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Ambiente | 28 marzo 2025 | 13:00

"Guardo i miei quattro figli crescere con la mia passione: impossibile avere rimpianti", dalle viti di nonno Ettore alle api, storia di Albino Tait

Dalle viti e i meli del padre alla passione che cresce nei (giovani) figli. La storia di Albino Tait è quella di un agricoltore e apicoltore tenace: "Le difficoltà non mi hanno mai abbattuto ma insegnato che per avere successo bisogna fare squadra. Guardo al passato senza rimpianti e al futuro con grande ottimismo: sono esattamente dove vorrei essere"

scritto da Redazione
Festival AltraMontagna

"Ci vuole coraggio ma soprattutto una bella dose di incoscienza per fare questo lavoro, ma ne vale la pena". Albino Tait guarda ai suoi 25 anni da apicoltore senza alcun rimorso: "Ho scelto di allevare api per passione. E questa, fortunatamente, non mi ha mai abbandonato, nonostante le difficoltà".

Quella di Tait nasce come azienda agricola, testimone ereditato dal papà, Ettore, che aveva scelto la Piana Rotaliana per coltivare, con tenacia, viti e meli: "Da tempo porto avanti il lavoro di mio padre, che oggi purtroppo non c'è più, mettendo tutto me stesso in ciò che faccio. Una passione che pare essersi 'insinuata' anche nei miei 4 figli, che mi seguono ogni volta che possono e che, soprattutto, sono pazienti e comprensivi nei miei confronti: purtroppo il tempo libero che mi resta non è molto". 

 

Il racconto dell'agricoltore e apicoltore a L'Altramontagna è quello di un uomo che ha deciso di dedicare tutta la propria esistenza alla terra e a dei "preziosi insetti", le api mellifere, "che hanno davvero tanto da dare". L'attività di allevamento ha avuto inizio nel 2000: "L'idea di diventare apicoltore mi stuzzicava e mi incuriosiva, così ho deciso di provare".

 

Un tentativo che si è trasformato ben presto in un'attività organizzata nei minimi dettagli, che negli anni ha visto nascere un piccolo laboratorio per la smielatura ed un negozio aziendale per la vendita dei prodotti: "Mentre io mi occupo delle colture e delle api, mia moglie, Yvonne Simoi, si divide fra il laboratorio e il negozietto (che apre in accordo con i titolari su appuntamento ndr), in cui spiega e accompagna gli avventori in un viaggio alla scoperta del miele", prosegue Tait.

"Non tutti i mieli sono uguali: questo prodotto è un mondo a sé, tutto da scoprire - aggiunge -. Molti arrivano da noi e quando vedono, ad esempio, il miele cristallizzato credono che la cristallizzazione sia sinonimo di 'vecchio', invece si tratta di un processo naturale, sinonimo di genuinità. Spiegare tutti i segreti del miele diventa quindi fondamentale per accompagnare i consumatori nella scelta di quello adatto a loro". 

 

Fra meleti, vigne e arnie c'è sempre un gran daffare e a Tait non resta che ottimizzare al meglio il tempo che ha a disposizione, per cercare di dedicarne abbastanza ad ognuna delle sue attività: "Sfrutto ogni minuto, domeniche comprese - confessa -. Questo significa che purtroppo per la famiglia di tempo ne resta poco, ma i miei figli non soltanto mi capiscono, ma stanno ereditando la mia passione e mi seguono con la volontà di imparare il mestiere del papà". 

 

Negli ultimi anni coltivare e allevare api mellifere è però diventato sempre più difficile, non soltanto a causa degli importanti rincari sulle materie prime, ma anche di un clima che sta (preoccupantemente) cambiando: "Non abbiamo grandi certezze né in quanto agricoltori né in quando apicoltori - fa notare -. La produzione di miele ha avuto diverse annate da dimenticare, come quella del 2024 o del 2019, per citarne solo un paio. Tutto dipende dal tempo e siamo consapevoli che alcune produzioni possono essere pari a zero se il meteo non è clemente". 

Le api di Tait vengono spostate in diverse zone, producendo mieli differenti: "Mentre in inverno se ne stanno fra le viti, a Mezzocorona, in primavera le mie api si spostano dalla Val di Non alla Valsugana e ancora da Zambana a Fai della Paganella, producendo mieli che spaziano da quello di melo al tarassaco, dall'acacia (nelle annate buone ndr) al millefiori di castagno, fino alla melata di bosco".

 

Così, spostandosi dai prati ai meleti, le api svolgono un duplice lavoro: non soltanto impollinano i fiori, ma contribuiscono ad intrecciare le attività di Tait, offrendo di rimando un prezioso insegnamento. "Le difficoltà degli ultimi anni, riscontrabili in tutti i settori, mi hanno insegnato che c'è un solo modo per resistere e avere successo: fare squadra. Agricoltori e apicoltori, ma non solo, devono imparare a lavorare insieme e ad aiutarsi, affinché si possa migliorare, ma soprattutto superare le criticità. Fare entrambi i mestieri mi ha fatto capire quanto sia importante la collaborazione fra settori". 

 

E conclude: "Guardo al passato senza rimpianti e al futuro con grande ottimismo. Non potrei immaginarmi altrove. Sono sicuro che, se impareremo ad aiutarci e a collaborare, potremo superare qualsiasi problema: per aiutare i piccoli produttori ma soprattutto un Pianeta che, oggi più che mai, ha bisogno di azioni concrete".

il brand
Melixa

Nata a Trento come una startup, Melixa si pone l’obiettivo di essere un partner di eccellenza degli apicoltori e dei centri di ricerca che studiano il benessere delle api, offrendo strumenti di monitoraggio da remoto che permettono il miglioramento nella gestione degli apiari e delle condizioni delle colonie di api. Melixa si prende cura dell’ambiente e della biodiversità offrendo una tecnologia innovativa, che consente di monitorare e migliorare la gestione del suolo e la relazione tra l'apicoltura e le colture agricole.

 

Qui per approfondire: https://www.melixa.it

Facebook Melixa (@melixa.srl)

Instagram photos and videos 

https://www.linkedin.com/company/melixa

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