrosinistra nell’Alto Garda ma il partito avrebbe comunque ben poco di cui rallegrarsi. Una sconfitta nei tre Comuni sarebbe una clamorosa débâcle. D’altro canto il Centrosinistra non può permettersi di perdere due feudi storici, la sconfitta potrebbe mandare in crisi le sezioni locali del Pd. Ad ogni modo i Dem dovranno aprire una fase di riflessione interna al partito perchè nell’Alto Garda è stato raggiunto uno dei peggiori risultati da molto tempo a questa parte.

 

Proprio per questo, non è un caso che nell’Alto Garda sia andata in scena la campagna elettorale più combattuta del Trentino, senza esclusione di colpi. Se la Lega ha chiamato il meglio che aveva a disposizione facendo arrivare il leader del partito Matteo Salvini e Luca Zaia, per il Centrosinistra si sono mobilitate le Sardine al grido di “Riva non si lega”. L’esito del voto rimane in bilico e solo la sera del 4 ottobre si potrà avere un quadro più preciso.

 

Nel frattempo i candidati hanno lanciato l’ultimo appello al voto per convincere gli indecisi (QUI Betta, QUI Bernardi, QUI Mosaner). Purtroppo la candidata della Destra ha preferito non rispondere alle domande de Il Dolomiti. Santi è stata contatta più volte e dopo aver riferito di essere troppo impegnata, era stato concordato di inviare le domande in forma scritta. Le domande sono state mandate ma le risposte non sono mai arrivate. Di fatto da martedì (nonostante i ripetuti tentativi) la candidata si è resa irreperibile.

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