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Sebastiano Ricci fa litigare maggioranza e opposizione, Perale attacca: ''Da giunta De Pellegrin approccio dilettantesco'', Addamiano: ''Accuse snob da radical chic''

Botta e risposta tra maggioranza e opposizione e la 'pietra dello scandalo' è l'intitolazione del Museo Civico al pittore Sebastiano Ricci. Per la minoranza in nessuna parte del mondo si intitola un museo a un singolo pittore se non contiene una grande maggioranza di sue opere (''così si illude il turista e lo si prende in giro'') e si ricorda con nostalgia la mostra “Tiziano l’Ultimo Atto” (''che aveva portato un gran flusso di turisti''). Ecco la replica, punto su punto, dell'assessore alla cultura

Di Antonio Gheno - 17 maggio 2024 - 17:58

BELLUNO. “Il Museo di Belluno sarà il Museo Civico intitolato a Sebastiano Ricci, non il museo di Sebastiano Ricci. C’è una differenza rilevante e sostanziale in questo, i consiglieri di opposizione l’hanno di certo colta, impossibile che non sia così, ma giocano con le parole per oscurare ancora una volta un’operazione bella e positiva per la città”. Comincia così la risposta del Sindaco di Belluno De Pellegrin alle osservazioni mosse dal gruppo di opposizione Insieme per Belluno Bene Comune che due giorni fa, nello stesso orario in cui a palazzo Fulcis si è svolta la conferenza stampa di presentazione del progetto di intitolazione, hanno tenuto una conferenza stampa durante la quale hanno attaccato l’amministrazione su questo e su molteplici altri temi e sulla sua progettualità.

Nello specifico il consigliere di minoranza, ed ex assessore alla cultura dell’amministrazione Massaro, Marco Perale ha fatto presente come, a suo avviso, l’intitolazione del Museo Civico cittadino ad un solo, seppure illustre, pittore bellunese risulti una forzatura e si tratti di un caso singolo nel panorama internazionale dove di consueto i musei vengono dedicati ad un unico artista solo nel caso in cui siano interamente dedicati allo stesso con collezioni di almeno 50 opere spesso derivanti da collezioni private, vedi ad esempio la Galleria Carlo Rizzarda di Feltre o il museo Murer di Falcade.

 

A questa osservazione l’attuale assessore alla cultura Raffaele Addamiano replica spiegando che “non è sui numeri che deve e può concentrarsi il giudizio sull’opportunità o meno dell’operazione, quanto sulla rilevanza dell’artista per il territorio e sulla qualità delle opere custodite a Palazzo Fulcis. Nelle collezioni di via Roma figurano 10 opere del Ricci, di cui 3 grandi teleri e, tra questi, la nota “Caduta di Fetonte” un’opera conosciuta a livello mondiale, che molti musei ci invidiano. I consiglieri fanno confusione. Non parliamo di un museo su un autore, nel quale giustamente devono esserci un numero rilevante di opere dello stesso, ma di un museo dedicato ad un personaggio importante per la città, è una differenza di sostanza”.

 

Nel suo intervento, sempre Perale, ha dichiarato inoltre che i musei dedicati ad un pittore solitamente contengono buona parte della sua carriera artistica ed un percorso con l’esposizione di opere appartenenti a tutta la sua vita. “Se così non è, illudi il turista di vedere una cosa che poi realmente non trova. Lo puoi prendere in giro una volta, due volte ma alla terza non torna più e farà pure cattiva pubblicità in giro. Inoltre non esistono che io sappia, almeno a livello europeo, musei intitolati ad un artista pre ottocentesco perché nessuno può sognarsi di avere l’esclusiva di un qualcuno. Ad esempio il Prado ha il più alto numero di Tiziano ma non si è mai sognato di chiamarsi “museo Tiziano” perché sarebbe un’operazione impossibile. Questo approccio risulta abbastanza ingenuo se non dilettantistico e vedrà il turista preso in giro”.

 

Durante la conferenza del gruppo di minoranza si è poi parlato di come anche i commercianti lamentino che la piazza è vuota e di come la mostra “Tiziano l’Ultimo Atto” avesse portato un gran flusso di turisti in città. Su questo argomento sempre Marco Perale ha spiegato che quella mostra fu la conseguenza di un accordo fatto tra il Comune di Belluno e l’ente Provincia dove il comune si assunse l’onere di rendere la Crepadona un polo per le esposizioni temporanee e alternandosi con la provincia fecero ogni anno una mostra per un certo numero di anni. Questo metodo, fatto di investimenti importanti da parte di entrambi gli enti, innescò un afflusso sempre più consistente di turisti acculturati che scelsero di visitare ogni anno Belluno sapendo che avrebbero trovato sempre grandi mostre arrivando in migliaia e fermandosi poi a mangiare e fare acquisti in centro portando di fatto ricchezza intellettuale e materiale in città.

 

Pronta la risposta di Addamiano: “In quanto agli eventi culturali, sono oltre 42 quelli realizzati fino ad oggi con una stima in difetto. A nessuno di questi, però, ho visto i consiglieri di opposizione che tanto ci tengono a ribadire il loro amore per la cultura. Un'ultima osservazione: finiamola con questo amarcord sulla mostra del Tiziano, perché è davvero imbarazzante. Il consigliere Perale, da assessore alla cultura, aveva annunciato in pompa magna una seconda mostra su Tiziano tre o quattro anni fa, salvo poi far fallire il progetto adducendo banali scuse. In questi casi va proprio detto: un bel tacer non fu mai scritto”.

 

Un’ultima critica mossa dalla minoranza sull’amministrazione della città, da parte della giunta De Pellegrin, riguarda il fatto che “il modo di operare su tematiche, quali ad esempio i capi frazione, porta Belluno ad un salto culturale all'indietro di 50 anni facendo si che, invece che guardare al nuovo millennio come un capoluogo di provincia si preferisca rendere la città un paesone con una gestione da anni 50” tuona Francesco Rasera Berna di Insieme per Belluno Bene Comune.

 

A questa accusa lo stesso Addamiano risponde: “I consiglieri di Insieme per Belluno Bene Comune dicono che questa Amministrazione gestisce la città come un paesone anni Cinquanta? Benissimo, non vedo dove sia il problema. I paesi sono la base del tessuto sociale della nostra Nazione e gli anni Cinquanta hanno anticipato il boom economico, ironizzare su questo è molto snob e radical chic. E poi, hanno forse denigrato maldestramente gli anni ‘50 dello scorso secolo perché nel 1953 morì il compagno Stalin, loro sinistro punto di riferimento ideologico?”.

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