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Ambiente | 12 aprile 2025 | 06:00

Inizia la stagione delle processionarie, attenzione alle larve urticanti: come riconoscerle, evitare il contatto e agire in caso di sintomi

Camminando o pedalando nei boschi in questa stagione è facile osservare le file ordinate delle processionarie. Oltre a quella più nota dei pini, è importante non sottovalutare la processionaria delle querce. Alcuni consigli dai nostri due forestali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Mentre arrancavo su una ripidissima salita fissando la ruota anteriore della mia gravel, ieri pomeriggio ho notato a terra delle strisce pelose. Mi trovavo lungo una strada bianca immersa nel bosco e sterzando ripetutamente a destra e sinistra per evitare quelle “processioni” ho ripensato all’esame di entomologia forestale.

 

Mi sono chiesto allora: “Ma quante persone conoscono davvero questi lepidotteri e i rischi correlati alla nostra salute dati dalla loro presenza?”

 

La processionaria dei pini è molto nota e ben visibile, con i suoi nidi bianchi e lanugginosi che spiccano nel verde delle sempreverdi conifere, ma quella delle querce è molto più subdola, anche se altrettanto pericolosa. Forse, mi sono risposto mentre con un brutale sforzo d’equilibrio evitavo di rovinare a terra entrando così a contatto con quelle larve, è importante un approfondimento, di quelli che escono bene solo se si coinvolge anche la nostra ForestPaola


Processionaria delle querce su un tronco. Foto: Henry Kuppen - Forest Research

Ma se vi dicessi che le “vere processionarie” non sono quelle del pino ma quelle della quercia?

 

Che prove ho per dimostrarlo? Ebbene, il nostro botanico di fiducia, Linneo, ha dato a questa specie il nome scientifico di Thaumetopoea processionea mentre la processionaria del pino, di cui tutti parlano, si chiama Thaumetopoea pityocampaE allora raccontiamo qualcosa di questo lepidottero, più piccolo ma decisamente più aggressivo del “cugino”.


Nido di processionaria del pino. Foto: Luana Giordano, Laboratorio Servizio Fitosanitario Regione Lombardia

La processionaria delle querce è facile da riconoscere: primo perché attacca solo il genere Quercus (e tutti noi sappiamo riconoscere una quercia da un pino, vero!?) poi perché anche se assomiglia nella fase adulta e in quella larvale alla processionaria del pino… ha abitudini differenti.

 

Le uova, invece che essere deposte sugli aghi (che ovviamente la quercia non ha!), vengono posizionate sulla corteccia delle querce, riunite a gruppi di circa 200-300 elementi, possibilmente sul lato meridionale, quello più soleggiato. Sulla corteccia le uova svernano e le larve escono solo a primavera successiva, generalmente in aprile: al primo stadio sono di colore marrone e misurano pochissimi millimetri. Per proteggersi queste piccole larve costruiscono un nuovo nido dove si rifugiano di giorno, mentre (a differenza della processionaria dei pini) si sentono più sicure ad uscire al crepuscolo e di notte, formando una lunga fila, composta anche da 20 individui!


Nido di processionaria delle querce su un ramo. Foto: Henry Kuppen - Forest Research

L’obiettivo è nutrirsi: quindi se all’inizio, quando sono piccole, mangiano le tenere foglioline lasciando le fibrose nervature, quando passano agli stadi larvali successivi, arrivando ad una lunghezza massima di 4 cm e diventando di colore grigiastro, si alimentano di tutta la foglia. È questo il momento peggiore: per le querce, perché siamo ormai giunti a giugno e quindi rischiano una forte defogliazione della chioma, ma anche per noi umani e per i nostri animali domestici.

 

Ricordo ancora bene il mio professore di entomologia forestale dell’università che proprio studiando questa specie ci raccontò come una volta, incautamente, era entrato a contatto con i peli urticanti della processionaria della quercia ed era dovuto andare al pronto soccorso per togliere la fede nuziale a causa di un eccessivo rigonfiamento delle dita!

 

Ma non fatevi prendere dal panico, esistono piccoli accorgimenti per evitare la fine “alla maga Magò” entrando in contatto sia con la processionaria delle querce che con quella dei pini: in primis se passeggiate o pedalate in questa stagione, in un querceto o in una pineta, fate come noi forestali: d’ogni tanto alzate lo sguardo, per osservare chiome e le cortecce, e se trovate i nidi della processionaria tenetevi alla larga! Anche per fare un picnic (o amoreggiare nella natura!) scegliete un luogo adatto, lontano dagli sguardi indiscreti ma anche… da queste larve urticanti.


Larva di processionaria delle querce, con ben evidenti i lunghi peli urticanti. Foto: Sarefo - Wikimedia Commons

Come ha già spiegato Paola, i rischi per la salute umana (ma anche per quella dei nostri animali domestici) sono dati dalle larve. In particolare, a creare problemi sono i peli, molto urticanti, che ricoprono il loro corpo.

 

I disturbi che derivano dal contatto con questi peli possono variare da una dermatite, con forte prurito, a cui possono far seguito nell’arco di 24 ore reazioni cutanee che si manifestano perlopiù sottoforma di papule da puntura da insetto, bolle da orticaria o macchie rosse isolate. Ma la processionaria può causar anche forti congiuntiviti e infiammazione agli occhi, nonché seri problemi alle vie respiratorie causati dall’inalazione dei peli.

 

Come evitare di entrare in contatto con le larve di questi lepidotteri? Innanzitutto, come già sottolineato, non addentrarsi nei boschi colpiti o sostare nelle vicinanze degli alberi infestati. Tenete conto che i peli possono essere trasportati dall’aria fino a una distanza di 200 metri! In primavera, se frequentate zone potenzialmente a rischio, è comunque consigliabile indossare sempre un cappellino e una fascia copri collo. Ovviamente è assolutamente da evitare il contatto diretto con i nidi e le larve, ma anche di toccare le cortecce degli alberi, anche se al momento senza insetti, in una zona con presenza di processionarie. Importante, nella vicinanza di aree colpite, anche evitare di effettuare lavori che possono diffondere nell’aria i peli urticanti che riposano al suolo, come falciare l’erba o rastrellare foglie e/o erba falciata.

 

Oltre alle reazioni cutanee e al forte prurito, i sintomi che possono manifestarsi dal contatto con i peli urticanti della processionaria sono anche starnuti, mal di gola e difficoltà respiratorie. L’ingestione provoca invece salivazione, nausea, vomito e dolori addominali. Quando questi sintomi si manifestano è ovviamente opportuno rivolgersi subito a un medico, ma nel frattempo è consigliabile evitare di grattare le zone colpite per non aumentare prurito e infiammazione, farsi tempestivamente una doccia, cambiare gli abiti sui quali potrebbero ancora essere presenti peli urticanti (maneggiandoli con i guanti!) e lavare questi vestiti ad almeno 60 gradi.

 

Le processionarie stanno incrementando il proprio areale di distribuzione a causa del riscaldamento globale, come dimostrano diversi studi. Questo soprattutto a causa degli inverni miti, che limitano la mortalità degli insetti nella stagione fredda: motivo in più per conoscere meglio questi insetti e prendere le adeguate precauzioni camminando o pedalando, in primavera, nei nostri amati boschi.

 

 

Vi consigliamo due approfondimenti a cura del Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, dedicati alla processionaria dei pini e alla processionaria delle querce

Foto processione in copertina: to.wi - Flickr

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