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“Condannati all’invisibilità”, a un anno dalla sanatoria meno del 30% delle domande è stato preso in esame: così i lavoratori stranieri diventano vulnerabili a ricatti e sfruttamento

L’Assemblea Antirazzista di Trento torna a chiedere una sanatoria per gli stranieri che vivono (e spesso già lavorano) in Italia: “Dopo 10 mesi sono state evase poco più del 5% di tutte le richieste inviate, con questo sistema datori di lavoro senza scrupoli continuano a sfruttare manodopera ricattandola”

Di Tiziano Grottolo - 20 maggio 2021 - 06:01

TRENTO. Esattamente un anno fa l’Assemblea antirazzista di Trento aveva protestato fuori dal Commissariato del Governo per chiedere una sanatoria generalizzata, e quindi più estesa di quella prevista dall’allora Governo Conte II, per consentire agli oltre 600mila “invisibili” che vivono in tutta Italia di poter accedere ai diritti fondamentali. Fra tutti il diritto all’assistenza sanitaria e alla Salute. Ieri, 19 maggio, gli attivisti sono tornati in corso 3 novembre, perché delle 873 domande di sanatoria presentate in Trentino, a fine aprile, solo 240 sono state prese in esame. Meno del 28% quindi.

 

In Trentino, fanno notare dall’Assemblea Antirazzista, è la Provincia che si occupa della gestione delle domande: “Registriamo ritardi incresciosi – affermano – soprattutto se rapportati alle possibilità che questa Amministrazione potrebbe avere. Inoltre ci sono i primi rigetti, molte persone si rivolgono ai nostri sportelli denunciando criteri troppo stringenti nella presentazione delle domande e le richieste di documentazione aggiuntiva che quasi sempre è impossibile da reperire”.

 

Non bisogna dimenticare infatti che se la sanatoria consente di accedere a un permesso di soggiorno prevede comunque criteri molto rigidi fra cui dimostrare di avere un lavoro e un alloggio in Italia. A questi problemi formali si aggiungono quelli legati ai ritardi e all’eccessiva burocrazia. Il tutto alla “modica” cifra di circa 500 euro teoricamente in capo al datore di lavoro ma spesso un costo a carico del richiedente. Una situazione paradossale”, accusano dall’Assemblea Antirazzista che espone i lavoratori stranieri, soprattutto braccianti, pastori e badanti, a forme di ricattabilità: Datori di lavoro senza scrupoli usufruiscono di manodopera ricattandola, tutto ciò è il prodotto di un sistema che ha volutamente tenuto le persone nell’invisibilità”.

 


 

Tirando le somme, a livello nazionale, secondo l’Assemblea Antirazzista dopo 10 mesi dalla chiusura della sanatoria sarebbero state evase poco più del 5% di tutte le richieste inviate. Troppo poche, così molte persone si trovano nel limbo dell’attesa senza un documento valido e quindi ricattabili e vulnerabili. “Da un anno – sottolineano gli attivisti trentini – i lavoratori e le lavoratrici dei settori prescelti (agricoltura e cura) sono in attesa di una convocazione che non arriva. Questo provoca ostacoli insormontabili sia per vedersi garantiti i diritti fondamentali e sia per accedere alle poche prestazioni sociali disponibili. Il rischio è che oltre il danno di aver pagato i costi di una procedura illogica arrivi anche la beffa di rimanere senza documenti”.

 

Proprio per questo da diverse piazze d’Italia, al grido di “Non siamo solo braccia” e “Non possiamo più aspettare” sono state fatte delle precise richieste per trovare delle soluzioni. In particolare si chiede maggiore chiarezza su tempi e procedure ma anche l’abrogazione del requisito dell’idoneità dell’alloggio e una moratoria sul requisito del reddito. “In piena crisi economica dovuta al Covid-19 non è pensabile continuare a vincolare le procedure per il rinnovo del titolo di soggiorno, per il ricongiungimento familiare e la richiesta di cittadinanza ad una quota minima di reddito”. Infine l’Assemblea Antirazzista vorrebbe ottenere anche l’istituzione di un permesso di soggiorno esteso a coloro che non rientravano nei parametri delle procedure del 2020, ma che da anni vivono e lavorano in Italia “l’unico modo per uscire dall’invisibilità alla quale sono stati condannati da una sanatoria beffa che non ha voluto vederli”.

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