Inizia l'epoca della distruzione dei ghiacciai, nonostante il loro numero sia aumentato in Italia: erano 774 nel 1960, 903 nel 2015

Ma come? Si parla tanto della scomparsa e del ritiro dei ghiacciai e scopri che invece negli ultimi 50 anni il loro numero è addirittura aumentato? Ebbene sì, ma non si tratta di una bella notizia

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Sulla base del catasto nazionale dei ghiacciai, intorno agli anni 1960 tra le montagne del nostro Paese si annidavano 774 ghiacciai. 773 sulle Alpi e uno, il ghiacciaio del Calderone, incastonato tra le pareti del Gran Sasso. Nel 2015 l’ultimo aggiornamento nazionale del catasto riportava 903 ghiacciai esistenti.
Ma come? Si parla tanto della scomparsa e del ritiro dei ghiacciai e scopri che invece negli ultimi 50 anni il loro numero è addirittura aumentato? Ebbene sì, ma non si tratta di una bella notizia. Il fatto che i ghiacciai siano aumentati di numero dipende dal fatto che molti ghiacciai, specie quelli più estesi, mentre si ritirano tendono a frammentarsi, dividendosi in apparati via via più fragili e minuti. Ecco svelato l’arcano. I ghiacciai sono cresciuti di numero negli ultimi decenni perché sono letteralmente andati in frantumi.
L’epoca della frammentazione sta però rapidamente cedendo il passo a una nuova fase del declino glaciale: stiamo entrando con passo deciso nell’epoca dell’estinzione. Il ghiacciaio di montagna medio - e il discorso non vale solamente per le Alpi - è ormai ridotto ai minimi termini. Piccolo, sporco, ormai praticamente immobile e incapace di conservare neve. Questo l’identikit del ghiacciaio tipico in molte regioni del pianeta. Apparati ridotti a simili condizioni non possono continuare ad arretrare, contrarsi e frammentarsi. Molti di essi hanno ormai una superficie talmente limitata da essere sull’orlo della scomparsa definitiva.
Da pochi giorni è disponibile un articolo pubblicato sulla rivista Nature Climate Change che ha affrontato in modo globale e quantitativo proprio questo argomento. La domanda scientifica a cui ha cercato di rispondere lo studio - guidato da ricercatori e ricercatrici del Politecnico di Zurigo e altre istituzioni di fama mondiale - è semplice e diretta: "Quanti ghiacciai scompariranno nei prossimi decenni sulle montagne della Terra?". Per rispondere alla domanda gli studiosi hanno ovviamente dovuto fare affidamento a modelli di predizione in grado di simulare il comportamento dei ghiacciai in base al clima che dovremo aspettarci nei prossimi anni.
Al fine di rendere la risposta al quesito davvero completa, il modello utilizzato per la predizione ha preso in considerazione diversi scenari, ovvero diverse possibilità di evoluzione del clima nei prossimi decenni. A differenziare i quattro scenari utilizzati è l’aumento di temperatura previsto entro il 2100 rispetto al valore medio preindustriale (ovvero la temperatura media globale osservata nel periodo compreso tra il 1850 e il 1900): +1.5°C (il valore atteso sulla base degli accordi di Parigi del 2015), +2.0°, +2.7°C, +4.0°C.
Per misurare la velocità e l’intensità del processo di scomparsa dei ghiacciai, nel lavoro è stata introdotta una nuova metrica: la velocità di estinzione, intesa come il numero di ghiacciai che scompaiono in un anno su scala mondiale. Gli studiosi hanno preferito concentrarsi su questo indicatore invece che sul numero assoluto di ghiacciai residui seguendo un ragionamento ben preciso. Il numero totale di ghiacciai presenti sul pianeta è una grandezza a cui è associata una incertezza non trascurabile. Fino a quale dimensione un ghiacciaio è ritenuto tale? Come tenere in conto le evidenti differenze glaciologiche e geografiche delle varie province glacializzate del pianeta? Come considerare il diverso livello di conoscenza dei ghiacciai? Se per territori come quello alpino conosciamo nel dettaglio anche l’evoluzione del più piccolo e trascurabile ghiacciaio, per regioni remote e lontane da insediamenti, le cose possono essere completamente diverse.
