Cos'è lo zero termico e perché si alza sempre di più? Un "ingrediente segreto" ci dà la risposta

Siamo solo all’inizio dell’estate, eppure lo zero termico è già previsto oltre i 5000 metri di quota. Nei prossimi giorni tutti i ghiacciai dell’arco alpino, compresi quelli a più alta quota, andranno in fusione, trasformando le Alpi in montagne simili ai massicci tropicali. La lingua del ghiacciaio del Rodano ha perso negli ultimi dieci giorni un metro di ghiaccio, non in termini di lunghezza ovviamente, ma di spessore

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Siamo solo all’inizio dell’estate, eppure lo zero termico è già previsto oltre i 5000 metri di quota. Nei prossimi giorni tutti i ghiacciai dell’arco alpino, compresi quelli a più alta quota, andranno in fusione, trasformando le Alpi in montagne simili ai massicci tropicali. I ghiacciai diventano cubetti di ghiaccio che sgocciolano sul tavolo della cucina. Questa nuova normalità climatica continua a sorprendere o lentamente ci assuefà, rendendoci incapaci di cogliere l’importanza di quanto accade?
Dall’oscurità delle nostre case, magari traendo beneficio dal silenzioso sibilo dell’aria condizionata, leggiamo o ascoltiamo le notizie sul caldo di queste settimane. Arrivano come le onde del mare. Una dopo l’altra, sempre uguali a sé stesse, ipnotiche e capaci di assuefarci rapidamente. Dopo aver contato e osservato 5-10-15 onde, chi continua? Nessuno. Sul mare le onde arrivano di continuo, di estate fa caldo ed è inutile parlarne. Sarà vero?
I numeri che arrivano dai notiziari e dalle previsioni meteorologiche hanno tutte le caratteristiche che dovrebbero produrre in noi una sorpresa, o meglio, uno sgomento. Di certo questa fase della precoce estate 2025 ha poco di ordinario e non è un caso se si stanno scomodando tanti paragoni con la lontana estate 2003, o con la ancora peggiore estate 2022. E c’è un numerino che più degli altri dovrebbe attirare la nostra attenzione: la quota dello zero termico, che nel territorio alpino è prevista schizzare in alto nella troposfera, fino a superare i cinque chilometri di quota.
Cinque chilometri sono parecchi, per percorrerli a piedi ci si impiega almeno un’ora senza concedersi soste. In questo periodo dell’anno, gli esordi dell’estate in effetti, una quota più consona per questa variabile meteorologica sarebbe tra i 3000 e i 4000 metri. Immaginando 3500 metri, significherebbe camminare 45 minuti invece che un’ora abbondante. Non una differenza trascurabile.
Vent’anni fa, quando le previsioni parlavano di giornate sopra i 35°C, le notizie meteorologiche raggiungevano le prime pagine dei quotidiani. A distanza di due decenni scarsi nella nostra testa temperature di 33-34-35°C sono diventate la “tipica estate italiana/mediterranea” e iniziamo seriamente a preoccuparci solo quando la colonnina di mercurio sfiora i 40°C. I nostri bisnonni temperature simili non hanno mai saputo cosa significassero, o perlomeno non le hanno mai elaborate come la norma climatica di riferimento.
Lo stesso sta accadendo con la quota dello zero termico. Dal 2022 c’è sempre stato un periodo dell’estate che ha visto la variabile superare i 5000 metri, anche più volte nella stessa estate a dire il vero. Prima di allora raggiungere tali valori era qualcosa di eccezionale, che capitava con un periodo di ritorno di diversi anni. Ora lo zero termico a 5000 metri è un nuovo elemento della climatologia mediterranea e alpina. Il record italiano attuale, ricordiamolo, è stato registrato il 22 agosto 2023: 5328 metri.
