Le opere per la centralina di Baita Adamè devono essere demolite. Tutela naturale e sviluppo umano possono coesistere all'interno dei vincoli naturalistici

Il progetto di dotare di una centralina idroelettrica la Baita Adamè, nel Parco dell’Adamello, si è scontrato con i vincoli naturalistici dell'area. Le opere eseguite (un bacino artificiale, muri e deviazioni d'acqua non previste e tubazioni non correttamente posate) dovranno essere demolite entro novanta giorni e le aree ripristinate, come da ordinanza comunale. A dare impulso all’azione delle istituzioni è stata la Relazione tecnico-ambientale "Idro Baita Adamè" del Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il comune di Saviore dell’Adamello ha ordinato la demolizione delle opere non autorizzate e non conformi nell’area della centralina idroelettrica a servizio della Baita Adamè (in alta Valle Adamè), con il conseguente ripristino dei luoghi. Il progetto del 2022 di dotare la baita di una centralina idroelettrica (e limitare quindi l'utilizzo di combustibili fossili all'interno della zona Parco) si è scontrato con i vincoli naturalisti dell'area: il progetto ricade nel cuore del Parco dell’Adamello e interessa due siti della rete Natura 2000 - la ZSC “Vallone del Forcel Rosso” e la ZPS “Parco Naturale dell’Adamello”.
A dare impulso all’azione delle istituzioni è stata la Relazione tecnico-ambientale “Idro Baita Adamè” del Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello. Il lavoro di monitoraggio, analisi e informazione pubblica del Comitato ha portato all’attenzione presunte difformità esecutive e criticità rispetto alle tutele vigenti, tra cui la costruzione di muri e deviazioni d'acqua non previste nel torrente, un bacino artificiale in cemento al posto di un invaso naturale e la posa di alcune tubazioni eseguita in modo non conforme.
La committenza e la ditta esecutrice (Associazione Onlus Gruppo Baita Adamè in qualità di committente, Comune di Cedegolo proprietario delle aree, arch. Gabriele Scalvinoni in qualità di direttore lavori e Canti Costruzioni S.r.l. in qualità di impresa esecutrice) avranno novanta giorni per intervenire a proprie spese e dovranno presentare documentazione fotografica a fine lavori; seguirà un sopralluogo di verifica del Comune. Se l’ordine non viene rispettato, oltre alle sanzioni amministrative, le opere e i terreni necessari possono essere acquisiti gratuitamente al patrimonio comunale. La legge consente di chiedere una sanatoria soltanto se quanto realizzato risulta pienamente conforme agli strumenti urbanistici: in caso contrario, le opere devono essere rimosse.

Secondo il Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello, "questa ordinanza offre uno spunto di riflessione significativo, anche alla luce delle recenti proposte di riperimetrazione del Parco dell’Adamello. Dimostra come i vincoli ambientali e paesaggistici (regionali, nazionali ed europei) non siano un limite allo sviluppo umano, ma strumenti di equilibrio e responsabilità che garantiscono una corretta convivenza tra attività umane e tutela della natura."
La vicenda dell' "Idro Baita Adamè" permette di ragionare sulla valutazione dei progetti presentati in aree sottoposte a più livelli di protezione, dove le deroghe sono molto limitate e sull'integrazione delle fonti rinnovabili nel contesto naturale in cui sono proposte. Come nel caso del Lago Bianco, il monitoraggio della cittadinanza è stato cruciale nella tutela delle aree vincolate a livello comunitario. Sempre più spesso l'assenza di controlli da parte degli Enti preposti sfocia in progetti che non rispettano l'habitat in cui sono inseriti, limitando così il valore naturalistico di queste zone per le generazioni future.












