Eolico sui crinali di Londa: se Parco Foreste Casentinesi privilegia "la tutela e conservazione dell'ambiente e del paesaggio", per il Comune questi progetti "permettono di dare respiro alle casse"

In queste settimane è stato presentato un progetto eolico sui crinali di Londa (FI) che prevede l'installazione di 5 turbine da 5MW, ognuna con un'altezza media di 200metri. Oltre le posizioni del Parco e del Comune, resta l'incognita del DL "Aree idonee" che, se approvato, bloccherebbe il progetto e, de facto, quasi tutto il resto dei progetti rinnovabili sul territorio italiano. La centrale, se realizzata, arriverà a produrre 80 GWh/anno, coprendo la domanda energetica di oltre 25000 famiglie e potrà ridurre le emissioni del mix energetico nazionale di 40000 ton/anno di CO2

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Sebbene il discorso sulle rinnovabili e sulla crisi climatica sia stato annacquato negli ultimi mesi, i target di installazione restano ancora validi e sono oggetto di discussione nelle varie regioni italiane. Hergo Renewables, azienda controllata al 65% dal colosso petrolifero Eni, ha presentato un progetto eolico sui crinali del Comune di Londa (FI) che prevede la realizzazione di 6 turbine da 5MW ciascuna con un’altezza complessiva di 200 metri. Il progetto, se realizzato, arriverà a produrre 80 GWh/anno, coprendo la domanda energetica di oltre 25000 famiglie e potrà ridurre le emissioni del mix energetico nazionale di 40000 ton/anno di CO2 mitigando così le emissioni nazionali che, tramite gli eventi estremi, stanno mettendo a dura prova le comunità montani e la gestione delle aree naturali.
Il punto del Parco Nazionale Foreste Casentinesi
Tramite le proprie pagine social, la Presidente del Parco Claudia Mazzoli ha portato all’attenzione del Consiglio Direttivo dell’Ente una valutazione in merito il possibile impatto del progetto sull’ecosistema del Parco. Come si legge dal comunicato, "Il Consiglio Direttivo del Parco ha ritenuto di considerare la realizzazione di un parco eolico, seppur realizzato al di fuori del perimetro dell’Area protetta ma nelle sue immediate vicinanze, non coerente alle finalità di tutela e valorizzazione ambientale degli aspetti ecologici, ambientali, paesaggistici e socioeconomici del Parco".
Secondo l’Ente Parco, "la posizione espressa dai Consiglieri non è di contrarietà alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili necessari per la transizione energetica, ma di prevalenza, nel caso specifico, del favore verso la tutela e conservazione dell’ambiente e del paesaggio del Parco e delle aree limitrofe quale risorsa primaria da tutelare nell’interesse e a beneficio di tutti e che pertanto necessita di essere salvaguardata da modifiche permanenti ed irreversibili del territorio che possono interferire ed intaccarne il valore. Si ritiene altresì che tale salvaguardia debba essere definita attraverso una legislazione nazionale e regionale specifica di contemperamento di interessi pubblici", anche in vista di un ampliamento dei confini del Parco al fine di supportare la Strategia nazionale per la biodiversità al 2030.
L’ente parco fa anche riferimento positivo al DL "Aree idonee" che, de facto, blocca l’installazione e la produzione di energia rinnovabile su tutto il territorio nazionale: "Accogliamo pertanto con favore il DL 175 del 21 novembre 2025 che vieta alle Regioni di qualificare come idonee, allo scopo di bilanciare le esigenze di tutela dell'ambiente con quelle di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico, le aree ricomprese nel perimetro dei beni (come i Parchi Nazionali) sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio nonchè quelle incluse in una fascia di rispetto di tre chilometri, nel caso di impianti eolici, e di cinquecento metri, nel caso di impianti fotovoltaici, dal perimetro dei beni medesimi, né identificare aree idonee ove le caratteristiche degli impianti da realizzare siano in contrasto con le norme di attuazione previste dai Piani Paesaggistici".

Un progetto utile al territorio e al clima
Di diverso avviso sono Gaia Pedrolli (Ecolobby) e Grazia Galli (associazione Progetto Firenze) che attraverso le pagine di greenreport.it hanno portato un punto di vista diverso da quello della pura conservazione ambientale. Secondo Pedrolli e Galli, "L’eolico è essenziale per la transizione perché complementare al solare fotovoltaico, l’altra rinnovabile intermittente: spesso l’eolico spinge quando il sole non c’è e le due fonti si compensano a vicenda, insieme a sistemi di accumulo a breve e lungo termine, riuscendo così a stabilizzare la produzione e la rete elettrica" mentre la scelta dei crinali toscani è legata puramente ad una questione di produttività: "basta guardare l'atlante eolico per rendersi conto che sui crinali di alcune aree il potenziale produttivo dell'eolico, soprattutto per impianti di grosse dimensioni, raggiunge valori elevati, comparabili con quello offshore, ma con costi decisamente più contenuti" come si spiegava anche in un articolo su L'AltraMontagna.
La discussione sull’eolico, vittima della polarizzazione che si è creata attorno all’argomento, deve essere valutata in ogni suo aspetto: oltre quello ambientale bisogna considerare anche l’impatto del ciclo di vita dell’impianto (il LCA dell'eolico è molto minore rispetto ai grandi impianti a gas naturale o petrolio che alimentano ancora il mix energetico italiano) e l’impatto sulle economie dei territori. Come argomentano Pedrolli e Galli, "l'impatto paesaggistico il vero spauracchio di questo e di tutti i progetti eolici, e infatti l'azienda ha presentato una ricca documentazione su come si vedrebbe l'impianto da vari punti di vista, sia vicini che più lontani. Sull'impatto paesaggistico in quanto tale si può dire poco: c'è chi vede le famigerate pale eoliche come mostri intollerabili, chi le considera presenze accettabili nel panorama. Su questo molto può fare la progettazione: a tale proposito impianti come questo, con pochi elementi grandi, ben distanziati e ben inseriti, sono sicuramente da preferire a quelli con tante pale tutte vicine che monopolizzato la vista, che creano il cosiddetto effetto puntaspilli, effettivamente molto spiacevole".
Infine, le ricadute sul territorio: per legge non possono superare il 3% dei proventi derivanti dalla produzione di energia elettrica prodotta ma, come ricordato dal Sindaco di Londa Tommaso Cuoretti, "permettono di dare respiro alle casse del Comune, che certo non sono use a ricevere grosse risorse dallo Stato, realizzando alcune opere che altrimenti sarebbe stato difficile finanziare". La percentuale dei ricavati resta estremamente bassa e obbliga i piccoli comuni ad un ricatto senza la possibilità di contrattare le compensazioni economiche dei grandi impianti eolici.
Se il DL "Aree idonee" dovesse essere approvato senza modifiche, l'impianto di Londa non sarà realizzabile a causa dei vincoli imposti dalla legge sui beni paesaggistici e culturali.