Ma perché questo zero termico è così importante, specie nei territori montani? Bè in parole semplici lo zero termico è la quota a cui l’atmosfera presenta una temperatura di 0°C. L’atmosfera è strutturata in modo tale che normalmente più si sale di quota, minore è la temperatura. Il gradiente medio standard è di 6.5°C persi per ogni chilometro di quota guadagnato. Assumendo una temperatura al suolo di 20°, possiamo quindi immaginare che la quota dello zero termico si posizioni a poco più di 3000 metri. Certo se la temperatura al livello del mare schizza fino a sfiorare i 40°C ecco che lo zero termico si impenna, superando i 5000 metri.
Oltre a questa caratteristica media dell’atmosfera (il gradiente standard), bisogna però anche considerare altri fattori in grado di influenzare lo zero termico. Ad esempio l’origine della massa d’aria e la sua struttura. Ci sono masse poco stratificate e uniformi, caratterizzate da gradienti più bassi di quello standard. E poi vi sono dei fattori dinamici, legati ai movimenti verticali dell’aria. Essi giocano un ruolo importante. Quando domina l’alta pressione l’aria è come schiacciata verso il basso da una mano che preme. Questo contribuisce a scaldare l’atmosfera, soprattutto in quota. Magari ricorderete che un gas sottoposto a forte pressione si comprime e allo stesso tempo si scalda. Ecco in questi giorni sta succedendo proprio questo.
Quando queste condizioni si verificano insieme - alta temperatura, alta pressione e massa d’aria omogenea -, abbiamo gli ingredienti perfetti per raggiungere alte quote dello zero termico. Se aggiungiamo un "ingrediente segreto" alla ricetta potremo fare qualcosa di ancora più eccezionale: infrangere i record e avere un primato nuovo fiammante. L’ingrediente segreto è lui, il cambiamento climatico, il quale fornisce, anno dopo anno, quei centesimi di grado in più necessari per spingere lo zero più su di qualche decina di metri.
Mi occupo soprattutto di ghiacciai. Quando arrivano queste notizie non posso certo mostrarmi particolarmente allegro. Se lo zero termico sul territorio alpino supera i 5000 metri, questo significa che in quel momento non esiste nemmeno un singolo ghiacciaio sulle Alpi che non sia in fusione, di giorno come di notte.
Normalmente (o meglio, secondo la vecchia e perduta normalità) i ghiacciai alpini in estate fondono di giorno e rigelano di notte, ritrovando solidità. Non solo, alle quote più alte non avrebbero mai dovuto andare in fusione, se non in occasione di brevi e sporadici eventi dalla durata di poche ore. Ora non è più così per periodi sempre lunghi e i ghiacciai si indeboliscono per intere settimane senza tregua, anche alle massime quote. Le Alpi non sono più montagne per ghiacciai e questo non è qualcosa che riguarderà il clima del futuro, è un fatto del clima attuale in cui ci troviamo immersi.
Per usare una metafora ben congegnata da un amico e collega (Riccardo Scotti del Servizio Glaciologico Lombardo): quando lo zero termico supera la quota delle massime elevazioni alpine è come se tutti i ghiacciai di queste montagne si trasformassero in cubetti di ghiaccio tirati fuori dal freezer e lasciati a sgocciolare sul tavolo della cucina. Cubetti di ghiaccio che scompaiono, questo sono i ghiacciai alpini.

Dalla Svizzera arrivano notizie che vanno in questa direzione. La lingua del ghiacciaio del Rodano ha perso negli ultimi dieci giorni un metro di ghiaccio, non in termini di lunghezza ovviamente, ma di spessore (dati da VAW-Glaciology).
Certo non possiamo fare molto per salvare la situazione del presente, ma sicuramente c’è margine per lavorare sul futuro e soprattutto per spiegare per bene cosa stia succedendo e per quale motivo. Ribadire e sottolineare che ciò che accade in questi giorni ai ghiacciai è causa diretta della perturbazione che abbiamo prodotto nella composizione dell’atmosfera dovrebbe essere la normalità, ma purtroppo non mi pare sia davvero così.













