È il momento dei funghi chiodini, ma attenzione a non confonderli con una specie letale: "Una trappola per l’occhio inesperto o distratto"

"Per chi frequenta il bosco da anni può sembrare banale, ma per chi non ha mai visto un’Amanita phalloides o un chiodino scolorito dalla pioggia, la differenza non è affatto così evidente a prima vista. È proprio la troppa sicurezza, spesso, a rendere pericoloso ciò che si crede di conoscere". L'invito alla prudenza del micologo e divulgatore scientifico Nicolò Oppicelli

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La stagione dei chiodini (nome scientifico Armillaria mellea) in alcune zone è già iniziata da una decina di giorni. Si tratta di una delle specie più conosciute tra gli appassionati di funghi ma, approcciandosi alla raccolta, è bene prestare particolare attenzione: i chiodini infatti condividono l'habitat con una specie letale (Amanita phalloides), comunemente diffusa nei boschi italiani.
Anche se le due specie di funghi presentano caratteristiche che le rendono facilmente distinguibili, un occhio poco attento potrebbe erroneamente confonderle. Per evitare di cadere nella trappola del fungo mortale, il noto micologo, divulgatore scientifico e guida naturalistica Nicolò Oppicelli ha pubblicato sulla sua pagina facebook un post con una foto emblematica, che mostra le due tipologie di funghi affiancate, invitando a non sottovalutare il pericolo.
"Questa immagine rappresenta un invito alla riflessione, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al bosco e al mondo della raccolta dei funghi. La possibilità di confondere specie commestibili con specie velenose è concreta, subdola, e spesso sottovalutata. Nel dettaglio, osserviamo una crescita di Armillaria mellea, i comuni chiodini, affiancata - nello stesso habitat, nello stesso scatto dell’amico Adriano Camoli - dalla letale Amanita phalloides" scrive l'esperto, che collabora anche con Geo, la seguitissima trasmissione televisiva di Rai Tre.
La convivenza tra chiodini e amanita falloide è "tutt’altro che rara - prosegue Oppicelli -; può verificarsi anche in contesti urbani o lungo sentieri frequentati e rischia di diventare una trappola per l’occhio inesperto o distratto. Pur in presenza di marcate differenze morfologiche, è comprensibile come un raccoglitore alle prime armi possa cadere in errore: il colore simile, l’habitat condiviso, la fretta o il desiderio di portare a casa un raccolto possono ingannare".
"Ecco perché la prudenza non è mai troppa. Studio, osservazione attenta e capacità di approfondimento restano le migliori alleate per chi esplora il mondo dei funghi, soprattutto nelle prime esperienze. Ogni raccolta è un atto di responsabilità: verso sé stessi, verso l’ambiente, verso chi ci sta accanto", sottolinea il micologo.
"A volte si tende a giudicare in fretta, ma l’immagine non vuole stupire: vuole far riflettere. Per chi frequenta il bosco da anni può sembrare banale, ma per chi non ha mai visto un’Amanita phalloides o un chiodino scolorito dalla pioggia, la differenza non è affatto così evidente a prima vista. È proprio la troppa sicurezza, spesso, a rendere pericoloso ciò che si crede di conoscere".
Nicolò Oppicelli è micologo, giornalista, autore, divulgatore scientifico e guida naturalistica. Membro del direttivo dell'Associazione Micologica Bresadola (Amb), si dedica a raccontare "il Regno dei Funghi con rigore, passione e parole semplici, per trasmettere poesia e rispetto".
Andare a funghi è una pratica appassionante ma non va assolutamente improvvisata, come riportavamo nel vademecum dedicato all'argomento, che contiene una serie di consigli utili a cura della micologa Monica Fontanari, vicepresidente nazionale dell'Associazione Micologica Bresadola. Durante la raccolta, vanno prelevati solo i funghi riconosciuti con certezza, rivolgendosi al servizio micologico dell’Asl in caso di dubbi.
In copertina, a sinistra, fotografia di Adriano Camoli, tratta dalla pagina di Nicolò Oppicelli













