L’ipotesi del cemento sull’ultimo fiume libero d’Europa: "La traversa sul Tagliamento non è un’alternativa alle piene"

Secondo il comitato "Noi Siamo Tagliamento", le opere di sbarramento proposte dalla Regione Friuli Venezia Giulia andrebbero ad impattare l'ultimo grande fiume europeo con un ampio tratto ancora libero. Le opere, previste per mettere in sicurezza gli argini e soprattutto a creare uno sbarramento col fine di mitigazione delle piene centenarie del Tagliamento, sarebbero in contrasto con le soluzioni basate sulla natura adottate in sede europea con la Nature Restoration Law. Nei documenti manca un’analisi sistemica che tenga conto non solo della funzione idraulica del fiume, ma anche dei suoi aspetti biologici, ecologici e sociali. La soluzione politica, anche questa volta, è arrivata senza il dialogo con i territori

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il Tagliamento rappresenta l'ultimo grande fiume europeo con un ampio tratto ancora libero e dinamico nel suo medio corso, un patrimonio naturale di inestimabile valore. In questi mesi Regione Friuli Venezia Giulia sta discutendo la costruzione di due traverse, una a paratie mobili tra Dignano e Spilimbergo e un’altra a Madrisio (le cui caratteristiche non sono ancora state rese note) che secondo molti osservatori appaiono in contrasto con la Nature Restoration Law recentemente approvata in sede europea.
IL PROGETTO DI DIGNANO
Le opere idrauliche previste dovrebbero servire a mettere in sicurezza gli argini e soprattutto a creare uno sbarramento col fine di mitigazione delle piene centenarie del Tagliamento. L’infrastruttura di Dignano sarà collocata a monte del ponte stradale esistente, con una larghezza di 4 metri e un'altezza di circa 20 metri tra le quote +96 m slm dell’alveo e quota +106 m slm del progetto. La traversa sarà lunga 975 m. Le paratie mobili dovrebbero entrare in funzione con eventi di portata superiori a 4.000 m3/s, creando un bacino con capacità massima di circa 29 milioni di m3 che in caso di totale riempimento andrebbe ad allagare alcune aziende agricole esistenti, lo stadio comunale e alcuni fabbricati residenziali nel comune di Spilimbergo.
I CITTADINI SI COMPATTANO CONTRO LE OPERE
Il gruppo “Noi Siamo Tagliamento” si è formato spontaneamente da alcuni cittadini preoccupati dall’impatto delle opere sul proprio territorio e dall’ennesima imposizione di grandi opere senza possibilità di dialogo tra la politica e le comunità che vivono sulle sponde del Tagliamento; queste infatti chiedono di essere messe al corrente e avere voce in capitolo negli interventi di mitigazione del rischio idraulico nel proprio territorio. Il comitato, composto da cittadini ed esperti, critica la scelta dell’opera di Dignano, giudicandola controversa e poco giustificata. Pur ribadendo la netta opposizione a qualsiasi nuovo sbarramento sul fiume, il Comitato sottolinea come una potenziale traversa ubicata nei pressi di Dignano o Pinzano presenti pesanti ricadute ambientali, contraddicendo i principi delle soluzioni basate sulla natura che da sempre sostiene. Il Comitato denuncia la mancanza di una valutazione approfondita delle alternative nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), osservando come le soluzioni proposte si limitino a un approccio puramente idraulico-ingegneristico, senza considerare opzioni più integrate e traversali. Manca infatti un’analisi sistemica che tenga conto non solo della funzione idraulica del fiume, ma anche dei suoi aspetti biologici, ecologici e sociali, nonché delle potenzialità delle soluzioni basate sulla natura. Opere come la manutenzione ordinaria dell’alveo per ridurre i volumi di piena e la realizzazione di opere di laminazione che non andrebbero ad interferire con la dinamica naturale del fiume. Queste soluzioni, se ben progettate, potrebbero offrire una risposta più sostenibile ed efficace al rischio idraulico, preservando al contempo l’ecosistema fluviale.
SOTTOVALUTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
I dubbi sull’efficacia dell’opera si intrecciano con le preoccupazioni legate al cambiamento climatico. Eventi come la tempesta Vaia dell’ottobre 2018 hanno dimostrato che le piene più pericolose dipendono da piogge intense concentrate sui corsi minori a monte, riducendo così l’impatto che eventuali sbarramenti sul Tagliamento potrebbero avere sulla riduzione del rischio a valle. A ciò si aggiunge la mancanza di dati dettagliati sulle portate delle risorgive e sui livelli delle falde durante le piene, informazioni cruciali per una progettazione efficace.
Per le simulazioni idrologiche, inoltre, è stato usato un modello idraulico semplificato, non adatto alla complessità del sistema fluviale.
Sempre secondo “Noi Siamo Tagliamento”, le analisi idrauliche non avrebbero tenuto conto dell’innalzamento del livello del mare né delle mutate dinamiche di formazione delle piene, come quelle osservate nella stagione del 2023. Valutando i dati relativi a tutto il bacino idrografico si nota come negli ultimi vent’anni la formazione delle piene nel bacino del Tagliamento dimostrano come le quote di massima allerta raggiunte nella parte montana del corso non corrispondano, per quantità e valori di portata, alle quote raggiunte nei punti più critici della bassa pianura. Dagli studi sul bacino del Tagliamento emerge che, negli ultimi vent’anni, le esondazioni a Latisana sono state causate soprattutto da precipitazioni intense e concentrate – le cosiddette "bombe d’acqua" – saturando i sistemi di drenaggio, più che da fenomeni fluviali su larga scala su tutto il bacino. Di conseguenza, opere come quella di Dignano rischiano di essere inefficaci nel contrastare i veri fattori di allagamento, lasciando irrisolto il problema.













