Cosa rivelano i "larici con la barba"? Sicuramente aiutano a capire la qualità dell'aria

In autunno sulle Alpi siamo tutti ammirati dallo spettacolo dei larici che si vestono d'oro. Ma senza le foglie, questi alberi mostrano ancora di più delle strane "barbe" che crescono su tronco e rami: di cosa si tratta?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Tra tutte le conifere dell'arco alpino, il larice è l’unico a compiere una magnifica metamorfosi stagionale. Mentre gli abeti, rossi o bianchi, restano sempreverdi e anche il pino cembro mantiene la sua densa chioma scura, il larice evidenzia il passaggio del tempo: si veste d’oro, arrossisce di rame e infine lascia cadere gli aghi, creando un tappeto rossastro su strade e sentieri.
Ma pur spogliandosi di tutti gli aghi, il larice mantiene spesso un suo “cappottino” personale: sul tronco e sui rami, infatti, si possono osservare degli strani elementi penzolanti che ricoprono la corteccia, dando all'albero un aspetto “barbuto”. Si tratta di licheni epifiti, chiamati poeticamente “barba del bosco”.

Ma se pensate che questi licheni siano infestanti e soprattutto parassiti, vi sbagliate: i licheni sono infatti organismi simbiotici formati da un fungo che vive assieme a un’alga verde e/o a un cianobatterio. Insieme formano un organismo nuovo, capace di vivere dove né l’uno né l’altro riuscirebbero da soli. Il fungo costruisce l’impalcatura del lichene: trattiene l’acqua, protegge dall’eccessiva luce e dagli sbalzi di temperatura. L’alga o il cianobatterio, invece, grazie alla fotosintesi, producono il nutrimento necessario per entrambi. Il lichene, quindi, è una piccola “alleanza ecologica” che racconta come nella natura anche la cooperazione sia una forma di sopravvivenza.
Per questo, anche se i licheni in alcuni boschi avvolgono completamente i rami superiori dei larici, non danneggiano affatto l’albero ospite: sfruttano semplicemente la superficie della corteccia come “supporto” per vivere. Essi infatti possono colonizzare tante superfici, comprese rocce, suolo o legno morto.
Fra i licheni che possiamo trovare nei lariceti spiccano proprio i “barba di bosco”: si tratta di organismi appartenenti per lo più al genere Usnea di tipo fruticoso, cioè a forma cespugliosa e pendente, con colori che virano dal grigio al verde, fino talvolta ad un giallo intenso. Il nome comune deriva proprio dell'incredibile somiglianza con una lunga barba che, invece di ornare un volto umano, abbellisce i larici e qualche volta anche gli abeti d’alta quota.

Anche in Germania questi licheni prendono il nome comune di “Baumbart” - traducibile in “barba di albero” - e lo stesso vale per l'inglese “Treebeard” (che gli appassionati del Signore degli Anelli riconosceranno come il capo degli Ent, gli antichi alberi parlanti).
Questi organismi così affascinanti conservano anche un’altra importante peculiarità: sono ottimi “bioindicatori” dell'aria. I licheni, infatti, prediligono ambienti con aria pulita, essendo molto sensibili all’inquinamento atmosferico, in particolare ai composti solforati. Inoltre, questa loro conformazione filamentosa fornisce anche un microhabitat per piccoli invertebrati, che vi trovano rifugio e nutrimento.

In un bosco di larici che si appresta a superare l'inverno lasciando cadere milioni di aghi d’oro e di rame, la barba filiforme che ondeggia sui rami spogli racconta non solo del tempo che passa, ma anche di un’alleanza vitale, dell’aria pura che è ancora possibile respirare e delle complesse dinamiche di un peculiare ecosistema.
I licheni, anche se somiglianti ad affascinanti barbe umane, non sono vezzi decorativi degli alberi, ma testimoni viventi di un ambiente sano e prezioso.