Per ovviare a tutti questi elementi che inevitabilmente introducono degli errori non completamente controllabili, gli studiosi hanno scelto di concentrarsi non sul numero assoluto dei ghiacciai, ma sulla velocità con cui questo numero varierà nei prossimi decenni in risposta al cambiamento climatico.
Le simulazioni indicano che a prescindere dallo scenario, la velocità di scomparsa dei ghiacciai raggiungerà il suo picco intorno alla meta del secolo. Parliamo del periodo intorno al 2050. Se dal punto di vista delle tempistiche la scelta dello scenario non sembra particolarmente rilevante, il discorso è diverso per la velocità massima di estinzione che potremo raggiungere. Contenendo l’aumento della temperatura a +1.5°C (traguardo sempre meno realistico da raggiungere), il picco di estinzione sarà raggiunto nei primi anni 2040, e toccherà valori di circa 2000 ghiacciai scomparsi ogni anno. Con un aumento di +4°C, il picco raggiungerà circa 4000 ghiacciai scomparsi all’anno intorno all’anno 2055.
Per dare un senso a questo numero possiamo considerare che perdere 4000 ghiacciai all’anno equivale a perdere l’intera popolazione glaciologica delle Alpi in una singola annata. In questi anni, che già percepiamo come estremamente deleteri per i ghiacciai, stiamo perdendo circa 800 ghiacciai all’anno. Immaginate di rendere questo numero 5 volte più grande, quella è la velocità di estinzione che potremmo aspettarci da qui a 30 anni se non saranno implementate serie politiche di mitigazione del cambiamento climatico.
Questi sono i dati globali. Analizzando i risultati regionalmente è possibile apprezzare importanti differenze locali, dovute principalmente alle caratteristiche dei ghiacciai nelle diverse aree glacializzate del pianeta.
Ci sono regioni, come quella europea, dove anche seguendo gli scenari più ottimistici, la perdita di ghiacciai stimata da qui a fine secolo sarà sostanziale. Nello studio è indicato che se la temperatura salirà di +4° entro la fine del secolo, sull’intero arco alpino potrebbe sopravvivere solo una manciata di ghiacciai (circa 20). Se il riscaldamento sarà più contenuto (+1.5°C), la perdita sarà più ridotta ma comunque notevole. Dei circa 3000 ghiacciai oggi esistenti nella regione, nella migliore delle ipotesi potrebbe sopravviverne solo il 13%, questo è il massimo a cui possiamo ambire per i ghiacciai alpini e pirenaici.
In altre regioni la situazione è però meno compromessa. Se consideriamo le zone polari, prendiamo a esempio l’artico russo, con +4°C perderemo "solo" la metà dei ghiacciai, mentre se l’aumento di temperatura sarà ridotto a +1.5°C, al 2100 esisteranno ancora oltre l’80% dei ghiacciai di quella regione.

Lo studio si conclude sottolineando questo aspetto. Dobbiamo sforzarci di vedere il bicchiere mezzo pieno. Quando si leggono questi dati sembra una cosa difficile, ma è importante non lasciarsi abbattere eccessivamente. Questi numeri devono essere un monito e uno stimolo, non una campana che suona a morto.
Sebbene per regioni come quella alpina la salute dei ghiacciai è già irrimediabilmente compromessa, lo stesso non vale per molte altre regioni del pianeta, dove l’estensione dei ghiacciai è anche molto maggiore rispetto alla prospettiva "provinciale" (glaciologicamente parlando) a cui siamo abituati noi abitanti dei territori peri-alpini.
Contenere l’aumento della temperatura anche di un misero 0.1°C, significa salvare "la vita" a migliaia di ghiacciai, riducendo l’impatto prodotto dall’aumento del livello del mare e della gestione della risorsa idrica, sempre più scarsa in tante regioni che si avvicinano alla completa deglacializzazione.













