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Ambiente | 22 settembre 2025 | 12:00

Bostrico e Vaia, facciamo il punto: un terzo delle foreste demaniali trentine è stato colpito. Come cambierà la selvicoltura?

Le foreste demaniali di proprietà della Provincia di Trento sono otto e coprono oltre 11.500 ettari. Alcuni di questi complessi boscati hanno subito molti danni a seguito della tempesta Vaia e dell'epidemia di bostrico, ancora in corso, soprattutto nel settore nel settore nord-orientale del territorio provinciale, tra Val di Fiemme, Primiero e Vanoi. Abbiamo intervistato Antonio Manica, Sostituto Dirigente dell’Agenzia che gestisce queste foreste, per delineare una fotografia sullo stato attuale delle foreste demaniali trentine e per aprire una finestra anche sul loro futuro

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

In Provincia di Trento la proprietà delle foreste è principalmente pubblica. Possiedono aree forestali i comuni, alcune storiche istituzioni collettive come la Magnifica Comunità di Fiemme, ma anche la Provincia stessa. Si tratta di otto foreste demaniali, che coprono una superficie complessiva di oltre 11.500 ettari. Il nucleo storico delle foreste demaniali trentine è concentrato nel settore nord-orientale della Provincia (Cadino, Paneveggio, San Martino di Castrozza, Valsorda e Valzanca), ma altre importanti proprietà sono collocate nell'area centro-meridionale (Monte San Pietro, Bondone, Scanuppia, Campobrun).

Queste foreste erano in origine delle proprietà feudali montane, che furono poi amministrate come patrimonio dello Stato austriaco. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il demanio forestale fu inglobato nel patrimonio indisponibile dello Stato italiano e infine venne trasferito alla Provincia di Trento.

 

Tra queste otto foreste, oggi gestite dall’Agenzia provinciale delle foreste demaniali, molte hanno subito danni a seguito della Tempesta Vaia di fine 2018 e della successiva infestazione di bostrico. Abbiamo contattato Antonio Manica, Sostituto Dirigente dell’Agenzia, per delineare una fotografia sullo stato attuale delle foreste demaniali trentine e per aprire una finestra anche sul loro futuro.

La situazione ad oggi, tra Vaia e bostrico

“Tra le otto foreste demaniali della Provincia autonoma di Trento, quelle maggiormente colpite dalla tempesta Vaia e dalla successiva diffusione del bostrico sono state le quattro situate nel settore nord-orientale del territorio provinciale: Paneveggio, Cadino, San Martino e Caoria, localizzate rispettivamente in Val di Fiemme e nelle aree di Primiero/Vanoi”, spiega Manica, “queste zone erano caratterizzate da una prevalente presenza di abete rosso, che le ha rese particolarmente vulnerabili sia all’evento atmosferico estremo, sia all’infestazione del coleottero”.

 

Le restanti foreste demaniali, collocate nel Trentino centro-meridionale, hanno subito danni molto più contenuti. “La loro maggiore resilienza è da attribuire alla composizione forestale più diversificata, con presenza significativa di boschi misti, latifoglie, mughete e prati-pascoli d’alta quota, che hanno ridotto l’impatto del disturbo”, spiega il dirigente, aggiungendo alcuni dati numerici. “Per quanto riguarda l’estensione del danno, alla fine del 2024 la superficie media colpita risulta essere circa il 30% rispetto al totale delle foreste demaniali. In particolare, nella Foresta di Cadino, attualmente la più colpita, la percentuale di superficie danneggiata si aggira attorno al 50%. È importante sottolineare che questi dati sono in continua evoluzione e andranno aggiornati entro la fine del 2025, poiché il bostrico continua a provocare danni significativi”.

 

Proprio rispetto al tema bostrico, ancora attuale, abbiamo chiesto un maggiore approfondimento. “Alla fine del 2024, ad eccezione della Foresta di Paneveggio dove il trend del danno era ancora in crescita, si è osservata una generale tendenza alla diminuzione dell’attività del bostrico nelle foreste demaniali trentine”, spiega il Direttore. “Tale diminuzione era visibile sia nei dati di cattura rilevati dalle trappole sia nella riduzione del danno effettivo al patrimonio forestale. Questo andamento riflette il decorso tipico dell’epidemia così come descritto in letteratura, con un picco seguito da un progressivo calo. Tuttavia, nel corso del 2025 si è registrata un’inversione di tendenza: i livelli di cattura del bostrico hanno mostrato una nuova crescita, segnalando una possibile ripresa dell’infestazione. Questo potrebbe comportare un mantenimento del livello di danno osservato nel 2024”.

Attività e progetti di ripristino

La Provincia autonoma di Trento attua, tramite il Piano bostrico, una serie di attività e progetti mirati al contenimento dell’epidemia e al ripristino delle aree forestali danneggiate. Il Piano viene rivisto ogni anno, per adeguarsi tempestivamente all’andamento dell’infestazione.

