Le foreste del Mediterraneo in trent'anni sono aumentate del 12%, ma devono affrontare minacce crescenti: colpite da 1.590 incendi all’anno

Le foreste della regione mediterranea si trovano ad affrontare criticità accelerate dai cambiamenti climatici in atto: incendi, ma anche siccità, parassiti e degrado del suolo. È quanto emerge dal "Rapporto sullo stato delle foreste mediterranee 2025", appena pubblicato dalla Fao. Sarà fondamentale incrementare il ripristino, favorendo la cooperazione internazionale

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Le foreste della regione mediterranea, che coprono il 28% circa del territorio e sono aumentate del 12% tra il 1990 e il 2020, si trovano ad affrontare criticità crescenti, accelerate dai cambiamenti climatici in atto: incendi, ma anche siccità, parassiti e degrado del suolo. È quanto emerge dal Rapporto sullo stato delle foreste mediterranee 2025, appena pubblicato dalla Fao.
Se da un lato il documento mette in guardia sulle problematiche più attuali, dall’altro non manca di evidenziare anche tendenze positive, come le opere di ripristino ambientale che hanno interessato circa due milioni di ettari negli ultimi anni, e le principali sfide del prossimo futuro, come la migliore gestione delle foreste urbane e periurbane, che offrono servizi ecosistemici vitali e benefici sociali a una quota sempre crescente di popolazione.
Una gestione forestale attiva e sostenibile è vista come fondamentale dal Rapporto della Fao, ma viene sottolineato che per renderla più efficace occorrono sistemi di monitoraggio integrati e innovativi. È necessario, perciò, rafforzare la raccolta dei dati, sfruttare al massimo le moderne tecnologie e promuovere un’attiva cooperazione tra i Paesi della regione mediterranea. Una collaborazione che non deve però rimanere solo ad alti livelli istituzionali, ma anche coinvolgere le comunità locali.
Affrontare le minacce crescenti
Nel Rapporto Fao è spiegato chiaramente che la regione mediterranea si sta riscaldando più velocemente della media globale, con gravi conseguenze sulle risorse forestali, come l’aumento degli incendi, siccità prolungate, cambiamenti nelle precipitazioni, infestazioni di parassiti e degrado del suolo. Circa il 30% della regione mediterranea è considerata altamente vulnerabile alla desertificazione, mentre parassiti invasivi, introdotti dal commercio e spinti dal cambiamento climatico, danneggiano sempre più le foreste autoctone.
Si ritengono necessarie misure urgenti, come la gestione forestale adattiva, il ripristino delle terre degradate, strategie integrate contro incendi e parassiti e sistemi di allerta precoce, sostenuti da cooperazione regionale e risposte locali.
Gli incendi boschivi, in particolare, sono ritenuti la minaccia più crescente e preoccupante per gli ecosistemi mediterranei, aggravata da cambiamenti climatici e trasformazioni d’uso del suolo. Tra il 2010 e il 2023 si sono registrati in media 1.590 incendi all’anno, con 395.000 ettari bruciati annualmente. In questo scenario, la prevenzione, attraverso pianificazione integrata, la gestione dei combustibili e il coinvolgimento delle comunità sono ritenute azioni cruciali, così come il ripristino post-incendio degli ecosistemi coinvolti. Anche in questo campo specifico una maggiore cooperazione regionale e internazionale, tramite condivisione di dati, risposte congiunte e scambio di conoscenze, è considerata strategica per una gestione efficace degli incendi.
Più slancio al ripristino
Il ripristino forestale e paesaggistico di ecosistemi degradati sta guadagnando terreno in tutto il bacino del Mediterraneo, sostenuto da una forte volontà politica e da buone pratiche suggerite dalla scienza. Tra il 2017 e il 2022 si stima che gli interventi di ripristino da parte dei nove Paesi che hanno sottoscritto l’Impegno di Agadir siano stati attuati su circa due milioni di ettari. Sono però 80 i milioni di ettari potenzialmente meritevoli di ripristino nella regione mediterranea, sui quali occorrerebbe un’azione ancora più incisiva e diffusa.
L’iniziativa “World Restoration Flagship - Restoring Mediterranean Forests”, riconosciuta dal Decennio delle Nazioni Unite sul Ripristino degli Ecosistemi, ha dimostrato che, con la sua esperienza storica e le sue risorse forestali uniche, la regione mediterranea è in una posizione privilegiata per sostenere e ampliare gli sforzi di ripristino a livello globale. Tuttavia, nonostante questa potenzialità e i progressi sopra citati, molti progetti di ripristino mancano tuttavia di visione o finanziamenti a lungo termine, complessità ecologica e monitoraggio adeguati.
Secondo la Fao, per progredire nella direzione ritenuta necessaria la regione mediterranea deve garantire più finanziamenti, integrare i migliori standard nelle politiche nazionali, coinvolgere investitori privati e promuovere pratiche di governance e ripristino guidate dalle comunità locali.
Un ruolo strategico per le foreste urbane e periurbane
Secondo il Rapporto, entro il 2030 la copertura urbana nella regione mediterranea è destinata a crescere del 160%. L’interfaccia urbano-rurale sarà quindi una zona sempre più dinamica, dove avverranno marcati cambiamento di uso del suolo e un’imponente trasformazione demografica.
Proprio per questo, le foreste urbane e periurbane sono ritenute fondamentali: favoriscono inclusione sociale, ricreazione e mezzi di sostentamento alternativi come l’ecoturismo, oltre a regolare il microclima, sequestrare carbonio, ridurre il rischio incendi e conservare la biodiversità.
Una gestione efficace di queste zone di interfaccia richiede però modelli di governance innovativi, che riflettano il contesto socio-ecologico unico di queste aree. Si ritiene perciò necessario il coinvolgendo non solo di attori urbani e periurbani, ma anche rurali nella pianificazione e nella gestione condivisa di questi spazi. Le foreste urbane e periurbane, secondo la Fao, si candidano a trasformarsi in un “ponte tra mondi” (quello cittadino e quello rurale) che sarà strategico per il prossimo futuro.
L’importanza del monitoraggio
Comprendere la complessa relazione tra esseri umani e foreste nell’area mediterranea richiede valutazioni integrate che sappiano unire dati ecologici, economici e sociali. Per questo il Rapporto Fao sottolinea anche la necessità di rafforzare il monitoraggio a lungo termine sugli ecosistemi forestali e di migliorare i sistemi informativi esistenti, anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie. Attualmente, secondo il Rapporto, questi sforzi sono spesso ostacolati da classificazioni incoerenti, metodologie non sempre all’altezza e limitata capacità istituzionale.
Il Rapporto sullo stato delle foreste mediterranee 2025, oltre 150 pagine ricche di dati, considerazioni e casi studio, è un documento d’indirizzo che ogni Governo dovrebbe seriamente prendere in considerazione. Al di là dei discorsi propagandistici di questo o quel leader, il mantenimento del valore ambientale, economico e sociale delle foreste in un contesto di crisi climatica dovrebbe rappresentare una tema prioritario delle agende politiche, a maggior ragione di un’area vulnerabile come quella mediterranea.