 

“Le principali attività che si stanno mettendo in atto sono il monitoraggio dell'evoluzione epidemica dello scolitide; la messa in sicurezza del territorio, in particolare delle infrastrutture pubbliche; il recupero del materiale danneggiato; i rimboschimenti; la ricerca scientifica e sensibilizzazione ambientale”, spiega Antonio Manica, elencando poi cinque obiettivi che l’Agenzia si pone.

 

“Un primo obiettivo è controllare l'epidemia di bostrico. In questo caso è fondamentale la presenza delle stazioni forestali demaniali, le quali monitorano continuamente l'attività e la presenza del coleottero e realizzano annualmente un censimento delle aree bostricate. Tale attività permette interventi rapidi per utilizzare e recuperare il materiale infestato. Cerchiamo poi di recuperare più velocemente possibile il materiale legnoso, in modo da minimizzare la perdita economica. Lo facciamo anche attraverso la definizione di processi di vendita velocizzati e contratti che portino a tempi certi di esecuzione. Puntiamo ovviamente anche a ripristinare e ricostruire i boschi distrutti, con particolare attenzione a mantenere la loro funzione protettiva, idrogeologica e ambientale. Favoriamo la loro ricrescita anche attraverso interventi di rimboschimento mirati, in modo da favorire lo sviluppo di popolamenti resilienti, cercando di creare boschi diversificati, adatti al clima futuro e meno vulnerabili ai disturbi. Infine, sensibilizziamo l'opinione pubblica sulla problematica ambientale e sui rischi che essa può generare, soprattutto per quanto riguarda l'attività escursionistica”.

Non solo rimboschimenti

È chiaro tuttavia che non sarà possibile rimboschire tutta la superficie colpita dalla tempesta e dall’insetto.

 

“Nei primi mesi dopo la Tempesta Vaia, valutata l'entità del danno, si è provveduto a potenziare il sistema produttivo vivaistico provinciale, anche mediante accordi con vivai nazionali e austriaci”, spiega Manica. “Da una prima stima si pensa che si potrà intervenire attivamente con il recupero del materiale legnoso su circa l'80% delle aree forestali demaniali colpite da Vaia e poi dal bostrico, mentre gli interventi di rimboschimento potranno essere possibili solamente in una parte delle aree”.

 

I vivai demaniali di San Giorgio e Casteller sono quelli deputati alla produzione del materiale vivaistico necessario per i rimboschimenti, con una produzione annua di circa 375.000 piantine. “L'obiettivo dei nostri rimboschimenti”, spiega Manica, “è quello di intervenire sulle aree con le maggiori criticità, considerando prioritarie le funzioni idrogeologiche, protettive ed in specifici casi turistico-ricreative. Si è cercato di intervenire velocemente soprattutto nelle zone dove sono presenti le più importanti infrastrutture di pubblico interesse”.  

 

L’Agenzia sta sperimentando più tipologie di rimboschimento, attuando anche diverse tecniche di difesa per la protezione delle piante dal morso degli ungulati. Nel frattempo, si monitora l'andamento della rinnovazione naturale e l'effetto della concorrenza erbacea nei primi anni dopo l'impianto.

Uno sguardo al futuro

Abbiamo chiesto infine ad Antonio Manica se e come cambierà la selvicoltura nelle foreste demaniali trentine.

 

“Ci saranno sicuramente dei cambiamenti. La tempesta Vaia e poi il bostrico, oltre ad abbattere migliaia di ettari di foresta, hanno alterato la struttura di alcuni popolamenti rimanenti, compromettendola. Nelle aree non colpite si cercherà di prevenire le avversità: diminuendo la vulnerabilità di compagini stravecchie o agendo su altri parametri selvicolturali che le rendono meno resistenti. In altre parole, intere superfici vedranno solo interventi mirati ad assicurare la rinnovazione e la stabilità del bosco”.

 

Nelle aree in cui si è scelto di rimboschire, gli interventi sono mirati alla creazione di popolamenti il più possibile misti, utilizzando diverse specie tipiche dell'ambiente alpino, con l’obiettivo di sviluppare boschi strutturati e resilienti agli stress naturali e ai cambiamenti climatici. Nelle rimanenti aree demaniali nordorientali la scelta, in collaborazione con il Parco naturale Paneveggio - Pale di San Martino, è stata invece di privilegiare la rinnovazione naturale come principale metodo di ricostituzione forestale.

 

Si affida all'evoluzione naturale il processo di ricrescita del bosco, in modo da sfruttare l'adattamento spontaneo alle condizioni ecologiche locali dei nuovi individui arborei e la formazione di boschi con una maggiore diversità strutturale e compositiva, in termini di specie, età e distribuzione”, spiega Manica, “elementi che consideriamo chiave per aumentare la resistenza agli eventi meteorologici estremi, la tolleranza agli stress idrici o termici e la capacità di contenere la diffusione di fitopatogeni e insetti dannosi, come il bostrico”.

 

“Di particolare rilievo è il monitoraggio sulle dinamiche della rinnovazione”, chiosa il dirigente, “in particolare, l'area di Paneveggio è oggetto di approfonditi studi da decenni: dall'esito delle osservazioni si individueranno le aree dove sono necessari interventi intensivi e/o artificiali per assicurare il futuro delle nostre foreste”.

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